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Un fronte per la liberazione delle nazioni e dei popoli dell’Europa meridionale

Un fronte per la liberazione delle nazioni e dei popoli dell’Europa meridionale

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Il cosiddetto “piano di salvataggio” imposto dall’ Eurogruppo alla Grecia, ha messo a nudo davanti ai cittadini ed ai popoli europei la vera natura dell’Unione europea posta al servizio delle banche e sotto l’egemonia del governo tedesco.

Questo episodio di guerra economica e di cospirazione per impedire la volontà sovrana del popolo greco, per destabilizzare il governo greco e ottenere la sua resa è stato, per i suoi metodi ed i suoi risultati, un vero e proprio colpo di stato orchestrato dal centro stesso del potere europeo.

Il sogno di un’Unione europea garante del benessere sociale e della democrazia, che avrebbe superato i conflitti tra gli stati, solidale con i cittadini più umili e le nazioni meno sviluppate, è svanito di fronte alla realtà degli eventi che hanno colpito la Grecia.

La logica neoliberista ad oltranza dei Memorandum imposta dalla Troika, non si è limitata alla Grecia, anche il Portogallo, l’Italia, la Spagna, l’Irlanda, la Francia, ecc. hanno sofferto la brutalità delle politiche di aggiustamento e di austerità che hanno innescato una regressione diffusa dei diritti sociali e del lavoro, l’aumento della disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza, e la crescente delegittimazione delle istituzioni di governo e delle rappresentanze politiche di questi paesi rispetto ai popoli ed ai loro cittadini, la destabilizzazione interna degli Stati che compongono la Ue, l’emergere di nuove tensioni interstatali, ed hanno intensificato l’aggressione imperialista verso i paesi più vicini.

L’architettura della UE è stata progettata per servire gli interessi delle élite e del capitale transnazionale, e contro le classi popolari, senza una politica di redistribuzione fiscale per evitare i potenziali squilibri economici e la prevedibile crisi del debito dei suoi Stati membri.

Anche alcuni dei cosiddetti “padri” dell’Unione europea hanno riconosciuto il “peccato originale” del Trattato di Maastricht e l’errore fatale dell’euro. Infatti, l’introduzione della moneta unica ha esacerbato le disuguaglianze e gli squilibri economici tra gli stati e rafforzato l’egemonia di chi, come la Germania, ha notevolmente beneficiato dalla loro attuazione.

Attualmente l’Unione europea è divisa tra vincitori e vinti.

Le nazioni dell’Europa meridionale sono nel campo di perdenti, destinate ad attuare politiche di aggiustamento e di austerità per i prossimi decenni allo scopo di rimborsare il debito ai creditori, con ciò provocando una spirale di politiche recessive che trasformano quei debiti insolvibili.

I trattati dell’Unione europea, in particolare il “Patto euro plus” e il “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria”, sono diventati strumenti giuridici che sanciscono una relazione di dominio semicoloniale tra i paesi creditori e quelli debitori. La barbara dialettica tra il creditore ed il debitore è stata trasformata in quella tra padrone e schiavo — ciò che abbiamo già visto nella storia riappare in tutta la sua crudezza nel funzionamento dell’Ue.

Questo dominio non si esprime solo nei Memoranda e nei “piani di salvataggio”, ha prodotto la controriforma della Costituzione spagnola all’Art.135, ed ha portato alla caduta di capi di governo per sostituirli con i servi di turno voluti dal “palazzo” della Ue.

L’egemonia delle potenze vincitrici in seno all’UE non sarebbe stata possibile senza la cecità, l’irresponsabilità, la collusione e la corruzione, delle élite economiche e politiche all’interno dell’UE.

