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Federalismo e unità d’ Italia

Cari amici,

Che cos’ è il federalismo per i cosiddetti “padani”?

Bossi e i suoi amici giocano alla rivoluzione, straparlano di identità nazionale, ma in verità non sanno ciò che dicono.

Tutti ne sono consapevoli, perchè se il governo italiano dovesse davvero prestare attenzione a ciò che significano le parole che si dicono ai convegni “Padani”, domani mattina dovrebbero arrestarli tutti per alto tradimento della Repubblica.

Ma in Italia ormai scimmiottiamo queste parole, perchè fondamentalmente noi italiani non ci abbiamo mai creduto.

Gli italiani credono nella “pagnotta”; ogni italiano in politica rappresenta soprattutto se stesso.

Che succederà quando saremo costretti a lottare per la nostra sopravvivenza?

Il nostro mondo ha bisogno di ideali di unità, e tutto ciò che sappiamo offrire è la difesa dei nostri interessi.

Una volta, nel bene e nel male, gli ideali di Dio, Patria e famiglia c’ erano!

Oggi Dio è una comoda porta di servizio, la Patria una bella squadra di calcio che potrebbe vincere i mondiali, e la famiglia un contratto sociale scaduto a cui nessuno più si interessa.

Un giorno il maestro raccontò di quando,
da bambino aveva sentito il padre,
un famoso uomo politico,
criticare duramente un membro del partito
che era passato all’ opposizione.

“Ma papà, l’ altro giorno
non avevi che parole di lode per quell’ uomo
che aveva lasciato l’ opposizione
per entrare nel tuo partito”.

“Bè, figliolo, sarà bene che impari presto
quest’ importante verità:
quelli che passano al partito avversario
sono traditori,
quelli che entrano nel nostro
sono convertiti”.

Il sole 24 ore

«Il ministro del Federalismo sono io, e lavoro insieme a Calderoli. Berlusconi non ci toglierà mai le deleghe, altrimenti i voti dove li trova?». Il leader della Lega Nord Umberto Bossi punta sul ventesimo giuramento di Pontida per rassicurare i militanti del Carroccio, tra l’irritato e il preoccupato dopo la nomina di Aldo Brancher (Pdl) a ministro per l’Attuazione del federalismo. Nell’alchimia romana il nuovo ministro, tradizionale pontiere tra Berlusconi e la Lega, vuol essere un segnale di attenzione nei confronti del Carroccio, ma tra i militanti la novità viene letta in altra chiave e scalda preoccupazioni su un possibile esautoramento della pattuglia verde al governo.

Il Senatur se n’è accorto ascoltando le telefonate a Radio Padania, e sceglie di ribattere subito sul punto: «Ma che cosa dite? – chiede rivolgendosi ai militanti preoccupati – Il ministro del federalismo sono io, Berlusconi è troppo furbo per toglierci le deleghe, perché sa che senza di noi non avrebbe più i voti. Brancher al limite si occuperà di decentramento», aggiunge Bossi. Una prima forma di decentramento, secondo il ministro, potrebbe riguardare i ministeri, che «vanno distribuiti fuori dalla Capitale, per portarli a Milano, Torino, Venezia; così si spostano anche migliaia di posti di lavoro che oggi sono tutti a Roma»
 
Della manovra che sta avviando il proprio percorso in Senato parla invece il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli, che mette in agenda i correttivi dell decreto annunciando un cambio di rotta su regioni ed enti locali: «Su questo punto la manovra va cambiata – spiega senza troppi giri di parole – perché i tagli lineari puniscono le amministrazioni migliori, mentre noi dobbiamo tagliare gli sprechi e non i servizi». L’emendamento arriverà nei prossimi giorni, ma secondo Calderoli la strada è quella di «fissare i paletti generali, e poi far decidere ai singoli comparti come raggiungere gli obiettivi».
Tra i temi d’attualità, al centro degli interventi c’è anche la condizione dei 430 lavoratori della Indesit di Brembate Sopra, pochi chilometri da Pontida, nello stabilimento che l’azienda ha intenzione di chiudere per spostare la produzione.

Per il resto il raduno sul “pratone” bergamasco, chiazzato di ampie zone vuote perché non tutti i militanti previsti hanno voluto sfidare pioggia e fango, ha offerto un menu piuttosto tradizionale. L’ingrediente della «secessione» è stato portato dal sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli: «Se non ci sarà il federalismo – ha detto Castelli per scaldare la folla intirizzita – ci potrà essere solo la secessione, non perché lo chiederà la Lega, ma perché lo chiederà tutto il nord». Più conciliante (si fa per dire) Umberto Bossi, che ha ribadito la scelta per «la strada pacifica, anche se so che molti di voi sono pronti a battersi. Ma per il fucile c’è sempre tempo».

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