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Usa: Si scommette sui funerali per la rinascita economica

Usa, il boom dei funerali fa risorgere un business
Wall Street scommette su una crescita del 2% per le aziende del settore
Gli hedge fund entrano nelle pompe funebri. Opa da un miliardo su 100 cimiteri

Cari amici,

Di seguito vi lascio l’ articolo tratto dalla WebPage di Repubblica, che tratta di come gli americani cerchino come possono di rimediare alla crisi economica e finanziaria che stanno vivendo.

Per chi non lo sapesse, i cosiddetti “baby boomers” sono i nati nei paesi anglosassoni dopo la seconda guerra mondiale.

Il succo dell’ articolo è che siccome gli ex-baby ora sono tanti e cresciuti, sono stati educati a spendere troppo per tutto, e che prima o poi anche loro moriranno, pertanto, ci sono in previsione un sacco di soldi da guadagnare.

E’ questo ragionamento che convince il “mercato” a scommettere sulle aziende che trattano i passaggi a miglior vita dei tantissimi panciuti titolari di corpose carte di credito, i quali aspirano ad acquistare al momento giusto “prestigiosi” funerali e “preziose” casse da morto.

E’ strano come questi discorsi siano tutti orientati al soddisfacimento dei bisogni (reali o immaginari), attraverso beni e/o servizi a pagamento.

Come se la gente non avesse altri bisogni primari da soddisfare, e come se questi bisogni si potessero pagare.

Il sesso si può acquistare, …l’ amore no!
Il lavoro si può vendere e comprare, …l’ aiuto e la condivisione no!
Il consenso si può vendere e comprare, …l’ amicizia e la solidarietà no!

…devo continuare? Ma quando cominceremo a “svegliarci” e a vedere la realtà che possiamo toccare, invece di quella che possiamo soltanto comprare e vendere?

Per favore: Quando morirò cercate di spendere il meno possibile per il mio funerale.

Grazie!

La Repubblica

MILANO – Vivono con l’ossessione del salutismo. Mangiano macrobiotico. Si tengono in forma macinando chilometri e calorie in palestra su alienanti tapis roulant. Eppure – gli interessati tocchino ferro – anche ai baby boomers prima o poi toccherà morire e Wall Street sembra aver deciso che questo è il momento giusto per scommettere sul loro (inevitabile) futuro.

I segnali ci sono tutti. E il primo è che nei cimiteri americani non c’è mai stato così tanto movimento come in questo luglio funestato dal caro-petrolio e dalla bufera subprime. La protagonista a tutto campo è la Service Corp., una specie di Microsoft delle pompe funebri che controlla con tatto e discrezione il 15% del mercato del caro estinto a stelle e strisce.

Due giorni fa l’azienda texana (poteva essere altrimenti?) ha lanciato un’Opa da 1 miliardo di dollari sulla rivale Stewart Enterprises per mettere le mani sui suoi 100 camposanti e le sue 200 agenzie funerarie. Non solo. Nelle stesse ore, come segnalato dalla Bloomberg, due dei più aggressivi hedge fund Usa, Sac e Aqr, hanno arrotondato significativamente la loro quota nel suo capitale.

Il motivo è semplice. Il mercato in questione è per definizione anti-ciclico. Passano le recessioni, falliscono le banche, cambiano i presidenti a Washington. Ma dalla Service Corp. o da uno dei suoi concorrenti prima o poi debbono passare tutti. Di più. Il settore – dopo qualche anno di fiacca – sembra aver davanti, si fa per dire, un avvenire roseo: “Dal 2000 ad oggi il numero dei morti negli Usa è stato piatto attorno alle 8,5 persone su mille ogni anno – spiega con la gelida logica dei numeri Tom Ryan, 43enne numero uno della società – Ma ora sta arrivando l’ondata dei baby boomers e ci aspettiamo una crescita annua del 2% del giro d’affari”.

I primi “clienti” (gli americani nati tra il 1946 e il 1964 sono circa 78 milioni) – secondo le statistiche anagrafiche – dovrebbero arrivare in numeri significativi tra il 2013 e il 2015 con un picco nel 2060 quando il tasso dei defunti dovrebbe arrivare al 13,2 per mille.

Wall Street questi calcoli li ha fatti da tempo. I titoli della Service Corp. (arrivata a 2,3 miliardi di ricavi grazie a 1.350 pompe funebri e 350 cimiteri di proprietà) hanno attraversato indenni la bolla internet, moltiplicando per cinque il loro valore dal 2000 ad oggi. Gli utili continuano a crescere malgrado il boom del funerale low cost, quelle cremazioni salite in dieci anni dal 33 al 41% del totale che costano “solo” 2.500 dollari contro i 10mila di una cerimonia classica. La recessione, dati alla mano, non abita nei campisanti.

Gli americani hanno le tasche vuote, limano un po’ su tutto ma non sull’ultimo viaggio: la spesa media per un funerale nel primo trimestre 2008 è salita a 5.060 dollari, 200 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I previdentissimi baby boomers, tra l’altro, hanno iniziato a rendere qualcosa già da vivi. Sono una generazione di pianificatori che non lascia nulla al caso, nemmeno le proprie esequie. E così se le organizzano da sé prima di trovarsi impreparati davanti al fatto compiuto. Sfogliano cataloghi, scelgono lapidi e corone. Pianificano colore dei fiori e legno della bara. E pagano in anticipo sull’unghia per il puro piacere di essere certi di far bella figura anche in occasione del trapasso.

Questo business rappresenta ormai più del 30% delle entrate delle pompe funebri guidate da Ryan che gestiscono un tesoretto di 3,5 miliardi ricevuti da clienti in perfetta salute come caparra sui loro funerali. Soldi investiti in Borsa, un fattore che da inizio anno, con la crisi dei mercati, ha messo un po’ sotto pressione il titolo. Gli analisti però guardano lontano e fanno spallucce.

Tutti raccomandano di comprare le azioni del gruppo. “L’unica cosa certa nell’esistenza – diceva Benjamin Franklin – sono la morte e le tasse”. General Motors, lo vaticina Merrill Lynch, può anche fallire. Milioni di baby boomers passerano un po’ alla volta (auspicabilmente il più tardi possibile) a miglior vita. Della Service Corp., purtroppo, sentiremo parlare ancora a lungo.

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