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Geopolitica, Globalizzazione, Finanza mondiale, Deep State

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  • #138171
    grandeindio
    Amministratore del forum

    …ma l’MI5 inglese parla di guerra biologica – Lorenzo Maria Pacini, Umberto Pascali

    #138183
    grandeindio
    Amministratore del forum

    L’esplosione della violenza giovanile nelle proteste di questi giorni è un fenomeno complesso e sfaccettato, che nessuno vuole affrontare nella sua interezza, e questo perché dietro il variegato mondo sceso in piazza, e dietro la deriva violenta che le marce hanno preso ci sono molto fallimenti: da quello del multiculturalismo a quello della globalizzazione, e molti cattivi maestri. Ma chi muove le fila di questo caos e con quali finalità? Proviamo a capirlo.

    #138185
    grandeindio
    Amministratore del forum

    La manifestazione di sabato 24 a Roma, contro la guerra e il riarmo, avviene in un clima completamente mutato, con il nuovo decreto sicurezza e, soprattutto, con l’allarme sociale per le rivolte giovanili di questi giorni.
    Cosa cambia per la piazza di chi si oppone alla guerra? E le nuove misure volute dal governo servono a garantire la possibilità di manifestare pacificamente (bloccando i violenti e lo sciacallaggio), o vogliono creare un clima autoritario per bloccare il dissenso?
    Chi infiltra le piazze e chi ne ha un dividendo politico? Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori, Moreno Pasquinelli.

    #138187
    grandeindio
    Amministratore del forum

    Alle origini del malcontento e dei disordini – Andrea Aromatico

    #138190
    grandeindio
    Amministratore del forum

    L’accordo tra i presidenti Trump e Putin, implicante la sospensione delle sanzioni statunitensi sulle esportazioni di gasolio russo e la contestuale immissione sul mercato di 4,8 milioni di tonnellate di diesel da parte della Federazione Russa, ha suscitato sdegno in seno al governo ucraino e alla Commissione Europea.
    La delegazione ucraina che si trovava a Miami per colloqui con esponenti dell’amministrazione Trump è tornata a Kiev con un giorno di anticipo come segno di protesta nei confronti dell’intesa, stigmatizzata anche dall’alto esponente per la Politica Estera dell’Unione Europea Kallas come una sovvenzione de facto alla Russia.
    Giorni prima, i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, titolari di 1,1 miliardi di barili di riserve strategiche di greggio e derivati, si erano dichiarati pronti, in caso di necessità, a rilasciare quantità aggiuntive di petrolio e diesel «alla luce delle attuali tensioni sui mercati».

    Il G-7, in particolare, si preparava a riversare greggio e diesel per un ammontare di 100 milioni di barili, la cui immissione nel sistema mira a temperare le pressioni sui prezzi dell’energia aumentate a dismisura nel corso degli ultimi giorni alla luce dell’escalation militare nella regione del Golfo Persico.

    Soltanto poche ore prima che Trump e Putin tenessero la telefonata in cui è stato definito l’accordo sul gasolio, il presidente russo aveva incontrato in Turkmenistan il suo omologo iraniano Pezeshkian.
    Ne parliamo assieme a Gabriele Guzzi, economista, docente di storia economica all’Università di Cassino, saggista, poeta e collaboratore della rivista «La Fionda» con all’attivo esperienze lavorative presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

    #138195
    grandeindio
    Amministratore del forum

    «Abbiamo mentito agli ucraini e alla nostra popolazione». Michael von der Schulenburg, europarlamentare tedesco con 34 anni di esperienza alle Nazioni Unite, contesta la strategia europea nella guerra in Ucraina e la marginalizzazione della diplomazia. Intervistato da Glenn Diesen il 25 ottobre 2026, sostiene che il protrarsi del conflitto indebolisca la posizione negoziale di Kiev e avverte: un disimpegno degli Stati Uniti lascerebbe l’Europa a rispondere delle proprie scelte.

    #138197
    grandeindio
    Amministratore del forum

    Domenica 25 ottobre due uomini di destra hanno perso un’elezione a poche ore di distanza: uno ha riconosciuto la sconfitta in un’ora, l’altro ha chiesto l’annullamento del voto. E Donald Trump ha dato ragione al secondo.
    Lula vince il ballottaggio in Brasile contro Flávio Bolsonaro, Trump parla di «manuale di Biden», Vučić perde in Serbia contro gli studenti, Israele vota con Netanyahu testa a testa con Eisenkot, e il Dipartimento di Giustizia fa causa all’Alaska a 8 giorni dalle midterm.

    In Brasile Lula, a 80 anni, compie la prima rimonta tra primo e secondo turno nella storia del paese: 10 milioni di voti in 3 settimane e un canale WhatsApp passato da 50.000 a 11 milioni di iscritti. Dall’altra parte Flávio Bolsonaro, figlio di un ex presidente condannato a 27 anni per tentato golpe, candidato per graziarlo e sostenuto da Trump con dazi del 50%.

    In Serbia il movimento nato dal crollo della pensilina di Novi Sad, senza un leader, sopravvissuto a 2 anni di tabloid e aggressioni, manda a casa Aleksandar Vučić, l’ex ministro di Milošević al potere dal 2014. E Vučić, a differenza di Bolsonaro, concede.

    In Israele si vota per la prima volta dal 7 ottobre. Netanyahu ha ribaltato la responsabilità del massacro con la narrazione dello Stato profondo; contro di lui Gadi Eisenkot, che ha perso un figlio a Gaza e promette una commissione d’inchiesta e una Costituzione. In gioco: ultraortodossi, giustizia, Cisgiordania, e la pressione dei circoli di Trump per scaricare Ben-Gvir e Smotrich.

    Negli Stati Uniti Trump è al 37%, i democratici avanti di 11 punti, e il governo ha già fatto causa all’Alaska per bloccare la certificazione di un risultato che ancora non esiste. Robert Rubin spiega cosa rischia il dollaro; Jamelle Bouie e David French discutono se Trump possa davvero ribaltare un’elezione.

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