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Nozione di Economia relazionale

Arturo Paoli sul primato dell’ amore sulla verità

L’ Economia relazionale studia le materie economiche dal punto di vista dello scambio di valore umano, della solidarietà e della condivisione.

Si differenzia dall’ economia “classica” perchè non considera preminente lo scambio di valore monetario.

In particolare si occupa di valorizzare le comunità residenziali, le quali oggi sono escluse dall’ economia “classica”, poiché la produzione delle aziende relazionali non rientra nei calcoli che formano il PIL (Prodotto Interno Lordo).

Di seguito segnalo un elenco delle tipologie di Aziende Relazionali (ossia Comunità Residenziali che producono valore relazionale), più importanti che operano sul mercato:

Famiglie, Parrocchie, enti condomìnio, Associazioni non riconosciute, Gruppi auto-mutuo aiuto, Banche del tempo, Associazioni Non profit, Gruppi di acquisto solidale, Associazioni sportive dilettanti.

Zinker scrive………

“Se l’ uomo della strada fosse alla ricerca del proprio io, quali pensieri-guida troverebbe per cambiare la propria esistenza?

Forse scoprirebbe che il suo cervello non è ancora morto, che il suo corpo non è ancora inaridito e che, in qualunque situazione si trovi, è ancora l’ artefice del proprio destino.

Può cambiare questo destino prendendo la decisione di cambiare seriamente se stesso, combattendo le sue meschine resistenze al cambiamento e la paura, imparando a conoscere meglio la propria mente, provando a comportarsi in modo da soddisfare i suoi veri bisogni, compiendo atti concreti anzichè limitarsi a vagheggiarli”…..

A proposito della cultura borghese…

“Come può Hannah Arendt separare con un filtro ciò che ammira nella cultura borghese – il costituzionalismo, l’ affermazione dei diritti umani fondamentali, l’ uguaglianza di fronte alla legge, l’ insistenza su una sfera privata della vita umana estranea al politico, la tolleranza religiosa, – condannando nello stesso tempo ciò con cui è in disaccordo – il secolarismo, l’ assunzione cinica della pervasività dell’ interesse privato, l’ influenza corruttiva del denaro sui valori umani, le tendenze depoliticizzanti e la minaccia che esse pongono per la tradizione e il senso di appartenenza?”

Alla fine si scoprì che il signoraggio, lo male dello monno, era davvero lo male dello monno.

Link… Gruppo su facebookNozione su Wikipedia

Tratto dal libro “Il dio denaro” di Arturo Paoli e Gianluca De Gennaro, Edizioni L’ Altrapagina…

Ogni giorno l’ uomo perde un po’ di autonomia e di libertà, perchè è drammaticamente indotto a consumare di più.

E sembra davvero che la tragedia non debba avere fine.

Bisogna insistere sulla coscienza, ricordando che l’ uomo, consumando per se stesso, diventa sempre più responsabile della morte di altri, perchè li condanna a non avere il necessario per vivere.

Oggi, ricordiamocelo sempre, l’ economia uccide molte più persone delle armi: ed è per questo che dobbiamo iniziare a riflettere.

Non possiamo più permetterci di essere superficiali.

Rendiamocene conto una volta per tutte!

Ciascuno di noi pacificamente, vorrei dire gaudiosamente, entra nei supermercati, guarda gli oggetti, soddisfa le proprie voglie e si lascia trascinare da quei ritornelli così infantili: “guarda che bello questo nuovo telefonino, ieri non c’ era”, oppure: “ma guarda che bello, che comodo, che pratico!”.

E ancora: “ma che meraviglia questo arnese che ci permette, premendo questo tasto, di raggiungere in un minuto quello che i nostri nonni raggiungevano in due giorni”.

Sono davvero queste le espressioni del vuoto e della superficialità, le espressioni della mentalità comune, una mentalità sapientemente e astutamente costruita e indotta.

E’ necessario reagire!

La dittatura del mercato

Per capire a fondo il titolo di questo articolo dobbiamo pensare il mercato alla stessa stregua delle grandi ideologie che hanno dominato la storia del XX secolo.

