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Borse, un altra caduta libera!

Gelata sulle Borse europee
Wall Street chiude in rosso

Cari amici,

oggi ci siamo svegliati di nuovo dal “sonno” ottimistico che i media cercano di somministrarci ogni giorno.

Le cose sono cambiate!

Se la nostra società e i nostri politicanti non riusciranno a diventare consapevoli di questa situazione il futuro riserverà altre sorprese dolorose.

I mercati finanziari, da alcuni mesi, mostrano una nervosa attività di investimento “mordi e fuggi”.

Per questo motivo assistiamo a brevi impennate e brevi cadute.

In realtà pochi si azzardano a fare programmi finanziari di lunga scadenza, poichè sanno che le stampelle finanziarie pubbliche che oggi sostengono le banche di tutto il mondo non potranno durare per sempre.

Tutta questa gentaglia, che chiede aiuti dallo stato quando le cose vanno male, ma che aspira al “liberalismo” economico quando gli affari invece prosperano, mi sembrano delle sanguisughe che non producono alcun valore per le società che occupano abusivamente.

Le borse di tutto il mondo sono diventate degli istituti di controllo politico sull’ economia globale.

In altre parole, le borse sono dei cani da guardia che controllano che tutte le imprese facciano ogni attività economica possibile con il fine ultimo dichiarato di creare valore per gli azionisti.

Una logica folle che distrugge ogni valore alternativo al profitto, e che sta consegnando il mondo ad una classe privilegiata di ricchi.

Ma questo sistema non tiene per nessuno, e oggi ne abbiamo avuto l’ ennesima dimostrazione.

Il valore finanziario deve essere distribuito, non concentrato.

Altrimenti si creeranno altre bolle finanziarie spaventose, come quelle su cui stiamo ancora seduti.

Beati i poveri e chi ha i debiti!

Almeno loro ora possono dormire sonni tranquilli!

 

Il Sole 24 ore

Dopo un venerdì di passione per le Borse europee, anche Wall Street chiude in negativo: l’indice Dow Jones ha perso il 2,51% a 9.712,73 punti mentre il Nasdaq è calato del 2,50% a 2.045,11 punti.
In discesa anche l’indice S&P 500 a 1.036,19 (-2.81%).

I dati negativi sulla fiducia dei consumatori hanno spinto al ribasso l’indice Dow Jones facendo bruciare i guadagni di ieri. Tutte e 30 le componenti del Dow Jones hanno chiuso in rosso guidate da Bank of America (-7,3%)
e J.P. Morgan Chase (-5,8%).
Le perdite nell’ultimo giorno di contrattazioni di ottobre hanno spazzato via i guadagni del mese anche per l’indice S&P 500 e del Nasdaq. CONTINUA ...»

Sui listini europei è stato più che annullato il rally di ieri, e il ribasso è accelerato in chiusura (Francoforte -3,09%, Parigi -2,86%, -1,81%). Una serie di dati macroeconomici di diverso tenore è tornata ad alimentare l’incertezza, spingendo gli investitori a preferire senza esitazioni i realizzi.

L’indice Ftse All Share ha chiuso in perdita del 3,06% a 22.528 punti, l’Ftse Mib in ribasso del 3,13% a quota 22.060. Tra le blue chip, prese di beneficio su Exor (-5,21%, azzerati i progressi di ieri) e le banche (Banco Popolare la peggiore a -5,19%), che hanno chiuso una settimana difficile. Tra i pochi titoli in positivo Parmalat (+0,86%), seguita da Geox, Snam, Terna e Ansaldo.

Eni -3,81% ha continuato a scontare l’effetto negativo della trimestrale e dell’incertezza sull’entità del dividendo (oltre che il petrolio in ritirata a 77 dollari): il chief financial Officer di Eni Alessandro Berniniha precisato che «la decisione in merito al dividendo è ovviamente di competenza prima del Cda e poi dell’Assemblea dei Soci, che ne definirà l’ammontare in sede di approvazione del bilancio. Luxottica-3,62% dopo la trimestrale di ieri. Pesante Edison (-4%), che oggi ha presentato i conti. Male a Milano come in Europa soprattutto i settori delle materie prime (-4,15% l’indice Dj Stoxx 600) e dellecostruzioni (-3,49%), pesanti anche auto, energia, assicurazioni e banche.

Sul valutario euro in calo a quota 1,4736 contro il dollaro, lontano dai massimi dell’anno oltre 1,50. Prendono il sopravvento i timori che le banche centrali si stiano pensando di muoversi forse troppo in fretta nell’annunciare un ridimensionamento delle misure di stimolo varate nei mesi scorsi per fronteggiare la crisi, mentre invece i dati economici rilevano solo una tiepida ripresa dell’economa a livello mondiale. I dati diffusi oggi hanno rivelato che in Germania a settembre le vendite al dettaglio sono inaspettatamente calate dello 0,5% rispetto ad agosto e del 3,9% su settembre del 2008, mentre le previsioni erano per un aumento congiunturale dell’1%.

Ieri il governatore della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, Axel Weber, ha indicato che la Banca centrale europea potrebbe avviarsi a ritirare le misure di stimolo già l’anno prossimo, incominciando ad eliminare «i prestiti a lungo termine» concessi alle banche. Le banche devono quindi prepararsi «ad una progressiva soppressione della medicina somministrata finora dagli istituti centrali», ha avvertito Weber.

Come spiegare, almeno in termini macroeconomici, il repentino ripiegamento dei mercati che marca una ripresa della fase di correzione avviata da alcune sedute? Oggi l’attesa era per alcuni importanti segnali: il calo dei consumi delle famiglie ha, però, più che oscurato gli elementi moderatamente positivi emersi in giornata. Cominciamo dalle buone notizie. L’indice sulla fiducia dei consumatori Usa, misurato dall’Università del Michigan, si è attestato a 70,6 punti a fine ottobre risultando migliore dei 69,4 della lettura di metà mese. A fine settembre il dato era di 73,5 punti. Gli economisti si attendevano invece una lettura di ottobre a 69,8 punti.

Quanto all’indice Pmi dei responsabili degli acquisti dell’area di Chicago è salito a 54,2 punti in ottobre dai 46,1 di settembre. Il dato, top da settembre 2008, è migliore delle attese degli analisti, che si attendevano una lettura a quota 49 punti, e torna a segnalare un’espansione dell’attività. Questo accade mentre il costo del lavoro negli Stati Uniti è rimasto stabile nel terzo trimestre di quest’anno, segnalando che l’inflazione per il momento resta molto contenuta in un mercato dove la disoccupazione si avvicina al 10 per cento.

L’indice sul costo dell’occupazione, diffuso dal dipartimento del Lavoro, è aumentato dello 0,4% nel terzo trimestre, una quantità leggermente inferiore rispetto al +0,5% previsto dagli analisti.
Gli stipendi, che rappresentano il 70% dei compensi, sono aumentati dello 0,4%, così come il restante 30% delle componenti dell’indice. Su base annuale l’aumento è stato solamente dell’1,5 per cento. Alla fine di settembre 2008 l’aumento era stato del 2,9 per cento. Nel settore privato i compensi sono aumentati dello 0,5% nell’ultimo trimestre. Nella finanza l’aumento è stato dello 0,7 per cento.

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