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Dissenso a destra per la gnocca in parlamento

“Basta veline in politica”
L’altolà della fondazione di Fini

Il presidente della Camera non sconfessa ma frena: “Comprensibile, ma eccessivo”

Cari amici,

Volentieri riprendiamo questo articolo che leggo su “repubblica” che rappresenta una fronda di dissenso nel granitico “Popolo della Libertà”.

Evidentemente la gnocca in politica attira, ma non piace a tutti!

Veline, Letterine, donnine provenienti dal Grande Fratello, ed altra “fuffa” mediatica, servono ad intrattenere, ma ben difficilmente sono utili nel governare la nostra povera Italia.

Ma la domanda mi pare più generale: Chi decide i candidati?

A mio giudizio è necessario immaginare delle procedure definitite dalla legge, ad ispirazione di quelle che portano al governo il presidente degli Stati Uniti.

Credo che Obama, in Italia, si sarebbe scontrato con la calotta di potere che ci sovrasta, e certo non avrebbe potuto mostrare le sue qualità politiche.

Inoltre, lancio una proposta: Via i “vecchi” dal parlamento!

Credo che sia necessario mandare in pensione chi abbia oltre 65 anni età.

Il mondo è dei giovani! Berlusconi dice …largo ai giovani!

Ebbene, si riposi!

A proposito di possibili “innovazioni”, qualcuno scrive sui giornali sul prossimo referendum?

Perchè su questo argomento sui media c’ è un silenzio così assordante?

(Littizzetto che parla del referendum)

Chi fa informazione nel nostro paese?

La Repubblica

ROMA – I distinguo tra Fini e il Cavaliere non sono una novità. Ma stavolta l’affondo di FareFuturo, fondazione animata dal presidente della Camera, punta su donne e televisione. Ovvero due dei punti nevralgici della visione del mondo berlusconiana. “Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi, le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse”. Parole come pietre, firmate da Sofia Ventura sul magazine della fondazione. Al punto che, alcune ore più tardi, lo stesso Gianfranco Fini deve puntualizzare definendo “copmprensibili, ma eccessive e non totalmente condivisibili” le opionioni della Ventura.

Da tempo, la ricerca dello smarcamento dal premier è strategia quotidiana del presidente della Camera. E, come in passato, Farefuturo è lo strumento per mandare precisi segnali. Ora è il turno del personalissimo modo con cui il premier utilizza le donne in politica, le procedure di scelta e il retroterra da cui provengono. Veline, velinismo e simili, insomma.

Una scelta rilanciata con forza dal premier per l’ultima infornata di candidature del Pdl per le Europee. Nell’ordine ci sono Barbara Matera, già “letteronza”, Angela Sozio, ex del Grande Fratello, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo, Eleonora Gaggioli, direttamente dai set di Don Matteo ed Elisa di Rivombrosa. “Volti nuovi e freschi” nelle intenzioni del Cavaliere. Destinati a rappresentare l’Italia in Europa. In quel Parlamento europeo che con le ribalte televisive ha poco da spartire. O almeno dovrebbe.

Il giudizio di Farefuturo è duro. Si parla di “una pratica di cooptazione di giovani signore con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un’assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità”.

E che nessuno parli di ricerca di volti nuovi, di nuove pratiche di selezione. Di rottura con le liturgie partitiche. “Qui assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento – continua Farefuturo -. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall’altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima”.

Nessuna valorizzazione, insomma, semmai un uso spregiudicato del “corpo delle donne” che ottiene l’effetto opposto. A fronte di numeri che fotografano una presenza femminile in politica ancorata a livelli minimi, infatti, la risposta del Cavaliere è un “velinismo” che “rilancia uno stereotipo femminile mortificante, accuratamente coltivato dalla nostra televisione (che è, a questo proposito, un unicum nel contesto europeo-occidentale) e drammaticamente diseducativo per le nuove generazioni”.

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