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Il social Lendig bloccato in Italia

Il Tesoro cancella Zopa dall’albo
“Sospese tutte le attività”

Bankitalia: “Emerse gravi irregolarità gestionali e modalità operative del tutto divergenti dallo schema approvato”. La protesta sul blog: “Andiamo alla Corte di Giustizia Europea”

Cari amici,

Zopa, la prima community di social lending in Italia, attiva dal 2008, è stata cancellata dall’ albo degli intermediari finanziari, e non potrà più operare.

Non conoscendo i dettagli di questa notizia, mi astengo dal commentare il fatto specifico.

Mi preme invece scrivere che, a mio giudizio, il social lendig rappresenta un’ opportunità realistica di scambiarsi valore direttamente tra chi ha disponibilità finanziarie e chi ne ha bisogno.

La rete può sviluppare delle forme di garanzie efficienti, e spero che Zopa riuscirà a riprendere le sue attività in Italia.

Mi chiedo altresì perchè le attività di Zopa all’ estero non siano state fermate come nel nostro paese.

Staremo a vedere!

Per ciò che mi riguarda, sono convinto che debbano essere favorite ed incoraggiate tutte le attività che abbiano ad oggetto la condivisione di valore economico e finanziario, come le reti solidali, i gruppi di mutuo aiuto, i gruppi di acquisto solidale, etc…etc…

Queste attività possono anche prevedere dei supporti collettivi di natura finanziaria, i quali sono tutti da studiare, ma che oggi sono già attuati da realtà economiche importanti.

Come esempi “bipartisan” cito sia Radio Maria; un progetto che intende costruire una rete mondiale di radio ispirate dall’ esperienza religiosa di Medjugorie, sia Radio Popolare, un progetto nazionale di ispirazione popolare e solidale, che ha come base del proprio finanziamento un gruppo numeroso di associati che versano contributi in modo costante e predeterminato.

Mi chiedo quante realtà sociali potrebbero nascere e crescere su queste basi di supporto finanziario popolare?

La Repubblica

ROMA – Zopa.it, la prima community di social lending in Italia, attiva dal 2008, ha annunciato “la sospensione delle attività in seguito alla cancellazione dall’albo degli intermediari finanziari”. La cancellazione è stata disposta il 10 luglio, fa sapere un portavoce di Zopa, in seguito “a un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze”, emanato “su indicazione della Banca d’Italia”. Secondo via Nazionale infatti “gli accertamenti ispettivi condotti per verificare la corretta conduzione dell’attività di social lending hanno fatto emergere gravi irregolarità gestionali e modalità operative del tutto divergenti dallo schema operativo sottoposto alla Banca d’Italia”. Zopa ha pertanto sospeso la trattazione di nuovi prestiti e l’ingresso di nuovi prestatori.

Zopa, Zone of Possible Agreement, (in italiano Zona di Possibile Accordo), è nato in Gran Bretagna nella primavera del 2005, per iniziativa di tre manager della banca online Egg. In pratica il sito fa da intermediario ai prestiti tra privati: le condizioni vengono stabilite di volta in volta, in base a un accordo tra le parti. A Zopa, in quanto intermediario, viene garantita una percentuale dell’1 per cento da parte dei prestatori, e da parte di chi prende il denaro in prestito in misura variabile a seconda della propria “affidabilità”. Infatti gli aspiranti al prestito vengono suddivisi in varie classi, a seconda delle informazioni reperite da Zopa su di loro: più si è affidabili e meno si paga, e dunque la classe A+ paga lo 0,5 per cento, la A l’1 per cento, la B l’1,5 per cento e la C il 2 per cento.

Un meccanismo che aveva trovato parecchi risparmatori interessati: infatti Zopa, che nel Regno Unito conta 300.000 iscritti, in Italia ne ha oltre 40.000. In un anno e mezzo 5.000 persone si sono prestate online più di 7 milioni di euro. Cifre di tutto rispetto, che hanno permesso a Zopa di attestarsi al terzo posto della classifica europea delle community di social lending, dietro Zopa britannico e i tedeschi di Smava.de.

L’amministratore delegato di Zopa.it, Maurizio Sella, si dichiara molto sorpreso “da questa decisione che ci sembra dovuta unicamente a valutazioni di carattere tecnico-giuridico sul funzionamento della piattaforma, a fronte delle quali peraltro avevamo proposto una soluzione definitiva”.

“Abbiamo sempre collaborato con la Banca d’Italia – prosegue Sella – fin dalla fase di progettazione di un’iniziativa sicuramente non codificata. Nel gennaio del 2008 abbiamo iniziato ad operare dopo avere ricevuto l’ok dell’Ufficio Italiano Cambi e da quel momento Zopa è stata un grande successo, soprattutto in un momento storico in cui il credit crunch escludeva intere fasce sociali dall’accesso al credito. Ci siamo attivati per tutelare la nostra posizione e la community in tutte le sedi e in tutti i modi che ci saranno consentiti, confido in un rapido rientro alla normalità”.

Ma dalle valutazioni della Banca d’Italia sembra difficile che questo avvenga, perlomeno in tempi stretti: “La società acquisiva la titolarità e la disponibilità dei fondi conferiti dai prestatori, violando l’obbligo di separatezza delle disponibilità di terzi da quelle della società; in tal modo si realizza una abusiva attività di raccolta del risparmio, con rischio per i terzi i cui fondi non vengono più scambiati immediatamente tra creditore e debitore come dovrebbe essere nello schema di social lending ma rimangono nella disponibilità della Zopa. Di fatto il creditore si trova inconsapevolmente in una posizione analoga a quella di un depositante senza le tutele previste dall’ordinamento per i risparmiatori”.

“Le modifiche operative proposte da Zopa per risolvere il problema – conclude la Banca d’Italia – non sono risultate sufficienti a garantire la rimozione delle irregolarità, manifestando una strutturale difficoltà nell’assicurare il rispetto della disciplina in materia bancaria e finanziaria posta a tutela dei terzi e del mercato”.

Nel frattempo, i vecchi prestatori e richiedenti possono consultare il sito per sapere come verranno man mano fermate le attività. Infatti, se non verranno avviati nuovi prestiti, quelli già in atto seguiranno in linea di massima le scadenze già previste.

Gli aderenti alla community sul blog di Zopa stanno contestando duramente quella che considerano una sorta di vendetta della “lobby bancaria”: “Ti pareva che l’associazione a delinquere bancaria non si sarebbe mossa a mettere i bastoni tra le ruote ad un sistema onesto e trasparente come questo. Siamo in Italia, benvenuti!”, scrive per esempio Andrea. In molti però vogliono vederci chiaro e, in nome della trasparenza, chiedono la pubblicazione del decreto ministeriale. Augurandosi che magari si tratti “di un malinteso”. Qualcuno avanza addirittura la proposta che si possa proseguire senza l’autorizzazione della banca centrale. E qualcun altro propone addirittura il lancio di uova marce contro le istituzioni. Mentre i più razionali si schierano per un ricorso alla Corte di Giustizia Europea, considerato che i “cugini” inglesi non sono mai incorsi in alcuna contestazione da parte delle autorità britanniche.

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