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La dittatura del Prodotto Interno Lordo sulla società

La dittatura del Prodotto Interno Lordo sulla società

La dittatura del Prodotto Interno Lordo sulla società

Premessa

Come misurare il valore creato dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali?

Da sempre, tutti noi siamo abituati a pensare al valore in termini monetari, ma il valore creato attraverso la relazione e la condivisione non è monetario.

Dal punto di vista economico, siamo abituati a pensare alla creazione del valore in termini di risparmio, perdite, guadagni e convenienze.

In altre parole ragioniamo per mezzo di confronti di prezzo, ed alimentiamo così la competizione economica tra le imprese.

Siamo stati abituati così! Non conosciamo altro!

Eppure la realtà economica non è fatta di soldi, ma bensì di rapporti emotivi con le cose e tra le persone.

Noi non diciamo ad esempio: “Ho voglia di spendere 6 euro per una bistecca”; ma bensì: “Ho voglia di mangiare una buona bistecca!”

Per questi motivi (per la fame, per il gusto o per il desiderio), prendiamo la decisione di andare a fare la spesa.

Ciò che ci spinge a scegliere un prodotto o l’ altro, un servizio o l’ altro è l’ impressione che questa decisione creerà un valore per noi, poichè avremo la possibilità di provare sazietà o soddisfazione del gusto o del desiderio.

Il giudizio di valore che ci convince a “spendere soldi” potrebbe benissimo essere sbagliato nella realtà, ma comunque rimane determinante per convincerci che “abbiamo bisogno” di qualcosa o di qualcuno.

In effetti ciò che ci convince a “spendere” è il nostro giudizio; ossia ciò che ci convince del nostro bisogno.

Il cosiddetto prezzo di mercato corrente, pertanto, non è altro che l’ espressione di un giudizio di valore collettivo che misura la soddisfazione media percepita da ciascuno ad una certa data.

Ciascuno resta da solo! Ciascuno giudica a modo suo e non si confronta con il suo vicino, ma soltanto con una entità che sta sopra la sua testa (il mercato), la quale si sforza di condizionare con ogni mezzo il giudizio personale con strumenti potenti: Le tecniche di vendita, il marketing e la pubblicità.

Per questi motivi, il valore monetario non può essere utilizzato per calcolare il valore prodotto dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali.

Le Comunità Residenziali  sono insiemi di persone che producono valore “insieme”; il giudizio di valore può essere calcolato solo calcolando il numero e verificando la qualità dei rapporti creati attraverso i legami solidali; ossia identificando dei valori positivi condivisi (amicizia, condivisione, attenzione all’ ambiente, combinazioni qualità/prezzo, etc…etc..), e costruendo statistiche sulla base di interviste.

La statistica è una materia che non conosco.

Spero che incontrerò persone competenti in questa materia che realizzeranno queste idee, e che mi aiuteranno a costruire questi strumenti di misurazione del valore prodotto dalle Comunità Residenziali e dalle Aziende Relazionali; ossia da tutti i sistemi sociali che si formano e che “producono” reti solidali e di condivisione di valore economico.

La dittatura del PIL (Prodotto interno lordo)

Il PIL misura la produzione annuale delle aziende espressa in moneta.

Pertanto, come abbiamo scritto, per misurare il valore interno dei Legami Solidali prodotti dalle Comunità Residenziali e dalle aziende relazionali non è possibile utilizzare lo strumento del PIL, poichè gli elementi che lo costituiscono (il PIL) sono formati soltanto da valori espressi in moneta.

Se posso esprimere un’ opinione personale, trovo che questo strumento di calcolo (Il PIL), sia sbagliato e fuorviante, e spero che un giorno gli studiosi di economia si metteranno d’ accordo per abolirlo.

Finora essi sono arrivati a dire che il PIL presenta molteplici difetti, ma lo usano perchè “è l’ unico strumento di misurazione che hanno”.

Mi chiedo però perchè, essendo considerato uno strumento di misurazione “sbagliato” dagli stessi tecnici del settore, sui giornali il PIL venga trattato ed analizzato con il massimo interesse e “rispetto”.

E’ bene sapere che il PIL misura soltanto ciò che è quantificato con il denaro al fine di essere venduto.

In pratica il PIL è una somma di prezzi!

Tutto ciò che “ha un prezzo” è riconosciuto dal PIL.

Il resto, semplicemente, non esiste.

Ad esempio, il commerciante di cassette pornografiche contribuisce alla crescita del PIL; invece l’ associazione di volontariato che distribuisce pasti gratis ai poveri bisognosi, i quali altrimenti andrebbero forse a rubare, non contribuisce alla crescita del PIL.

Malgrado questa mancanza di logica evidente, tutti noi siamo comunque costretti ad adeguarci alla logica del PIL.
Tutti siamo costretti a ballare al ritmo dei ragionamenti economici del “mercato”, perchè tutto è conteggiato tramite la misura dei prezzi: Il PIL!

Di seguito vi lascio il link che vi porterà a leggere un capitolo tratto dal libro “La dittatura del PIL”, di Pierangelo Dacrema, il quale approfondisce in modo brillante la critica al PIL che ho tratteggiato in poche righe: La dittatura del PIL

La dittatura del mercato

tratto dal libro “Il dio denaro” di Arturo Paoli e Gianluca De Gennaro, Edizioni L’ Altrapagina

Ogni giorno l’ uomo perde un po’ di autonomia e di libertà, perchè è drammaticamente indotto a consumare di più.
E sembra davvero che la tragedia non debba avere fine.
Bisogna insistere sulla coscienza, ricordando che l’ uomo, consumando per se stesso, diventa sempre più responsabile della morte di altri, perchè li condanna a non avere il necessario per vivere.
Oggi, ricordiamocelo sempre, l’ economia uccide molte più persone delle armi: ed è per questo che dobbiamo iniziare a riflettere.
Non possiamo più permetterci di essere superficiali.
Rendiamocene conto una volta per tutte!
Ciascuno di noi pacificamente, vorrei dire gaudiosamente, entra nei supermercati, guarda gli oggetti, soddisfa le proprie voglie e si lascia trascinare da quei ritornelli così infantili: “guarda che bello questo nuovo telefonino, ieri non c’ era”, oppure: “ma guarda che bello, che comodo, che pratico!”. E ancora: “ma che meraviglia questo arnese che ci permette, premendo questo tasto, di raggiungere in un minuto quello che i nostri nonni raggiungevano in due giorni”.
Sono davvero queste le espressioni del vuoto e della superficialità, le espressioni della mentalità comune, una mentalità sapientemente e astutamente costruita e indotta.

E’ necessario reagire!

 

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