Oggi possiamo dire di essere sotto la dittatura di un’ altra grande ideologia: il liberismo del mercato globalizzato che non ha niente a che fare con “l’ essere liberali”, come bene aveva capito Benedetto Croce.

Il mercato, con i suoi “dogmi”, assomiglia a un sistema di pensiero che assume, progressivamente, la fisionomia di un idolo, al quale, senza accorgercene, siamo spinti ad aderire; nè più nè meno di come il sistema comunista diventò idolatria per Stalin o il nazismo per Hitler.

L’ oppressione nasce dalla presenza di un’ entità astratta, senza nè volto nè nome, l’ idolo appunto, al quale ci rivolgiamo nelle cose di tutti i giorni.

L’ Occidente europeo è sempre stato, nella storia, il centro dove queste ideologie hanno preso forma; l’ ultima di queste è il “mercato”.

Una volta mi sono trovato a Washington ad un battesimo di un mio amico.

Nel pomeriggio, durante la festa alla quale partecipavano anche alcuni responsabili del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), un mio amico, quasi ridendo, si rivolse agli invitati dicendo:

“Guardate che in mezzo a noi c’ è Arturo che vi condanna.

E’ bene che sappiate di avere un giudice davanti a voi.

Prendete questa occasione per parlare e difendervi dalle sue accuse”.

I responsabili della grande finanza mondiale

Questo amico faceva riferimento alla mia visione dell’ economia e a ciò che penso riguardo alle tragedie delle quali i responsabili non possono che essere le persone che maneggiano i grandi affari della finanza mondiale.

A quella scherzosa provocazione risposi:

“Io non sono un giudice, ma vengo dall’ America latina e sono testimone della fame e dell’ ingiustizia creata da gente che vive in paesi molto ricchi e che condanna persone, che abitano in paesi altrettanto ricchi, a morire di fame.

Mi piacerebbe incontrare qualcuno in grado di spiegarmi il perchè di questa strutturale disuguaglianza, tra chi muore di obesità e chi muore di fame”.

Ebbene, a questa mia provocazione mi è stata data una risposta precisa, chiara, lucida.

Un funzionario dell’ Fmi si è avvicinato e mi ha detto:

“Ciascuno di noi non può che aderire al mercato e alle sue linee guida.

Se non aderiamo alle regole del mercato il mondo crollerebbe

Se non lo facessimo, questo mondo crollerebbe.

Noi, d’ altronde, sappiamo perfettamente che l’ andamento del mercato provoca fame, miseria, disuguaglianze sociali.

Di tutto ciò siamo consapevoli, perchè della fame, della miseria e delle disuguaglianze sociali abbiamo le statistiche e sappiamo anche che è “il dover” aderire al mercato la causa che produce tale situazione”.

“Che ci possiamo fare – mi disse riferendosi al fatto che il mercato produce miseria e morte – anche noi siamo schiavi del sistema e dobbiamo obbedire”.

C’ è in queste parole un concetto quasi sacrale del mercato.

Ma se qualcuno di noi dovesse attribuire valore di sacralità a qualcosa o a qualcuno, dovrebbe avere almeno il buon senso di dimostrare qual’ è la fonte di questa sacralità.

Insomma, se il mercato si propone all’ uomo come una sorta di religione e il denaro come la rappresentazione di dio sulla terra, è necessario che i “sacerdoti” di questa nuova fede abbiano il coraggio di spiegarci qual’ è il fondamento della loro religione.

I funzionari dell’ Fmi non dicevano “non ci importa nulla della fame, della miseria e della povertà”, ma, anzi, “ci duole profondamente”, capisci?

Loro sono addolorati, ma hanno questa struttura, che evidentemente non viene dal cielo, alla quale devono aderire.

Devono obbedire, perchè è stato spiegato loro ed è stato teorizzato che l’ intenzione che si nasconde dietro al funzionamento che regola l’ economia mondiale è quella di arrivare ad una distribuzione più giusta della ricchezza.

Ora la questione è:

Visto che questa struttura funziona nella maniera opposta a quella per la quale è stata pensata, che cosa fare?

