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Stati Uniti, a un passo dal collasso finanziario mondiale

Stati Uniti, a un passo dal collasso finanziario mondiale

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America e Giappone sempre più a rischio. Esposizione da brivido ai derivati delle principali 25 banche Usa. Wall Street? Si è trasformata in un casinò.

Roma (WSI) – L’America non naviga in acque tranquille. Stretta fra un debito pubblico esplosivo e una ripresa troppo debole, qualcuno grida alla bolla. Lo denuncia Michael Snyder dal suo blog.

Eppure sul floor di Wall Street i trader non sembrano curarsene troppo. Il Dow Jones continua a stabilire nuovi record, come se nulla fosse. Ma oltre a Snyder sono sempre più numerosi gli economisti che denunciano che l’economia statunitense sta mostrando tutti i classici sintomi di bolla economica.

Basta qualche numero per fotografare una situazione che è quasi al limite. "Negli ultimi dieci anni, sono stati aggiunti più di 10.000 miliardi di dollari di debito nazionale. Ma la maggior parte degli americani hanno mostrato ben poco interesse quando il saldo della carta di credito nazionale è salito da 6.000 miliardi di dollari a quasi 17.000 miliardi di dollari", afferma Snyder.

Nel frattempo, Wall Street è stata trasformato nel più grande casinò del pianeta, complice le strategie accomodanti della Federal Reserve. "Peccato che l’euforia sconsiderata che stiamo vedendo nei mercati finanziari in questo momento ricordi molto quella del 1929", denuncia l’esperto. Il debito pubblico è in forte crescita, e ogni volta che succede nella storia accade qualcosa. Ma stavolta potrebbe essere diverso.

Le prime 25 banche degli Stati Uniti hanno un’esposizione sui derivati di oltre 212.000 miliardi di dollari. A suo avviso si tratta di un enorme castello di carte destinato a crollare. Dopo tutto, il Pil annuo degli Stati Uniti si attesta intorno "solo" a 15.000 miliardi di dollari. Ma la maggior parte degli americani si concentra solo sul breve termine.

Secondo un’analisi scritta da Graham Summers del Phoenix Capital Research bisogna seguire con attenzione anche a quello che sta accadendo in Giappone, che rappresenta il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo. Scrive che per decenni, le obbligazioni giapponesi sono state considerate risk free. Come risultato di questo, gli investitori sono stati disposti a prestare denaro al Giappone a tassi estremamente bassi.

Ma se adesso anche le obbligazioni giapponesi cominciano a implodere, nonostante gli sforzi della Banca centrale del Paese questo potrebbe significare – sottolinea Summers – che il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo sta entrando in un mercato orso e che la seconda più grande economia del mondo crollerà. Conclusione: "dal momento che il sistema finanziario globale è impigliato in un debito gigantesco, il rischio è altissimo".

La stessa situazione potrebbe presentarsi in America. "Non abbiamo mai visto nulla di simile nella storia del mondo. Basti pensare che si aggira intorno a 70.000.000.000.000 dollari la dimensione approssimativa del totale del PIL mondiale. Mentre è intorno a 190.000.000.000.000 dollari la dimensione approssimativa della quantità totale di debito in tutto il mondo. Si tratta di una cifra che è quasi raddoppiata nel corso degli ultimi dieci anni", ha calcolato.

E ancora, ricorda che, è intorno ai 212.525.587.000.000 dollari secondo le stime del governo degli Stati Uniti, il valore dei derivati detenuti dalle prime 25 banche negli Stati Uniti. "E’ una cifra enorme se si pensa che le banche hanno solo un totale di attivo di circa 8.900 miliardi di dollari". In altre parole, l’esposizione delle maggiori banche americane ai derivati supera le loro attività in un rapporto di circa 24 a 1.

Snyder avvisa che la crisi finanziaria del 2008 avrebbe dovuto essere un campanello d’allarme per le nazioni del mondo. "Avrebbero dovuto ripartire dagli errori. Purtroppo, nulla è stato risolto. Politici e banchieri centrali sono ossessionati dal riuscire a tenere a galla il sistema. Hanno agito accumulando ancora più debito". Questo è accaduto perché non c’è mai stato un recupero effettivo a seguito della crisi economica iniziata nel 2006 e scoppiata fra il 2008 e il 2009.

Quindi a suo avviso adesso è tutta una illusione sperare in una ripresa del Pil. La recessione non verrà superata. "Qualcuno spera che questa calma prima della tempesta possa durare il più a lungo possibile, in modo da poter avere più tempo per prepararsi. Purtroppo, questa bolla di false speranze non durerà per sempre. A un certo punto finirà, e allora saranno dolori".
http://www.wallstreetitalia.com/article … nomia.aspx

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