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Il valore del lavoro

Ocse: stipendi italiani tra i più bassi, 17% in meno rispetto alla media

Cari amici,

Quanto “vale” il lavoro?

Molto spesso i miei vicini si lamentano perchè guadagnano “poco”, ma quando cerco di capire meglio e di discutere con loro su quanto vorrebbero guadagnare, le risposte che ascolto con interesse sono vaghe.

….si vorrebbe guadagnare “di più!”; su questo sono tutti d’ accordo!

Il valore del lavoro è costruito dalla politica, ed inoltre oggi questo valore è condizionato dalla situazione economica mondiale.

In altre parole, a livello mondiale i lavoratori sono divisi e “succubi” del mercato, e quindi a livello locale essi sono obbligati a ristrutturare il proprio stipendio sulla base dei loro “concorrenti” che prendono “di meno”.

I lavoratori italiani sono in diretta concorrenza con quelli polacchi, con quelli cinesi e con quelli americani, ma spesso non se ne rendono conto.

Per di più l’ incidenza fiscale nel nostro paese è molto superiore di quella che grava sui lavoratori degli altri paesi.

Lo stato agisce senza controllo, e noi tutti siamo costretti a subire le decisioni che troppo spesso sono contrarie ai nostri interessi di cittadini.

Per tutte queste ragioni, da noi i lavoratori “normali” guadagnano sempre di meno, in proporzione a ciò che percepiscono i politici, i dirigenti, gli azionisti, i professionisti e i commercianti che possono permetterselo (non tutti).

E’ importante prestare attenzione al fatto che in ogni sistema paese se gli operai perdono “valore”, qualche altra categoria economica ci guadagna.

Non a caso da noi il differenziale tra ricchi e poveri aumenta sempre di più sia a livello di unità (Ci sono sempre meno ricchi e sempre più poveri) sia a livello di quantità (I ricchi guadagnano sempre di più, e i poveri guadagnano sempre di meno).

Per cambiare questa situazione, credo che sia necessario un cambiamento culturale che possa incidere sulla politica in maniera non violenta.

Il valore delle cose e del lavoro deve essere calcolato sulla base di ciò che valorizza la nostra società!

Il mercato non può condizionarci a tal punto da farci perdere il senso della realtà.

Oggi chi guadagna “di più” non è chi produce “di più”, ma bensì è il più “furbo”, e riesce pertanto ad organizzarsi ed approfittarsi dei propri mezzi e delle proprie conoscenze per appropriarsi della maggior parte del valore finanziario disponibile.

Quando questo processo si sviluppa a livello mondiale, accadono le bolle finanziarie, che poi ricadono sulle spalle degli stati nazionali, spesso diretti da politici che hanno tutto l’ interesse a far pagare i danni ai cittadini che le hanno subìte (le bolle finanziarie), e non agli speculatori che ci hanno guadagnato (sulle bolle finanziarie)!

Apriamo gli occhi, e organizziamo le nostre Comunità residenziali in modo che creino valore per chi abita il territorio.

Se vogliamo, possiamo cambiare!

Il Sole 24 ore

Gli italiani incassano ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei Paesi Ocse. Con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca al 23esimo posto della classifica dei 30 paesi dell’organizzazione di Parigi.

Le buste paga sono più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. È quanto risulta dal rapporto Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).

Secondo i dati contenuti nel corposo dossier di quasi 500 pagine pubblicato dall’Ocse, a pesare negativamente sulle buste paga degli italiani è anche il cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single senza carichi di famiglia, è del 46,5%. In questa classifica l’Italia risulta infatti al sesto posto tra i trenta paesi Ocse dietro a Ungheria, Belgio, Germania, Francia e Austria.

Più leggero è il drenaggio di imposte e versamenti contributivi se si esamina il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo e al 36% e l’Italia scivola qualche posizione sotto collocandosi all’undicesimo posto nell’Ocse (partendo sempre dai Paesi dove massimo è il peso fiscale sulle buste paga). La crisi economica tocca tutti ma gli italiani sembrano già con differenza salariale di partenza rispetto ai lavoratori di altri Paesi. Tornando alla classifica sui salari, infatti, facendo un pò di conti, un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese.

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