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Le assenze in parlamento, e i costi della politica

Barbareschi, lo stipendio e le assenze
La replica del deputato-attore al Corriere

«Le mie assenze non giustificate ma non cediamo a facili populismi»

Cari amici,

Ho sentito molte volte dire che i costi della politica sono eccessivi.

Sono d’ accordo!

Oggi sul corriere leggo un articolo riguardante le assenze diLuca Barbareschi ai lavori parlamentari.

E’ scandaloso notare che i parlamentari possono partecipare o non partecipare ai lavori parlamentari, e che ciò non influisca per nulla con il loro stipendio, che pertanto rimane invariato (e estremamente alto).

E’ ingiusto che gli stipendi dei nostri rappresentanti politici non siano per nulla dipendenti dall’ andamento dell’ economia del paese e dei conti dello stato.

Questa gente lavora troppo poco in confronto a quello che guadagna!

Inoltre guadagna troppo rispetto a ciò che il nostro paese può permettersi.

Infine, i nostri politicanti che siedono in parlamento sono troppi!

Essi appaiono una moltitudine la quale, pur prentendendo un sacco di soldi di stipendio, non contribuisce per nulla al bene del paese.

Se si vuole fare una riforma che sia conveniente per noi cittadini, a mio giudizio bisogna partire abbattendo i costi della politica di almeno 1/3.

Corriere della sera

Le parole di Luca Barbareschi

Dispiace che un professionista come Gian Antonio Stella (sul Corriere della Sera di ieri) faccia affidamento su di una intervista pubblicata su Il Fatto Quotidiano del 31 ottobre, manipolata in modo evidente in cui non ho mai dichiarato che lo stipendio di politico non mi basta, così come non mi aspettavo che si continuasse la prassi giornalistica di estrapolare alcune affermazioni dal contesto nel quale erano inserite. Quest’anno, come deputato, ho presentato 5 proposte di legge, tre sulla pedofilia, una contro la pirateria e una sullo spettacolo, ottenendo una legge che istituisce la giornata nazionale contro la pedofilia, uno dei pochissimi (purtroppo) disegni di legge di iniziativa parlamentare andati a buon fine. La mia lotta per i fondi per lo spettacolo è stata appoggiata da uno schieramento bipartisan, così come la mia attività di imprenditore dello spettacolo porta lavoro a decine di donne e uomini che lavorano in campo culturale, in un Paese ancora incapace di valorizzare appieno il proprio patrimonio e le proprie eccellenze. Impegni antecedenti la mia candidatura hanno ostacolato per brevi periodi la mia presenza in aula. Questo non giustifica le mie assenze, che sono al 50%, e per questo il mio impegno nel prossimo futuro sarà di ridurle quanto più è possibile. Forse il momento sarebbe maturo per non cedere a facili populismi, a favore di un impegno concreto e reale per il miglioramento del nostro Paese, come nel mio piccolo sto cercando di fare.

Luca Barbareschi
Roma

Posso capire l’imbarazzo di Barbareschi. Ma che mi rinfacci di aver riportato una frase uscita su un altro giornale che poi lui stesso ha ribadito («tolte tutte le spese, i collaboratori messi in regola e così via, non è che lo stipendio di parlamentare mi basti») in una sua telefonata a me martedì pomeriggio è curioso. Si chiederà il lettore: come mai Barbareschi ha telefonato a Stella mentre scriveva la rubrica su di lui? La curiosità è anche mia. Anzi, giriamola a Gianfranco Fini: come mai la mia richiesta di informazioni sulle presenze in commissione dell’onorevole Barbareschi rivolta all’ufficio stampa della Camera (dove stanno dipendenti pubblici pagati con soldi pubblici e tenuti a dare informazioni pubbliche) non solo è rimasta senza risposta («i dati non ci sono») ma è magicamente arrivata nel giro di tre minuti alle orecchie dell’attore-deputato? Il presidente Fini trova questo normale? E lui, Barbareschi, dopo essere stato eletto anche sull’onda delle polemiche feroci della destra contro la sinistra additata come simbolo della «casta», trova normale invitare oggi a «non cedere a facili populismi» chi sottolinea il suo monte assenze del 52,3%?

Gian Antonio Stella

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