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Vieni via con me, lontano da dell’ Utri e da Berlusconi

Cari amici,

Pure in secondo grado il Tribunale ha sentenziato la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Marcello dell’ Utri.

Le motivazioni sono chiarissime ed evidenziano il ruolo che il senatore dell’ Utri ha svolto come mediatore tra Silvio Berlusconi e Cosa Nostra.

Vorrei sognare un’ altra politica, altri statisti, altre motivazioni morali.

….anzi, voglio sognare un Italia diversa e migliore, perchè quella che vedo non mi piace.

Chi mi aiuta ad inventare qualcosa di meglio?

Credo che ci siano tante brave persone nel nostro paese, le quali desiderano impegnarsi per migliorare la nostra società.

Voglio credere che riusciremo a riunirci per inventare un sogno migliore della nostra realtà.

Anche se molti credono che la realtà che vediamo sia l’ unica possibile, io non voglio crederci, perchè sono ancora troppo giovane per rassegnarmi.

….e comunque non mi arrenderò senza lottare!

Wall street Italia

Pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna a 7 anni di Dell’Utri: il senatore Marcello Dell’Utri ha svolto una attivita’ di “mediazione” e si sarebbe posto quindi come “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.

Sono state depositate oggi le motivazioni della sentenza di secondo grado, emessa lo scorso 29 giugno, che ha sancito la condanna del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Per i giudici della corte d’Appello di Palermo il politico sarebbe stato un vero e proprio anello di congiunzione tra la mafia e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando questi era ancora soltanto un imprenditore del settore delle costruzioni.

L’impegno di Dell’Utri avrebbe infatti agevolato il rafforzamento di Cosa nostra negli ambienti imprenditoriali ed economici milanesi. Nelle motivazioni quindi si fa riferimento alla figura del boss palermitano Vittorio Mangano, chiamato da Dell’Utri a ricoprire ufficialmente il ruolo di stalliere nella villa di Arcore del premier, ma in realtà assunto per tutelare la figura dell’imprenditore e della sua famiglia in cambio di “ingenti somme di denaro”.

Sono state ritenute attendibili, infine, le rivelazioni del pentito Francesco Di Carlo il quale raccontò di un incontro, avvenuto nel 1975 negli uffici di Berlusconi, e al quale presero parte alcuni esponenti di spicco di Cosa nostra tra i quali anche Stefano Bontade, il principe di Villagrazia, considerato uno dei principali capimafia dell’epoca. (ANSA-ASCA-APCOM)

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