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OBAMA: Negli USA si cambia!

Obama è il nuovo presidente USA
Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto.

Questa è una magnifica notizia per gli USA e per tutto il mondo occidentale; spero pertanto che anche da noi sapremo cogliere i segnali del cambiamento.

Già oggi tutti possono vedere la differenza tra l’ immagine di Obama e quella di Berlusconi.

Da noi un ormai anziano magnate governa il nostro paese come se fosse un’ estensione della sua proprietà privata.

Negli USA un giovane avvocato idealista promette un america più giusta e democratica.

Oggi non voglio entrare in questioni tecniche, e non mi chiedo se davvero Obama ha la possibilità di mantenere ciò che promette.

Non è il caso di rovinare i sogni di milioni di americani che oggi festeggiano un giorno “nuovo”.

Mi chiedo se noi in Italia sappiamo ancora sognare.

Parlo ogni giorno con molte persone, le quali non credono più neanche di poter cambiare la gestione politica nel proprio condomìnio!

Essi vedono l’ amministratore come un “obbligo necessario”, e raramente riescono ad immaginare un organizzazione che possa promuovere gli interessi di chi abita nella casa.

Quando parlo di “nuova” gestione condivisa, molti condòmini mi guardano come un illuso che non si è ancora adattato alla realtà opprimente che tutti sono obbligati a vivere ogni giorno.

Ebbene, la novità è che cambiare è possibile!

Se Obama è riuscito a diventare presidente degli Stati Uniti, perchè un gruppo di professionisti e di condòmini, uniti nella Community AziendaCondomìnio, non può riuscire a cambiare e migliorare la gestione condominiale in Italia.

Io scommetto che cambiare è possibile.

YES WE CAN!

Corriere della sera

Alle 5 in punto (ora italiana) la Cnn rende ufficiale ciò che già da un’ora e mezza era apparso chiaro: Barack Obama ha vinto le elezioni e diventerà il 44mo presidente della storia degli Stati Uniti d’America. Il primo presidente di colore, il primo presidente figlio di africano. Subito dopo John McCain ha telefonato al rivale facendogli i complimenti e alle 5,20 è apparso sul palco di Phoenix (Arizona), con a fianco la moglie e la candidata vice presidente Sarah Palin in lacrime, ammettendo la sconfitta.

QUASI VALANGA – Quella di Obama è stata una vittoria netta, quasi una vera valanga, pur se in quattro Stati chiave (Indiana, Virginia, Nord Carolina e Florida) è stata battaglia voto a voto. La svolta si è avuta intorno alle 3,30 quando, prima Fox News (tv tradizionalimente vicina ai repubblicani) e poi la Cnn hanno assegnato l’Ohio e i suoi pesanti 20 voti elettorali al candidato democratico. L’Ohio era stato decisivo nel 2004 per il successo di George W. Bush. Subito dopo sono arrivate le assegnazioni di Iowa e New Mexico. A questo punto McCain avrebbe dovuto aggiudicarsi gli Stati della costa ovest, ma tutti i sondaggi della vigilia lo davano perdente. Il successo di Obama in Virginia è stata la mazzata finale alle ambizioni repubblicane e quando hanno chiuso gli Stati sulla costa del Pacifico, è stato solo una questione di conta matematica: Obama ha superato di slancio la soglia magica di 270 voti elettorali, che gli spalanca la strada verso Washington e la Casa Bianca. Alla fine Barack si è aggiudicato anche Florida, Colorado, Nord Carolina e Indiana degli Stati una volta feudi repubblicani, rendendo più netto il successo. McCain si è tolto una piccola soddisfazione aggiudicandosi il suo Stato dell’Arizona.

SENATO IN MANO DEMOCRATICA – Dopo otto anni quindi i repubblicani perdono la Casa Bianca, ma non è solo una sconfitta politica, aggravata dal netto controllo democratico sul Senato (sono ben 5 i seggi strappati ai repubblicani – Colorado, New Mexico, Nord Carolina, Virginia e New Hampshire – e potrebbero essere tre in più alla fine dello spoglio) e sulla Camera, oltre a un governatore (Missouri) tolto ai rivali. È una sconfitta epocale, che chiude una lunga epoca iniziata con il successo di Reagan nel 1980 (interrotta solo dalla parentesi di Bill Clinton) che portò al potere una classe politica e un’ideologia fortemente liberista e conservatrice e che si è conclusa con l’implosione della finanza senza regole, colonna del successo repubblicano, e l’impantamento nelle guerre in Iraq e in Afghanistan. Ora Obama apre una nuova era.

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