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Il clima alla fine del primo decennio del 21esimo secolo

Cari amici,

Siamo alla fine di un decennio rivoluzionario, ma siamo rimasti senza sogni!

La gente vive alla giornata, ha sempre meno futuro prevedibile, e un passato ormai dimenticato e schiacciato dal presente.

Tutto è “ora”.

Io non accetto questo disfattismo dilagante, che obbliga la gente ad occuparsi di emergere nei soli modi che sono consentiti dal “sistema”: Successo personale e visibilità mediatica.

Non voglio rassegnarmi a vivere così!

Non so cosa farò, ma è certo che non voglio accettare questa situazione così inumana, che mi costringe a sopravvivere alla giornata.

A Copenaghen possiamo vedere bene quanto i leader mondiali abbiano una inconsistenza politica notevole, che li porta a guardare al futuro soltanto come una serie di progressivi accordi economici.

Io non sono uno scenziato, e non conosco effettivamente la situazione del clima mondiale, ma i commenti che ho letto (da neofita) su questo argomento non mi tranquillizzano.

Sono convinto che dobbiamo trovare il modo di cambiare gli equilibri di potere esistenti, perchè quelli attuali non sono convenienti per i nostri interessi di cittadini e residenti.

Io voglio valere perchè esisto, non perchè ho un conto in banca da spendere!

Corriere della sera

COPENAGHEN – Non si è ancora conclusa, dopo un’intera notte di dibattiti intensi, la Conferenza Onu sul clima di Copenaghen. L’intesa minimalista (e senza valore vincolante) annunciata in serata dal presidente americano Barack Obama e sottoscritta dal premier cinese Wen Jiabao, dal primo ministro indiano Manmohan Sing e dal presidente sudafricano Jacob Zuma, è stata silurata dall’opposizione del piccolo Stato insulare di Tuvalu, nel Pacifico (il primo paese che ha già avuto dei «rifugiati climatici») e poi da una raffica di interventi contrari di paesi latinoamericani: Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica. L’accordo al ribasso prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l’aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo.

LE CRITICHE – Poco dopo le tre di notte è arrivato il no di Jan Fry, il rappresentante di Tuvalu che già nei giorni scorsi si era distinto per aver descritto in lacrime la minaccia climatica che pesa sul suo paese. «Avete messo trenta denari sul tavolo per farci tradire il nostro popolo, ma il nostro popolo non è in vendita», ha detto Fry. Sono seguite decine di interventi, con molte critiche per i metodi seguiti dalla presidenza danese e dal gruppo dei leader di 25-30 paesi che ha cercato di far uscire il negoziato dalla situazione di stallo. Molto virulento, e poi molto criticato, è stato l’intervento del rappresentante del Sudan e del G77, che ha paragonato il tentativo di imporre l’accordo all’Olocausto, dicendo che condannerebbe il popolo dell’Africa all’incenerimento.

Protesta ambientalista (Ap)

LA BOZZA DELLA SERATA – L’intesa fra Usa, Cina, India e Sudafrica, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere sottoposta all’approvazione delle 192 delegazioni nazionali della Conferenza Onu e diventare l’Accordo di Copenaghen sul clima. Dopo un lungo momento d’incertezza, a tarda sera l’aveva sottoscritta a malincuore anche l’Ue, che non aveva partecipato all’incontro quadrilaterale promosso da Obama e considerava piuttosto criticamente il testo scaturitone. Il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso, durante una conferenza stampa convocata alle due di notte con il presidente di turno dell’Ue e primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, ha sostanzialmente spiegato come, a quel punto sembrasse essere ormai l’unico accordo possibile, pur riconoscendo che restava al di sotto delle attese e delle ambizioni di Bruxelles. La presidenza danese del premier Lars Loekke Rasmussen, nonostante le critiche iniziali, è stata poi difesa da molti altri interventi, ma non è riuscita a far passare il documento con la proposta di accordo, perché la Conferenza Onu può decidere solo per consenso, e almeno quattro paesi continuano a opporsi. Si discute ancora se retrocedere la proposta di accordo a un documento informativo, o se approvarlo mettendo una nota a piè di pagina con la menzione dei Paesi contrari.

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