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Pomigliano, non è una resa senza condizioni

Cari amici,

A Pomigliano moltissimi operai hanno votato contro l’ accordo siglato tra la Fiat e quasi tutti i sindacati confederali.

I dissenzienti sono così tanti che la Fiat potrebbe rinunciare all’ investimento promesso, e dislocare la produzione in paesi in cui gli operai sono più permissivi e meno attenti ai propri diritti.

Mi piace notare come a volte le situazioni politiche diventino chiare ed evidenti.

Chi comanda l’ Economia?

Risposta: In economia comanda chi ha il potere di fare.

Ossia? Chi ha i soldi, e il potere.

Nel caso di Pomigliano i soldi e il potere sono di proprietà della Fiat, la quale pertanto impone la propria visione di “realtà” agli operai che questa “realtà” la percepiscono da un punto di vista sfavorevole.

La situazione degli operai di Pomigliano è la stessa di tutti noi cittadini, che siamo soggetti a chi ha la disponibilità di soldi e di potere.

E’ evidente che oggi, sia i soldi, sia il potere non sono più nella disponibilità degli stati sovrani, i quali sono costretti ad inchinarsi alle grandi aziende (come la fiat), per promuovere con tutti i mezzi un’ ambiente economico predisposto per far fare i soldi, a chi già i soldi li ha.

Mi chiedo se è questo il mondo che voglio; ….No! Questo mondo non mi piace e non lo voglio!

Il sole 24 ore

Pressing dei sindacati sulla Fiat perché confermi l’investimento a Pomigliano d’Arco anche dopo l’esito del referendum che – nonostante il netto prevalere dei sì – ha evidenziato come più di un terzo dei lavoratori dello stabilimento si sia pronunciato contro l’accordo separato. C’è forte preoccupazione tra i sindacati dopo che la Fiat, a causa del risultato inferiore alle aspettative, ha fatto capire che il progetto per il trasferimento della produzione della nuova Panda a Pomigliano è in bilico. Nel referendum il dato conclusivo disaggregato mostra tra gli operai il sì attestato al 60,08% (2.494 voti) contro il 39,92% di no (1.657 voti).

Mentre tra gli impiegati prevale nettamente il sì con il 96,10% (394 voti) sul no fermo al 3,90% (16 voti). In totale, escludendo schede bianche e nulle, i sì sono stati il 63,32% i no il 36,68 per cento. «I numeri del referendum dicono che i lavoratori vogliono l’investimento, ma sono anche attenti a proteggere i loro diritti e a non accettare qualunque condizione», commenta il vicesegretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sottolineando: «Nel testo della Fiat ci sono due punti, sulla malattia e sulle clausole anti-sciopero, non derogabili perché sono diritti universali dei lavoratori». Per Camusso «va ricercata una soluzione condivisa da tutti». La Cgil ha sostenuto il sì al referendum, a differenza della Fiom che pur ritenendo «illegittima» la consultazione ha invitato i lavoratori a votare per «evitare ritorsioni da parte dell’azienda».
Nonostante le due sigle contrarie all’accordo (Fiom e Cobas) rappresentino un migliaio dei 5mila lavoratori dello stabilimento campano, i no sono stati 1.673. Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, nel ringraziare i lavoratori di Pomigliano per «aver dimostrato una responsabilità e una dignità che deve essere elemento di riflessione per tutti», accusa la Fiat: «Voleva organizzare un plebiscito con ricatto e invece i lavoratori hanno risposto chiedendo l’investimento, il lavoro ma anche la dignità». Alla Fiom che propone di riaprire il tavolo, è già arrivata la risposta della Fiat, intenzionata la prossima settimana a convocare solo le quattro sigle firmatarie. Non solo la Fiom sollecita cambiamenti, anche il sindaco di Pomigliano d’Arco, Lello Russo (Pdl) chiede «qualche modifica all’accordo per soddisfare la parte dei lavoratori che ha espresso il proprio no».

Di fronte al rischio di ripensamenti da parte dell’azienda, dal sindacalista che sin dall’inizio della trattativa più si è speso a sostegno dell’intesa, Raffaele Bonanni, arriva un monito all’azienda: «La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano», in caso contrario la Cisl «sarà contro con forza». In conferenza stampa il leader della Cisl ha sostenuto che «la grande notizia è che la Fiat ha confermato l’investimento su Pomigliano, un grande successo, abbiamo fatto un capolavoro» attaccando il fronte del no: «Imparino tutti gli altri che hanno ciarlato come le cicale, a fare invece come hanno fatto le formiche, imparino che sarà un’Italia positiva se ciascuno si prenderà le sue responsabilità».

Sull’ipotesi emersa dal comunicato aziendale che Fiat possa produrre a Pomigliano altre auto rispetto alla Panda, Bruno Vitali (Fim-Cisl) mette in guardia l’azienda: «Ho firmato un accordo per fare a Pomigliano la Panda e l’intesa è stata approvata dalla grande maggioranza dei lavoratori». Vitali teme che «altri progetti avrebbero come conseguenza il ridimensionamento di Pomigliano, con molti posti di lavoro in meno». Esclude altre ipotesi il leader della Uil: «L’opzione che si presenta a Fiat è quella di confermare la validità dell’accordo e quindi l’investimento per trasferire la produzione della Panda a Pomigliano».

Per Luigi Angeletti «se si dovesse sostenere che in Italia le uniche cose che si possono fare sono quelle che si fanno all’unanimità non si farebbe assolutamente nulla». Anche per il segretario dell’Ugl, Giovanni Cetrella, la «percentuale dei sì è alta e sufficiente per portare avanti il progetto». Pessimista il segretario della Fismic, Roberto di Maulo: «È indubbio che Fiat annuncerà l’inevitabile, la rinuncia all’investimento in Italia per farlo in Polonia». Per Di Maulo l’alta percentuale dei no rappresenta «un risultato clamoroso e la Fiom deve assumersi tutte le responsabilità di quello che avverrà di negativo nell’area di Pomigliano, ma non solo» perché «se la Fiat rinuncia a Fabbrica Italia le conseguenze le vedremo anche a Mirafiori».

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