Non si trovano risposte a questa domanda per un motivo molto semplice:

Noi siamo vittime di una cultura che ad un certo punto sente il bisogno di astrarsi dalla realtà, per formare dei sistemi di pensiero che pretendono di riassumere in sè la realtà stessa, per dominarla.

Tali sistemi si propongono di realizzare al meglio quello che noi pensiamo di fare.

Da questo modo errato di intendere il pensiero, consegue l’ idea che il giorno in cui il mercato controllerà l’ economia del mondo, non ci saranno più guerre, nè fame, nè ingiustizie, perchè attraverso questa grande “idea del mercato” noi potremo distribuire equamente i beni della terra.

La storia ci dimostra che tale modo di concepire la cultura, che fa precedere l’ idea alla realtà, è errato.

Lo possiamo vedere nei fatti, basta aprire un qualsiasi giornale.

Arturo Paoli innesta il suo pensiero nella tradizione cattolica, e propone la sua critica sulla base di ciò che costituisce il cuore dell’ economia relazionale e solidale.

Il cuore dell’ Economia Relazionale

Se la rivoluzione mercantile e capitalista è stata possibile grazie alla cultura cristiana protestante (vedi link:

http://it.wikipedia.org/wiki/L%27etica_ … pitalismo_

Max_Weber), allora come oggi dominante in Inghilterra, noi oggi possiamo sfruttare i lati buoni della “nostra” cultura dominante derivante dalla fede cattolica.

Il “cuore” di questa economia relazionale e solidale, infatti, si può trovare scritta chiaramente in molte parti del Vangelo; inoltre si può ritrovare negli scritti della tradizione della chiesa.

Di seguito segnalo il link che porta allo studio delle idee guida e delle parole che descrivono l’ economia relazionale, le quali sono riportate nella tradizione della cultura cattolica: Il cuore dell’ economia relazionale

Nota di economia generale

John Maynard Keynes è stato un grande economista.

Ho letto un paragrafo interessante attribuito a questo grande pensatore, che è molto attuale in questi nostri tempi caratterizzati dal pensiero debole e superficiale.

“In realtà noi abbiamo, di regola, solo la più vaga idea di ogni conseguenza dei nostri atti che non sia delle più immediate.

Il fatto che la nostra conoscenza del futuro sia fluttuante, vaga e incerta rende “la ricchezza” un argomento di studio particolarmente inadatto per i metodi della teoria classica.

Tale teoria potrebbe funzionare molto bene in un mondo in cui i beni economici fossero necessariamente consumati entro un breve intervallo di tempo dalla loro produzione.

Con il termine “conoscenza incerta”, vorrei spiegare, non intendo semplicemente distinguere ciò che è conosciuto con certezza da ciò che è solamente probabile.

Il gioco della roulette non è soggetto, in questo senso, a incertezza, nè lo è la prospettiva che un titolo del debito della “Vittoria” venga estratto per il rimborso; ancora, la speranza di vita è solo leggermente incerta, e anche il tempo atmosferico è solo moderatamente incerto.

Il significato in cui io uso questo termine è quello per cui si può dire che sono incerti la prospettiva di una guerra in Europa (o in Iran n.d.r.), o il prezzo del rame (o del dollaro, o dell’ acqua…n.d.r.), e il tasso di interesse (euribor….n.d.r.) da quì a vent’ anni, o l’ obsolescenza di una nuova invenzione, o la posizione dei proprietari di ricchezza privata (Capitalisti…n.d.r.) nel sistema sociale del 1970 (2025..n.d.r.).

Su queste cose non c’ è alcuna base scientifica su cui poter fondare un qualsivoglia calcolo probabilistico.

Noi, semplicemente, non sappiamo”. … La logica del PIL (Prodotto Interno Lordo)

Link di approfondimento su economia relazionale

Bibliografia su Economia relazionale
Etica dell’ amore e del buon vivere
Economia etica
Finanza etica
Portale su Economia relazionale
Nozione di economia relazionale su Wikipedia
L’ economia relazionale, la fede, la storia
Etica cristiana dell’ economia
Il lavoro come relazione sociale

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