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Crisi greca e debito sostenibile

Cari amici,

La crisi del debito greco sta evidenziando come il sistema economico globale sia compromesso da una logica finanziaria così invadente e oppressiva.

L’ agenzia di rating Standard & Poor’s ha sentenziato che il debito greco non è sostenibile; pertanto i mercati finanziari stanno mettendo in ginocchio questo sfortunato paese, e la gente pagherà di tasca propria questo giudizio.

Tutti noi, nel nostro piccolo, abbiamo il sistema bancario che ci giudica e ci indirizza verso ciò che desidera il mercato.

La gente non è libera di dare valore alle proprie cose; il mercato ci pensa e decide il cosiddetto “meglio” per tutti.

Per questo motivo stiamo distruggendo le risorse naturali del nostro pianeta!

C’ è un filo logico che lega la crisi della Grecia alla crisi dei mercati finanziari: Il dominio del sistema finanziario sull’ economia.

Saprà la politica riprendere il controllo economico della società?

Spero proprio di si!

Avvenire

Il debito della Grecia è «junk», spazzatura. Il verdetto dell’agenzia di rating Standard & Poor’s è piombato ieri pomeriggio come una mannaia sui mercati, al volgere di una seduta già drammatica soprattutto sul fronte obbligazionario, anche per gli altri Paesi periferici della zona euro a rischio di contagio.

Assieme allo Stato ellenico l’agenzia ha declassato il Portogallo. Atene passa a BB+ da BBB+ con outlook (previsioni) negativo. Tagliato anche il rating nel breve termine a B da A-2. Lisbona scende di due gradini ad A- da A+, con outlook negativo. Il rating nel breve termine cala ad A-2 da A-1.

Per le Borse è stato quindi un martedì nero. I listini europei hanno bruciato 160 miliardi. Milano ha perso il 3,10%, Francoforte il 2,73%, Londra poco più del 2% e Madrid oltre il 4%. L’euro è scivolato a 1,3264 dollari da 1,3308 della chiusura precedente. Spietato il giudizio di Standard & poor’s a proposito della Grecia. «Sono in aumento i rischi finanziari nel medio termine a causa dell’alto debito di Atene e nonostante il piano di consolidamento fiscale varato dal governo ellenico. Riteniamo dunque che il debito sovrano greco non sia più compatibile con un rating d’investimento», si legge nelle motivazioni del declassamento a «spazzatura». S&P prevede addirittura che nel caso di una ristrutturazione del debito di Atene, gli investitori recupereranno fra il 30% e il 50% dell’investimento iniziale in bond greci. Il taglio sul Portogallo è invece dovuto «ai problemi di bilancio che il governo deve affrontare».

Secondo l’agenzia di rating «sarà molto difficile» per Lisbona riportare i conti sotto controllo entro il 2013. Il Portogallo ha il deficit al 9,4% e il debito al 77% del Pil. Dopo una giornata di forti pressioni sui mercati, le bocciature di Grecia a Portogallo hanno ulteriormente infiammato gli spread dei titoli decennali sull’equivalente bund tedesco e il costo per assicurarsi contro il rischio default (insolvenza). Una tendenza che ha interessato soprattutto i due Paesi, ma anche Irlanda, Spagna e Italia, con il differenziale del Btp oltre i 100 punti base. Il rendimento del bond decennale greco ha superato il 10% e quello del titolo a due anni il 18%. Proprio mentre si cerca un riparo dal bombardamento della speculazione e nell’attesa che Berlino sciolga le sue riserve sul piano di aiuti europeo, cattive notizie sono arrivate ieri anche da Atene. Il governatore della Banca di Grecia, George Provopoulos, ha avvertito che la caduta del Pil supererà quest’anno il 2%, rendendo la recessione ancora più profonda. Il debito potrebbe arrivare al 130% del Pil, mentre il deficit del 2009 sarà peggiore del 13,6% stimato da Eurostat (il 14% secondo le Finanze). Per questo, ha raccomandato Provopoulos, occorre lanciare un segnale riducendo il deficit quest’anno di «oltre 5% del Pil», rispetto al 4% finora previsto.

La risposta immediata della Borsa ateniese, spaventata dalle stime sul Pil e dalla prospettiva di nuove misure d’austerità, è stato un crollo del 6%. Il ministro delle Finanze George Papaconstantinou ha avvertito da parte sua che il deficit potrebbe essere del 14%. Parlando davanti al gruppo socialista di maggioranza, ha ribadito che la Grecia ha bisogno dei prestiti della zona euro e dell’Fmi entro il 19 maggio, poiché «non è in grado» di finanziarsi sui mercati. Secondo fonti di Bruxelles l’Eurogruppo potrebbe riunirsi allo scopo il prossimo 10 maggio. Nel corso della riunione con i parlamentari del Pasok il premier George Papandreou ha affermato che sarà necessario «cambiare tutto» per rimettere l’economia su un percorso sostenibile, ma che il Paese ha bisogno di «tempo e di serenità».

La strada è in salita, anche perché le misure d’austerità fin qui approvate hanno già infiammato la piazza e i sindacati temono che l’intervento della Ue e del Fondo monetario internazionale porterà a un nuovo insostenibile giro di vite. Ieri si sono fermati i mezzi pubblici, mentre i dipendenti statali, fra i più colpiti dalla scure del governo, hanno manifestato ad Atene. Secondo un sondaggio diffuso dalla tv Mega il 60,9% dei greci è contrario alla richiesta avanzata venerdì scorso di aderire al piano di salvataggio da 45 miliardi. Il 67,4% prevede disordini sociali. Ma il governo non ha altra scelta.

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