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Raddoppiare le tasse ai ricchi non è la soluzione

Cari amici,

La nuova proposta di Fini, che ipotizza di raddoppiare la tassazione delle rendite finanziarie, a mio giudizio non coglie il punto, perchè pone l’ attenzione sulla rendita, non sul capitale.

Il problema che sussiste in Italia e nel mondo è la sproporzione di ricchezza tra popoli e tra cittadini.

Vi sono ricchi e iper ricchi che si prendono la gran parte della torta, e lasciano gli avanzi al resto della stragrande parte della popolazione.

I motivi per cui ciò accade sono da ricercarsi nel funzionamento intrinseco della nostra economia; ossia dall’ interesse esagerato per l’ accumulazione di capitale finanziario, a discapito di ogni altra considerazione di merito.

Non conta l’ intelligenza, il saper fare, il titolo di studio, il valore sociale che si produce, il progresso culturale che si manifesta; tutto ciò è totalmente ininfluente: Ciò che interessa è soltanto la capacità di attrarre risorse finanziarie.

E’ come se tutti si stesse davanti ad un gigantesco falò: Chi è più vicino al fuoco (trader, manager, calciatori, attori famosi, veline) si brucia; man mano che ci si allontana dal fuoco c’ è sempre meno calore.

A mio giudizio, prima di proporre leggi che non risolvono i problemi, è necessario guardare la situazione con obiettività.

Altrimenti si rischia di essere ipocriti.

Il Sole 24 ore

Futuro e libertà presenterà in Parlamento un emendamento per alzare l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5 al 24-25%, in linea con la media europea. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il suo intervento al workshop «Dialoghi asolani» con Massimo D’Alema. «La tassazione delle rendite finanziarie – ha detto il fondatore di Fli – non è né di destra né di sinistra». Fini pensa in questo modo di reperire fondi per aiutare la riforma sull’università proposta dal ministro Gelmini».

 «Il presidente della Camera – afferma il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, commentando la proposta lanciata dal presidente della Camera ad Asolo – ha provato a spiegare al leader di Futuro e libertà, Gianfranco Fini, la grave superficialità con cui ha parlato di un raddoppio delle aliquote fiscali sulle rendite finanziarie, così come fece il suo predecessore Fausto Bertinotti? Temo che non lo abbia fatto». «Chi invoca, come fanno Fini e, presumo, il compagno di merende Massimo D’Alema, di intervenire sulle aliquote fiscali lo fa o perché ignora i problemi connessi alla gestione del terzo debito pubblico al mondo, oppure perché non ha letto i giornali negli ultimi sei mesi e quindi non è al corrente degli attacchi speculativi portati contro il debito pubblico di Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda – sottolinea Napoli -. Oppure, ma non credo alla terza ipotesi, si invoca un giro di vite nella speranza che parta un attacco al debito pubblico italiano per destabilizzare il quadro politico e sociale. In ogni caso, trovo delittuoso che si voglia affossare l’Italia in odio a Berlusconi».
«Il presidente del Consiglio ha più di ogni altro il dovere di governare. Dice spesso di avere ildiritto di governare ma ha anche e soprattutto il dovere. Quindi, magari più che dire che farà quando si tornerà a votare, dica cosa fa adesso che il voto non c’è». Ha ancora detto oggi Gianfranco Fini. Quindi, magari più che dire che farà quando si tornerà a votare, dica cosa fa adesso che il voto non c’è». Secondo Fini l’attuale dibattito politico non pone in discussione «se questa maggioranza può dare di più di quello che ha dato: dobbiamo capire se c’è la possibilità di un confronto unitario su questioni che possono essere affrontate da maggioranza e minoranza».

«Il partito carismatico è il miglior strumento per vincere le elezioni, ma il peggiore per governare». Aveva detto in precedenza Fini. Sottolineando poi il clima di concordia tra i due relatori, Fini ha spiegato che la differenza sui toni del dialogo tra le aule parlamentari e un’assise convegnistica come questa «deriva dal fatto che il cosiddetto partito carismatico forse non è “cosiddetto”, essendo basato su un rapporto diretto tra il leader e il popolo, essendo spesso senza intermediari, senza un dibattito interno e una democrazia».

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