Le oligarchie vincenti hanno costruito la loro egemonia non solo attraverso alleanze economiche ed i matrimoni d’interesse con le banche ed i settori esportatori del grande capitale dei diversi paesi europei, hanno costruito la loro egemonia anche con mezzi ideologici e l’imposizione del mito della Ue come crogiuolo di una nuova nazione-potenza garante del progresso, della pace e della democrazia, fuori dalla quale ci sarebbe stata la condanna al sottosviluppo ed alla dipendenza.

Nella costruzione di questo mito l’Euro è stato la chiave di volta, senza la quale l’edificio di interessi e di dominio della presente Ue sarebbe crollato, il che spiega l’aggressività del discorso pseudo-religioso neoliberista imperante quando afferma che per gli stati, fuori dall’euro, non ci sarebbe salvezza.

Nel corso della storia, i popoli, le nazioni, i cittadini, le classi lavoratrici, oppressi dalle potenze imperiali, coloniali, o da governi autoritari e classi sfruttatrici, hanno subito, al fine di ottenere la loro rassegnazione e sottomissione, una narrazione simile; ma essi non si piegarono e si organizzarono per liberarsi dalla schiavitù, dalla tirannia e dal dominio.

Le rivoluzioni democratiche e popolari negli ultimi secoli hanno inciso col ferro e col fuoco una verità: senza sovranità popolare sugli strumenti e le risorse dell’economia, non c’è democrazia.

La Ue esistente è la negazione dei principi della democrazia e della sovranità dei popoli. L’Unione europea delle oligarchie, protetta dal nuovo impero tedesco, non è riformabile dall’interno.

Non rinunceranno ai privilegi accumulati dopo il Trattato di Maastricht e l’introduzione dei benefici acquisti con l’euro.

Nemmeno ascoltano gli avvertimenti del loro “amico americano” e il suo strumento, il Fondo monetario internazionale, i quali temono che la continuazione delle prevalenti politiche economiche, consustanziali alla moneta unica, finiscano per pregiudicare la ripresa economica globale e scatenino o favoriscano una nuova crisi economica internazionale.

Le nazioni ei popoli del Sud Europa, a causa del loro condizione speciale di oppressi a causa del debito, sono chiamati a guidare la rivolta contro l’Ue oppressore, antidemocratica e antisociale, e ad indicare la via per la libertà e la giustizia sociale al resto delle nazioni e dei popoli europei, per costruire nuove relazioni basate sul rispetto reciproco, il patto tra pari e la solidarietà.

L’emancipazione delle nazioni e dei popoli dell’Europa meridionale richiede come precondizione l’uscita dall’euro e una vera indipendenza dall’Unione europea realmente esistente, il ripristino della democrazia e della sovranità popolare, garantendo il diritto di auto-determinazione, quindi l’attuazione di politiche economiche e sociali che permettano di superare la spirale recessiva delle politiche di aggiustamento e di austerità neoliberiste, per promuovere la trasformazione della società.

Ma ogni strategia di emancipazione richiede strumenti organizzativi che la rendano la reale.

Le organizzazioni politiche, gli attivisti sociali ed i partecipanti allo Incontro Internazionale per l’uscita di Euro, riuniti nella città di Barcellona, hanno deciso di convocare il processo costituente di un fronte delle nazioni e dei popoli dell’Europa del Sud, allo scopo di agire insieme ad altri movimenti di paesi della Ue con obiettivi e valori simili, che renda possibile l’uscita dell’Euro e l’emancipazione dalla Ue, lo sganciamento dalla NATO, e per costruire un nuovo progetto di collaborazione e coordinamento tra gli stati, le nazioni e popoli basato sul rispetto reciproco, la collaborazione tra pari e un’effettiva solidarietà.

A partire da adesso svilupperemo il lavoro di preparazione verso un coordinamento permanente, con la massima volontà inclusiva per organizzare il prossimo incontro dove verranno intraprese iniziative concrete per formare il fronte per la liberazione delle nazioni e dei popoli dell’Europa meridionale.

Barcellona 11 ottobre 2015

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews … 2&pg=13024

 

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