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Geopolitica, Globalizzazione, Finanza mondiale, Deep State

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  • Questo topic ha 142 risposte, 1 partecipante ed è stato aggiornato l'ultima volta 1 giorno fa da grandeindio.
Stai visualizzando 15 post - dal 121 a 135 (di 143 totali)
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  • #137734
    grandeindio
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    La tecnocrazia globale a venire ha già un nome? – Leonardo Guerra

    #137750
    grandeindio
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    Cosa non vediamo dietro le guerre in corso – Alessandro Volpi, Armando Savini

    #137764
    grandeindio
    Amministratore del forum

    Dopo lo scontro diplomatico tra Usa e Italia, il più duro degli ultimi decenni, a complicare le cose ci si è messo anche il segretario generale della Nato Rutte. Una gaffe o un attacco premeditato? E in ambito Nato Grecia e Turchia sono in stato di pre guerra. Sul fronte russo poi è da segnalare un violentissimo alterco tra Ucraina e Polonia, uno dei bastioni contro Mosca, che si scontrano sulla seconda guerra mondiale dando vita a un colossale incidente diplomatico. Insomma l’alleanza occidentale sta andando in pezzi.

    #137768
    grandeindio
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    @kappaeffe86

    Ray Dalio avverte: “Nessuno sa cosa sta arrivando”📊📈 #economia #finanza #raydalio

    ♬ audio originale – kappaeffe86

    #137769
    grandeindio
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    La chat segreta braccio operativo del “terzo polo”? – Umberto Pascali, Davide Rossi

    #137829
    grandeindio
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    Trump allontana Israele e punta sulla Turchia? – Maurizio Milano, Umberto Pascali

    #137837
    grandeindio
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    Ecco a chi rispondono i leader mondiali – Armando Savini

    #137951
    grandeindio
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    #138065
    grandeindio
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    Merz Burnham Macron: ultimi tentativi per la guerra? – Maurizio Milano, Umberto Pascali

    #138083
    grandeindio
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    I cittadini vogliono davvero continuare la guerra in Ucraina? No. Diversi sondaggi citati in questa puntata di Guerra e Pace 2.0 indicano un crescente scetticismo verso l’invio di armi a Kiev. Eppure, dopo oltre quattro anni di conflitto, il sostegno europeo prosegue. Da qui la domanda: se una parte consistente dell’opinione pubblica chiede negoziati, chi ha interesse a continuare? Per Gianandrea Gaiani la risposta passa innanzitutto dal fallimento degli obiettivi dichiarati. Nonostante centinaia di miliardi di aiuti occidentali, Kiev non ha riconquistato i territori perduti e continua a subire la pressione russa. Una situazione che alimenta tra i cittadini la sensazione di aver sostenuto enormi costi senza avvicinare la fine della guerra. C’è poi un problema tutto europeo. Dopo anni trascorsi a sostenere che Kiev dovesse essere appoggiata “fino alla vittoria”, accettare oggi un compromesso significherebbe per molti governi riconoscere che gli obiettivi iniziali non sono stati raggiunti. Secondo Gaiani, proprio questo costo politico potrebbe contribuire alla rigidità delle cancellerie europee.

    Sul tavolo ci sono anche enormi interessi economici. L’Europa finanzia Kiev e acquista armamenti, mentre l’industria della difesa beneficia di commesse crescenti. Parallelamente resta aperto il problema dei controlli sull’utilizzo dei fondi destinati all’Ucraina. Gaiani precisa di non avere prove di irregolarità europee, ma ritiene insufficiente la verifica su una massa di denaro così imponente. Il paradosso diventa così politico prima ancora che militare. Mentre cresce la stanchezza dell’opinione pubblica e aumentano i problemi economici interni, la strategia europea sembra difficile da modificare. E se nuovi negoziati dovessero realmente aprirsi, arriverebbe forse la risposta alla domanda più scomoda: dopo quattro anni di guerra, chi è davvero disposto ad accettare la pace e chi, invece, ritiene ancora conveniente rinviarla?

    #138140
    grandeindio
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    Trump Xi, il summit parte sotto una buona stella – Enrico Cheli, Umberto Pascali

    #138146
    grandeindio
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    L’inverno sta arrivando e i giornali lanciano l’allarme sui rincari del gas, scaricando tutta la colpa sulle tensioni internazionali e le guerre in corso. Ma è davvero così, o non ce la raccontano tutta come al solito?
    L’impennata dei costi non è una fatalità dovuta alle guerre, ma la conseguenza diretta di una precisa scelta politica: aver deciso di legarsi mani e piedi al volatile mercato globale, cancellando lo storico fornitore per assurdi motivi ideologici.

    #138156
    grandeindio
    Amministratore del forum

    L’analista geopolitico Fabrizio Agnocchetti commenta l’aumento delle tensioni in Francia, represse con molti arresti da parte dello screditato governo Macron. “Le Pen e Melenchon rappresentano due idee di Francia inconciliabili fra di loro. Le proteste di oggi sono solo un piccolo antipasto di quello che accadrà sotto elezioni…”

    #138157
    grandeindio
    Amministratore del forum

    L’articolo 11 della Costituzione italiana sancisce che l’Italia ripudia la guerra. Ma è davvero così? I tamburi di una guerra assurda e pretestuosa contro la Russia continuano a rullare ed è necessario uscire dall’ipocrisia. E’ la tesi proposta da Gabriele Guzzi in dialogo con Marcello Foa per una nuova puntata di Giù la maschera. Guzzi è un giovane intellettuale emergente e lancia una provocazione: l’Italia deve diventare davvero una potenza di pace e dotarsi di una vera progettualità strategica; dunque abbracciare una neutralità e stabilire le proprie priorità, ad esempio ma non solo, in ambito energetico, sottraendosi alle logiche di mercato, laddove necessario.

    Il problema è che oggi la classe politica è incapace di elevare la riflessione, oltre gli slogan più semplici e banali, Guzzi tuttavia è critico, oltre che verso l’establishment filo Nato che accomuna gran parte della destra e della sinistra, anche nei confronti dei pacifisti, il cui atteggiamento risulta troppo spesso retorico, e inconcludente. Tutto questo mentre appare sempre più evidente il fallimento dell’Unione europea, a partire dalla moneta unica, in un contesto che richiederebbe l’elaborazione di strategie di crisi, per non farsi coinvolgere in una guerra con la Russia e prepararsi a un possibile crollo dell’euro.

    #138168
    grandeindio
    Amministratore del forum

    Alcune riflessioni in merito al recente accordo sul diesel tra i presidenti Trump e Putin e i contraccolpi sul sistema economico mondiale del caos nel Golfo Persico.

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