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Giustizia: Chi "detta" la riforma?

Napolitano : «Rispettare gli equilibri»
Alfano: «La riforma non la detta l’Anm»

Berlusconi: «E’ prioritaria per il governo». E i magistrati: «Non siamo in guerra contro nessuno»

Cari amici,

Questo incaponimento verso un’ accorciamento “legale” dei processi mi sembra eccessivo!

Inoltre è preoccupante, a mio giudizio, questa confusione tra gli interessi dei cittadini al “giusto” processo, e l’ interesse del presidente del Consiglio a evitare di essere processato.

Quando Berlusconi dice “La riforma della giustizia è primaria per il governo”, è naturale pensare che “lui” tenga particolrmente a questa legge perchè ha paura di essere processato.

Mi chiedo se sia giusto “accorciare” i processi per legge, e penso di no, perchè non è possibile, in un paese civile, accettare di “assolvere” per mancanza di tempo.

Mi piacerebbe che in Italia la giustizia fosse rapida ed efficace.

Ma così non è, e non può diventarlo semplicemente eliminando l’ esercizio dei giudizi che diventano “lunghi”.

Perchè, in questo caso, il corso dei processi diventerebbe una “corsa contro il tempo”, e gli avvocati farebbero il possibile per allungare i tempi tecnici con il fine di arrivare alla “prescrizione legale”.

Ma queste sono solo opinioni!

Il punto della questione sconvolgente è che si vogliono fare le riforme senza tener conto delle esigenze degli “addetti ai lavori”, calando sulla testa di tutti delle regole scritte da una maggioranza il cui presidente è coinvolto direttamente in processi che si vuole estinguere per legge.

E l’ opposizione ha già pronto il proposito di proporre il referendum abrogativo!

Ma è possibile tutto questo ammasso di sforzi inutili?

Corriere della sera

ROMA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Maurizio De Tilla, in occasione del sesto Convegno, dedicato all’avvocatura e alla riforma della giustizia, che si tiene a Roma. Oltre a quello del presidente della Repubblica, al Convegno sono giunti i messaggi di Fini e Berlusconi. Il presidente della Repubblica, in particolare sottolinea l’auspicio che le riforme della giustizia avvengano nel «rispetto di corretti equilibri istituzionali». Il convegno – aggiunge il Presidente – «potrà offrire significativi, sereni contributi al delicato confronto in atto su come migliorare per rendere efficiente un servizio pubblico fondamentale, quale è quello della giustizia, nel rispetto di corretti equilibri istituzionali».

L’AVVOCATURA – «In più occasioni – prosegue il messaggio del presidente della Repubblica – ho ricordato l’insostituibile ruolo che l’avvocatura svolge a tale riguardo come protagonista essenziale del sistema giustizia e come “filtro naturale” tra cittadini e tribunali». «In questo spirito di comune appartenenza e di apertura al dialogo – ricorda il presidente – si colloca il “Patto per la giustizia” stipulato con l’Associazione nazionale magistrati e gli altri operatori del settore. Con questo stesso spirito, pragmatico e costruttivo, saranno certamente esaminate, nelle varie sessioni della conferenza, anche le problematiche connesse al riconoscimento della rilevanza costituzionale del ruolo dell’Avvocatura, nonché alla revisione dell’ordinamento forense e della regolamentazione della magistratura “laica”».

BERLUSCONI – Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parla di riforma della giustizia in un suo messaggio: «La riforma della giustizia occupa un posto prioritario nel programma politico sulla base del quale gli elettori hanno ritenuto di affidare alla maggioranza che mi onoro di guidare il compito di governare». «La fiducia di quegli elettori – aggiunge il premier – ci impone di portare a termine gli impegni presi per una giustizia veramente imparziale, più giusta ed efficiente. Abbiamo già varato importanti provvedimenti di riforma del Codice di procedura civile e per la digitalizzazione della giustizia, mentre sono in discussione in Parlamento la riforma del processo penale e la riforma dell’avvocatura. Ad essi seguirà – assicura Berlusconi – a coronamento dei nostri sforzi, l’indispensabile riforma costituzionale della giustizia che porrà in condizioni di effettiva parità l’accusa e la difesa nel processo».

FINI – Nel messaggio di Gianfranco Fini si sottolinea invece che la Conferenza dell’avvocatura può rappresentare «una fruttuosa opportunità di valorizzazione del ruolo e della professionalità degli appartenenti all’Organismo unitario dell’avvocatura italiana». Fini auspica anche che l’iniziativa sia occasione «di confronto e di riflessione sulla delicata attività svolta nel rispetto dei valori indicati dalla nostra Costituzione».

ANM – Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nel suo intervento ha tenuto ad affermare che «la magistratura non è in guerra contro nessuno, ma vuole soltanto far sentire la propria voce». Palamara ha assicurato che i magistrati «non saranno nè arroccati nè corporativi, ma ci batteremo sempre per una magistratura indipendente, non condizionata dal potere politico. Non vogliamo – ha affermato – che la magistratura sia lasciata sola in questo clima di aggressione mediatica in cui a volte viene indicata come la sola responsabile dei problemi della giustizia». Poi a margine del suo intervento ha aggiunto che il disegno di legge della maggioranza sul processo breve, primo firmatario il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, è «inemendabile»: «Rischia di dare il colpo finale al processo penale. Moltissimi processi in Italia sarebbero travolti da questa disposizione, e diventerebbe difficile dire alle vittime dei reati “guardate, non facciamo più niente, non andiamo avanti’». Secondo Palamara, se entrasse in vigore la proposta «trascinerebbe con sé anche il processo civile, perché se dobbiamo correre nel processo penale le risorse le possiamo prendere solo dal settore civile».

ALFANO – Il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, dal canto suo ha assicurato che la riforma della giustizia sarà fatta e non verrà scritta «sotto dettatura dell’Anm», ma non c’è alcuna intenzione di portare i pm sotto il controllo del governo. «Vogliamo solo migliorare ciò che c’è scritto nella Costituzione – ha precisato – . Non intendiamo variare l’equilibrio dei poteri assegnato dal Costituente». E’ però necessario, sottolinea, dare all’avvocatura pari dignità rispetto ai pm, che «si danno del tu con i giudici, mentre gli avvocati danno del lei ai giudici». Alfano ha poi difeso il ddl sul processo breve, definendolo «una norma di civiltà»: «Sei anni, più le indagini, rappresentano un tempo sufficiente per un cittadino che è sottoposto alla giurisdizione. Non si può rimanere nelle maglie della giustizia a vita».

 

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