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La guerra dei ricchi contro i poveri

La guerra dei ricchi contro i poveri

Cari amici,

I giornali di oggi raccontano che negli Usa è stato siglato l’ accordo necessario per evitare il default tecnico del più avanzato paese del mondo, che prevede tagli alla spesa per 2.400 miliardi di dollari, e nessun incremento di imposte per i ricchi.

Gli stessi giornali raccontano di proteste violente da parte di immigrati che chiedono all’ Italia il diritto di vivere.

E’ sintomatico anche notare che i politicanti italiani non si sono abbassati lo stipendio, ma hanno quadrato i conti imponendo tagli e riducendo deduzioni fiscali.

Questo insieme di notizie hanno dei collegamenti che voglio segnalare: In tutti i casi vi sono interessi stratificati e relazioni politiche e sociali consolidate, le quali concedono a gruppi sociali dei vantaggi che producono sempre più vantaggi.

I paesi ricchi impongono la loro politica ai paesi poveri; i gruppi sociali ricchi impongono ai poveri di pagare il risanamento dei conti pubblici; la casta dei politici impone ai cittadini di sopportare per intero il risanamento dei nostri conti pubblici; la casta degli amministratori di condominio impone una gestione incontrollata ai condòmini che non hanno la forza e la volontà politica di organizzarsi.

Ho appena letto un libro che tratta di questo argomento, che vi consiglio caldamente di comprare e di leggere con attenzione, perchè è capace di cambiare la nostra visione economica, e portarla dentro criteri di economia relazionale.

Il libro in questione tratta del cosiddetto "effetto San Matteo", porta il titolo "Sempre più ricchi, sempre più poveri", autore Daniel Rigney, editore Etas.

L’ effetto San Matteo trova origine nel famoso brano tratto dal vangelo di Matteo 13,12 che recita: "Così a chi ha sarà dato e sarà nell’ abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha".

La prefazione italiana di questo libro propone come riflessione che "viviamo in un mondo in cui i ricchi si arricchiscono e i poveri si impoveriscono, nel senso più vivido e concreto dell’ espressione.

Credo che pochi potrebbero contraddire questa amara constatazione.

Da ciò ne consegue che proprio l’ accumulo di queste enormi ricchezze, a fianco della formazione di gigantesche sacche di povertà sia il segnale più esplicito di un sistema che non funziona, che presenta difetti strutturali, ineliminabili, a meno di radicali riforme.

E’ il gioco che non convince, è la collettività che ne è stanca, è l’ umanità che chiede qualcosa di diverso e di più.

Vengono in mente le parole di Andrè Breton: "Non voglio cambiare le regole del gioco, io voglio cambiare il gioco!"

Per cambiare gioco è necessario, prima di tutto, liberare il fatto economico dalla gabbia numerica che la moneta gli ha costruito intorno.

Tutti noi siamo oppressi da questa gabbia numerica, e dobbiamo trovare insieme nuove idee e nuovi progetti per liberarci.

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