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Studio del dialetto nelle scuole?

Esame di dialetto per i professori
La Lega: “Una bufala, nessun test”

Cari amici,

Scopro con disappunto che, mentre le nostre città diventano sempre più internazionali, i nostri politicanti cercano con ogni mezzo di restare concentrati sul loro ombelico!

Ma l’ Italia, per quanto ci si sforzi di tenerla ferma, si muove, e mentre ne parliamo diventa sempre più internazionale e dipendente da chi non è italiano.

Passeggiando per la mia piccola città in provincia di Milano, incontro mezzo mondo perfettamente integrato che si agita, comunica, produce, quando è il caso usa il dialetto (che “non” ha imparato a scuola).

Spero che i nostri politicanti sappiano valorizzare la scuola, al fine di garantire un futuro possibile per la nostra nazione e i nostri figli.

Abbiamo bisogno di insegnanti che si sentano orgogliosi del loro ruolo, e di sistemi selettivi che possano valorizzarli.

Propongo, ad esempio, un sistema di valutazione anonimo di giudizio con cui gli studenti possano valorizzare i professori “bravi” e segnalare quelli “cattivi”.

Una sistema di valutazione costante e organizzato di questo genere, a mio giudizio, garantirebbe una valutazione puntuale della qualità dell’ insegnamento percepito.

Riguardo all’ approccio cosiddetto regionale nella selezione degli insegnanti, a mio giudizio è un ulteriore laccio inutile che può servire unicamente a regalare altro potere discrezionale e politico a chi avrà il potere di selezionare.

A mio giudizio è il preside (o un consiglio di istituto definito) che deve avere il potere di assumere e di lincenziare gli insegnanti, sulla base di un sistama di valutazione basato sul punto di vista degli utenti (ossia gli studenti).

La cultura della nostra società sta cambiando così velocemente che anche il concetto di scuola sta diventando obsoleto.

E’ necessario soprattutto imparare ad imparare!

La repubblica

ROMA – “Informarsi prima di protestare”. La Lega Nord cerca di spegnere le polemiche sulla scuola, e segnala che “il presunto esame di dialetto per i professori è una bufala”. Lo dice il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota, che precisa – allegando il testo – la proposta leghista di test cui sottoporre i docenti per capire se sono in gradi di valorizzare i saperi e le tradizioni locali. “Non si fa menzione del dialetto in nessuna parte”.

“Meglio conoscere il contenuto delle proposte prima di criticarle: il presunto esame di dialetto – spiega Cota – è una bufala. La proposta è quella di fare dei test pre-selettivi per consentire l’accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici”. “Come si può evincere dal testo dell’emendamento – aggiunge – la prova dovrà riguardare uno spettro culturale ampio, non riconducibile alla banalizzazione che viene fatta oggi dai giornali”.

Ma inserire dialetto e tradizioni locali nelle scuole “è una proposta sulla quale si può assolutamente ragionare” spiega il ministro della Pubblica istruzione, Mariastella Gelmini, sottolineando che “non c’è su questo tema nessuna conflittualità tra Lega e Pdl. E’ una polemica distante dalla realtà”.

La Lega Nord, ha spiegato il ministro Gelmini, “ha sollevato un problema importante come quello della continuità didattica cioè – ha precisato – del dovere della scuola di garantire la presenza degli stessi professori per tutto l’anno scolastico e possibilmente per il biennio”.”Questa proposta è condivisa da tutta la maggioranza, si tratta di capire come declinarla. Ed è allo studio una proposta per legare la docenza al territorio quindi di questo si è discusso ieri”.”

Per quanto riguarda lo studio del dialetto e delle tradizioni locali, un tema molto caro alla Lega, assicura il ministro dell’Istruzione, sarà affrontato in sede di revisione dei programmi. Quest’anno abbiamo fatto partire le riforme e siamo alle prese con queste. Quando affronteremo il tema dei programmi affronteremo questa proposta della Lega”. Ma la Gelmini si dice convinta che “la maggioranza non faticherà a trovare un accordo anche sul tema della continuità didattica e sui temi delle tradizioni locali, come ha fatto per altre importanti decisioni”.

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