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Povera Irlanda, affossata dai banchieri ingordi

Cari amici,

Chi ha detto che i creditori devono sempre avere ragione?

Chi ha inventato questa legge non scritta, secondo cui in ogni caso deve “piovere sul bagnato”?

In Irlanda i banchieri hanno prodotto debiti e li hanno venduti ad altri banchieri di altre nazioni; ossia hanno speculato creando debiti che non avevano alcuna attività sottostante.

Però hanno creato valore finanziario, ed hanno così invogliato lo stato irlandese ad indebitarsi.

Oggi l’ Irlanda è già virtualmente inesigibile; non è in grado di pagare i debiti che oggi sussistono, e, pertanto, non sarà in grado neanche di restituire questi ulteriori miliardi di dollari che l’ UE intende prestare.

Ed è opportuno precisare che i diretti beneficiari di questi soldi sono le banche irlandesi, che l’ UE vuole salvare per non far “saltare” le banche inglesi che hanno investito in titoli irlandesi, le quali (banche inglesi) sono a loro volta impegnate in banche di altri paesi.

Il problema non è, quindi, aiutare lo stato Irlandese, ma bensì si tratta di evitare il cosiddetto “effetto domino”; per questo ci si affanna a far accettare l’ “aiuto” finanziario al governo irlandese.

A pagare il prezzo di questo salvataggio sarà come al solito la povera gente irlandese, che si vedrà aumentare le tasse e diminuire i servizi pubblici.

Questo mercato finanziario ingordo mangia la vita della gente che sopravvive con il proprio lavoro.

Ma questo gioco non potrà durare per sempre, perchè prima o poi gli equilibri finanziari dovranno corrispondere al valore economico sottostante; quando le banche centrali non avranno più la possibilità di stampare soldi, allora i crediti finanziari dovranno per forza essere svalutati per quanto i debitori saranno in grado effettivamente di pagare.

E se i soldi non saranno sufficienti oppure troppo svalutati, allora non ci saranno alternative: Non si pagherà!

Il Sole 24 ore

Durante la notte è arrivata l’indicazione dell’accordo sul piano di salvataggio dell’Irlanda da parte di Unione Europea e Fondo monetario internazionale. Un progetto che prevede, secondo le dichiarazioni di oggi del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker: «uno stanziamento inferiore ai 100 miliardi di euro. Solo a fine mese si saprà la cifra esatta». Che, se fonti diplomatiche, dovrebbe comunque aggirarsi attorno a 90 miliardi di euro.

Il prestito da Londra. Ciò detto, alcuni dettagli sull’entità degli interventi stanno via via saltando fuori. Per esempio, è stato specificato il ruolo che avrà la Gran Bretagna nel progetto : il ministro delle Finanze di Londra, George Osborne, ha affermato che l’Inghilterra «concederà un prestito bilaterale del valore di 7 miliardi di sterline, ossia 8 miliardi di euro». E anche la Svezia é pronta a lanciare un prestito bilaterale da 5 a 10 miliardi di corone (da 530 milioni a 1,06 miliardi di euro) all’Irlanda,
Le indicazioni di massima.
Aiuti che avranno come contro-partita un risparmio di 15 milairdi di euro in quattro anni, con due terzi della manovra rappresentati da tagli sulla spesa pubblica. Il primo ministro Brian Cowen, tra le misure “taglia” debito, preferirà probabilmente ridurre il salario minimo (oggi 8,65 euro l’ora) oltre all’indennità di disoccupazione. Nessun ritocco invece, salvo retromarce dell’ultim’ora sempre possibili, all’aliquota di imposta sulle società (12,5%, meno della metà che in italia) con la quale molte multinazionali sono state invogliate a insediarsi nell’Eire. Francia e Germania, si sa, premevano per correggere quella che ritengono una concorrenza sleale. Il ministro delle finanze francese Christine Lagarde ha oggi confermato i mal di pancia di Parigi di fronte al balzello “drogato”. «Sarei stupita – ha detto Lagarde- se gli irlandesi non utilizzassero lo strumento di un aumento della pressione fiscale per riequilibrare i propri conti pubblici. Una cosa che sarebbe auspicabile in ogni caso». E a Cowen le orecchie devono essere fischiate non poco.
Per adesso, tuttavia, la questione sembra accantonata: governo e opposizione irlandesi hanno fatto quadrato e l’aliquota agevolata non si tocca. «Non è all’ordine del giorno la modifica dell’imposta sulle società», ha insistito il ministro delle finanze Brian Lenihan che non vuole rischiare di assistere all’ esodo delle multinazionali dall’Eire.

La dura reazione della stampa popolare irlandese
Il governo, comunque, non deve aaffrontare solo le critiche esterne. Probeli arrivano anche dall’interno del paese. L’Irlanda ha firmato la sua “resa” all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale, scrive stamane la stampa che preannuncia la caduta imminente del governo, «responsabile del fallimento». «Dopo due settimane di bugie flagranti, il governo va a mendicare a Bruxelles, per un fallimento provocato dai suoi governanti», scrive l’Irish Sun. «Dei burocrati non eletti gestiranno i nostri affari. Ma almeno ci resta una strada: quella di punire coloro che portano la responsabilità di aver distrutto la nostra nazione», scrive il tabloid.

…e dei sindacati
Dura la reazione dei sindacati, che scenderanno in piazza sabato, protestando contro il calo del salario minimo. «L’irlanda – dicono – é già uno dei paesi del mondo a più alta diseguaglianza e non possiamo accettare di veder peggiorare ulteriormente la situazione».

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