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Sospensione rai; Censura o Par condicio?

Par condicio, conduttori tv in rivolta
Berlusconi: “Basta trasmissioni-pollaio”

Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai

Cari amici,

Ballarò e Anno zero sono quasi le uniche trasmissioni che guardo, oltre che Report, Presa diretta …e pochi altri.

I telegiornali li ho aboliti già da tempo!

Mi chiedo perchè mi ostino a pagare il canone RAI tutti gli anni, e nonostante tutto rifiuto di staccare del tutto il “canale ombelicale” gettando il televisore.

Sono un italiano in rivolta silenziosa, che non sa da che parte voltarsi perchè tutto mi sembra bloccato!

E nonostante questa consapevolezza, spesso mi ritrovo a nuovi impedimenti che i nostri politicanti vogliono implementare per creare nuovi legami e nuovi condizionamenti.

La gente normale mi sembra succube del sistema, poichè ormai passa la maggior parte del tempo a comprare oggetti che non servono, inseguire le lotterie, sognare di andare al Grande Fratello, e soprattutto continua a lamentarsi per tutto.

Trovo la nostra amministrazione assurda e inconcludente, i nostri politici dei burocrati che non hanno prospettiva, la nostra società sfilacciata e senza cultura.

….ovviamente ci saranno dei lati positivi, ma stasera non riesco proprio a vederli.

L’ umanità, nell’ insieme, è miserevole!

Corriere della sera

MILANO – Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l’ingordigia della politica che si mangia l’editore, l’azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone» (ascolta l’audio). Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l’azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere – è l’opinione del Cavaliere – che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».

«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» – L’opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l’auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c’è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l’apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni:«I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l’autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».

L’APPELLO A ZAVOLI – Dentro la Rai i consiglieri di opposizione – Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten – hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all’intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l’autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l’autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull’intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».

«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» – Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimbertisottolinea che l’azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell’azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l’impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».

CONDUTTORI – Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare – dice Giovanni Floris (Ballarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d’altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L’esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l’azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale».

EMITTENTI PRIVATE – Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall’11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l’Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.

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