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L’ io dell’ "io"

Non siete stati voi a costruire il vostro "io".

E’ stato qualcun’ altro a farlo per voi.

La gente vi ha detto chi dovevate essere e chi non dovevate essere, come dovevate muovervi, che odore dovevate avere, e come dovevate fare quasi tutto ciò che fate.

E’ meraviglioso fare marcia indietro.

Dicono gli asiatici: "Lascia il tuo ego sul tavolo".

L’ io costruisce intorno a sè muraglie enormi, per proteggersi.

E le chiama realtà.

Tutto ciò che non si armonizza con quello che l’ io ingabbiato considera reale, non può superare la muraglia, e così, quando la nuova percezione entra, è diventata ciò che l’ io voleva che fosse.

Per questo motivo tanti di noi continuano a procedere attraverso la vita vedendo soltanto ciò che vogliono vedere, udendo ciò che vogliono udire, sentendo l’ odore che vogliono sentire, mentre il resto rimane totalmente invisibile.

Le cose sono tutte là: Per vederle, non dobbiamo far altro che lasciarle entrare, toccarle, assaporarle, masticarle, abbracciarle (questo è anche meglio), fare l’ esperienza di quel che sono… non di quello che siamo noi.

R.D. Laing ha detto:

"Fin dal momento della nascita, tu vieni programmato per diventare un essere umano, ma sempre secondo la definizione della tua cultura e dei tuoi genitori e dei tuoi educatori".

E la cosa più orribile è che ci lasciamo agganciare da questo programma, e incominciamo a identificarlo con noi.

Sul nostro io si ammucchiano migliaia e migliaia di cose che in realtà non sono noi, ma appartengono alle nostre famiglie, alla nostra cultura, ai nostri amici, e così via.

Le prendiamo con noi, e allora diventano noi, e noi siamo disposti a morire per difendere quel "noi", e diventiamo apatici per non affrontare la sfida di un nuovo io.

I nostri sensi pongono limiti, il nostro sistema nervoso centrale pone limiti, le nostre categorie personali e culturali pongono limiti, il nostro linguaggio pone limiti, e al di là di tutte queste selezioni, le leggi della scienza ci inducono a sostenere informazioni selezionate che noi consideriamo vere, e anche questo pone limiti.

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