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La civiltà dell’ amore e la cultura della violenza

Papa, Angelus e messaggio all’Italia
«Clima di intesa per il bene comune»

Il Santo Padre, come già ieri, è apparso sereno e non ha fatto alcun accenno a quanto accaduto giovedì sera

Cari amici,

Il Papa oggi ci ricorda che esiste una “civiltà dell’ amore” che deve vincere sulla “cultura della violenza” per promuovere il “bene comune” sulla terra.

Mi piace questa attualizzazione del messaggio cristiano, che muta i significati “classici” e sempre attuali, rendendoli accettabili per noi “laici” del 21esimo secolo.

Il paradiso e l’ inferno, infatti, assumono le qualità di “civiltà dell’ amore” e di “cultura della violenza”, ed anche oggi, come sempre, ci chiedono da che parte vogliamo stare.

Dal punto di vista cristiano, infatti, la vita è una battaglia, e tutti noi siamo impegnati a realizzare il regno di Dio sulla terra.

Il papa incarna il quartier generale che guida le leve che guidano il “popolo di Dio” nella realizzazione di questo progetto divino sulla terra.

A Natale, giusto per evitare fraintendimenti, mi piace ricordare che noi uomini viviamo di simboli e di rappresentazioni mitiche del mondo.

Per scoprire quanto sia vera questa affermazione, è sufficiente accorgersi di come la pubblicità e il marketing cerchino di scimmiottare le immagini e i miti per cercare di influenzare le nostre scelte di acquisto.

Pertanto, noi possiamo scegliere consapevolmente i nostri miti di riferimento, ma non possiamo non avere alcun mito, perchè questa possibilità non fa parte della nostra storia.

Possiamo scegliere il meglio per noi!
Possiamo aderire a scelte che altri ci prospettano come “il meglio” per noi.
Ma non possiamo “non scegliere”! Nessuno può scegliere di astenersi dalla lotta.

Corriere della sera

MILANO – La «civiltà dell’amore» non si arrenda «di fronte al male e alla violenza» e abbatta «le barriere tra gli uomini, rendendoli fratelli nella grande famiglia dei figli di Dio». Questo l’invito di Papa Benedetto XVI che sabato mattina, per la seconda volta dopo quanto accaduto nella Basilica di San Pietro la notte di Natale, è apparso in pubblico e ha recitato l’Angelus nella solennità di Santo Stefano. Come già accaduto il giorno di Natale in occasione della benedizione Urbi et Orbi, papa Ratzinger non ha fatto alcun accenno all’episodio di giovedì sera. In Italia «si viva quel clima di intesa e di comunione che tanto giova al bene comune» ha detto al termine della preghiera dell’Angelus. Ratzinger ha chiesto «all’intera Nazione» italiana un «rinnovato impegno di amore vicendevole e di reciproca comprensione». «Rivolgo infine il mio cordiale saluto a voi, pellegrini di lingua italiana – ha detto il Pontefice nei saluti in italiano – ed auguro che la sosta di questi giorni presso il presepio per ammirare Maria e Giuseppe accanto al Bambino, possa suscitare in tutti un rinnovato impegno di amore vicendevole e di reciproca comprensione, affinchè all’interno delle famiglie e dell’intera Nazione si viva quel clima di intesa e di comunione che tanto giova al bene comune».

LA FIGURA DI SANTO STEFANO – Il Papa ha ricordato Santo Stefano, primo martire cristiano e ha invitato a seguire il suo esempio che, ha detto, «ci aiuta a penetrare maggiormente il mistero del Natale e ci testimonia la meravigliosa grandezza della nascita di quel Bambino nel quale si manifesta la grazia di Dio». «La testimonianza di Stefano, come quella dei martiri cristiani – ha sottolineato Benedetto XVI – indica ai nostri contemporanei spesso distratti e disorientati, su chi debbano porre la propria fiducia per dar senso alla vita». Santo Stefano «non ha esitato a dare la vita per amore del suo Signore. Egli muore perdonando i propri persecutori – ha concluso il Pontefice – e ci fa comprendere come l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo dia origine ad una nuova civiltà, la civiltà dell’amore, che non si arrende di fronte al male e alla violenza e abbatte le barriere tra gli uomini, rendendoli fratelli nella grande famiglia dei figli di Dio».

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