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La Mafia e lo Stato, rivali e alleati per il potere

Mafia, il ministro Alfano ai magistrati
«Meno tv, lavorino più in procura»

Il Guardasigilli: «Con meno convegni e senza le luci delle telecamere si arresta qualche latitante in più»

Cari amici,

Spesso mi chiedo chi comanda nel nostro paese, e a pensarci rimango senza parole!

E’ difficile farsi delle opinioni, quando tutti gridano più che possono per farsi ascoltare.

Negli ultimi giorni, specialmente da quando Spatuzza ha iniziato a tirare in ballo Berlusconi e Dell’ Utri nell’ ambito di possibili collusioni tra mafia e potere politico, assisto ad una ripresa inaspettata della lotta a “cosa nostra”.

Gli ultimi arresti eccellenti è ovvio che mi fanno piacere, però il clamore che è stato costruito per glorificare l’ azione del governo nella lotta alla mafia mi sembra un pochettino strumentale.

E’ come se i media stessero costruendo uno schermo su cui riflettere la situazione politica a mio giudizio gravemente compromessa del Presidente del consiglio.

Il ministro Alfano fa ciò che è possibile per tenere i magistrati “alla catena” in modo che si astengano dal criticare pubblicamente l’ azione del governo.

D’ altra parte, in una situazione da “guardie e ladri”, in cui da una parte Berlusconi “fugge” i processi, e dall’ altra i giudici lo “inseguono” richiamandolo alle sue responsabilità, mi sembra assai improbabile che si possa mantenere un sereno rapporto di convivenza tra politica e magistratura.

Speriamo che il senso dello stato che dovrebbe guidare tutti gli uomini di stato prevalga.

Corriere della sera

MILANO – La mafia «si può combattere senza andare in tv o a fare convegni». Si rivolge ai magistrati il Guardasigilli Angelino Alfano, in conferenza stampa al Senato con il ministro dell’Interno Roberto Maroni e i leader del Pdl per illustrare i risultati del governo Berlusconi nella lotta alla criminalità organizzata. Nel ringraziare il procuratore capo di Palermo Messineo per «il tris degli arrestati Raccuglia, Nicchi e Fidanzati», il ministro della Giustizia ha sollecitato i magistrati a stare lontani dalla ribalta dei mezzi di informazione. «Lavorando di più in procura e senza le luci delle telecamere – ha sottolineato Alfano – si arresta qualche latitante in più, quindi con qualche convegno in meno e qualche latitante in più si fa il bene del Paese».

«SCONFITTA DEFINITIVA» – Più in generale, il Guardasigilli ha spiegato che l’obiettivo del governo Berlusconi è quello di sconfiggere «definitivamente» la mafia.« Ora è già in ginocchio: i leader storici di Cosa Nostra – ha ricordato Alfano – sono decaduti e sono in carcere, in 41 bis. Poiché è in ginocchio, il nostro obiettivo è stenderla a terra e liberarci della mafia al più presto possibile». Al ministro della Giustizia fa eco il quello dell’Interno Maroni. «Vogliamo sconfiggere la mafia, abbiamo la straordinaria ambizione di voler mettere fine a questo capitolo orribile della storia italiana e col piano straordinario di contrasto in dieci punti che approveremo nel prossimo gennaio faremo l’affondo definitivo» ha detto il titolare del Viminale.

«ANTIMAFIA DELLE LEGGI E DEI FATTI» – Alfano, a più riprese, ha sottolineato anche l’importanza dell’«antimafia delle leggi e dei fatti» che ha consentito al governo di cui è ministro della Giustizia di arrivare a «grandi risultati», sul fronte di «arresti, sequestri e confische di beni» ai danni di Cosa Nostra. Nel suo discorso il ministro della Giustizia ha elogiato e ringraziato diverse volte il procuratore Messineo per gli arresti dei boss Raccuglia, Nicchi e Fidanzati: «Mai, mai, mai – ha aggiunto – si era sentito dire finora che non si riesce a capire chi comanda in Cosa Nostra a Palermo, chi governa la mafia, perché tutti i capi sono stati arrestati».

IL 41 BIS – E ad avvalorare le sue parole Alfano cira qualche numero. «Proporrò il 41 bis per il boss mafioso Nicchi – annuncia – e con questo i detenuti sottoposti a regime speciale saranno ben 645, è il record storico». Il ministro ha ricordato, inoltre, che ad oggi sono stati 167 i provvedimenti di 41 bis come prima applicazione di carcere duro da lui firmati in 185 giorni di governo, e a questi si aggiungono altri 769 provvedimenti di proroga, per un totale 946 decreti di 41 bis. Di questi, «solo 67 sono stati annullati dai tribunali di sorveglianza, e questo – ha sottolineato Alfano – è un dato dimezzato rispetto a quello degli anni trascorsi». Infine, Alfano ha reso noto di avere «riapplicato 16 41 bis dopo il loro annullamento da parte del tribunale di sorveglianza. Si è trattato – ha concluso il Guardasigilli – di un’assunzione diretta e personale in collaborazione con la magistratura che mi ha sottoposto nuove istruttorie».

AGENZIA PER I BENI CONFISCATI – Durante la conferenza stampa a Palazzo Madama, Maroni ha lanciato la proposta di dare vita a un’agenzia nazionale per i beni sequestrati alla mafia e registrati, per poter meglio valorizzare l’utilizzo di questo immenso patrimonio valutato in miliardi di euro. La proposta farà parte del piano nazionale antimafia in 10 punti che verrà presentato dal governo. Il responsabile del Viminale ritiene che a gennaio il piano nazionale antimafia possa essere varato da un Consiglio dei ministri e che il governo «chiederà al Parlamento una sessione straordinaria di discussione del piano».

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