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Borse, ancora un lunedì nero

WALL STREET TRACOLLA E TORNA ALLA REALTA’, SELL FURIOSI SU S&P500: -9.00%
La borsa Usa ha subito un pesante calo, interrompendo bruscamente una serie di 5 sedute consecutive di crescita. Paure di recessione globale. Citigroup -22%. Allarme carte di credito.

Cari amici,

le borse mondiali ieri hanno ripreso contatto con la realtà economica, e, pertanto, sono bruscamente crollate di nuovo.

Nell’ ultima settimana abbiamo avuto una momentanea stabilizzazione, dovuta al consolidamento delle posizioni finanziarie, e soprattutto dal crollo del prezzo del petrolio.

Ma questi fattori sono di per se momentanei, mentre le cause della crisi sono strutturali, e pertanto non si modificherà il quadro di lungo termine fino a che non si troveranno soluzioni “globali” della crisi.

Fino ad oggi, a parte le solite dichiarazioni di circostanza, non ho ancora ascoltato nulla di ciò che dovrebbe essere fatto.

In sostanza il governo politico mondiale deve trovare il modo di riprendere il controllo sui mercati finanziari, i quali succhiano troppo valore all’ economia reale.

Questa è la causa principale di tutti i disequilibri che stiamo vivendo sulla nostra pelle, e non potremo rimediare fino a che non riusciremo a “cambiare” il nostro punto di vista.

Il punto della questione è convincerci che abbiamo il potere di scegliere!

I consumatori “possono” orientare il mercato se diventano consapevoli ed imparano ad organizzarsi per fare i propri interessi.

Dobbiamo e possiamo organizzarsi “dal basso”, a partire dalle nostre comunità residenziali, per cambiare i modelli di commercializzazione e di produzione in modo che si orientino verso la costruzione di una civiltà umana, e non verso la formazione di profitti finanziari sempre più alti.

Il mercato o lo si fa, o lo si subisce!

A noi la scelta!

Wall Street Italia

La borsa americana ha subito un pesante tracollo, interrompendo bruscamente una serie di 5 sedute consecutive di rialzo (un record dal 1933) per via della crescente consapevolezza sul mercato che spazi per un rialzo non ci sono, alla luce della recessione mondiale che dilaga e delle difficolta’ sia delle aziende che dei consumatori. Il Dow Jones ha ceduto il 7.70% a 8149, l’S&P500 l’8.93% a 816, il Nasdaq e’ arretrato dell’8.95% a 1398.

Tra i titoli piu’ colpiti Citigroup con -22%, JP Morgan Chase, e tra le blue chips General Electric e Caterpillar in forte ribasso, dopo la diffusione di un rapporto secondo cui il settore manifatturiero ha subito la peggiore contrazione degli ultimi 26 anni, cioe’ dal maggio 1982. Ondata di vendite anche sul colosso delle carte di credito American Express dopo che Meredith Whitney, analista di Oppenheimer, ha stimato un taglio del 45% nell’attivita’ dei prestiti da parte delle aziende del settore pari ad un valore superiore a $2 trilioni.

Il rimbalzo della scorsa settimana aveva alimentato alcune speranze tra gli operatori sull’inizio di una fase di stabilizzazione dei mercati, visibilmente scossi negli ultimi mesi da una serie deludente di dati macro e dalla crisi delle banche che ha cambiato il panorama finanziario globale. Gli ultimi aggiornamenti sulla congiuntura Usa e il rallentamento della spesa dei consumatori hanno pero’ presto riportato i ribassisti ad occupare la scena sui mecati.

Le vendite al dettaglio nel weekend del “Black Friday” (il giorno dopo Thanksgiving che apre ufficialmente la corsa allo shopping natalizio) hanno dimostrato che le famiglie americane continuano a mantenere un atteggiamento cauto negli acquisti di non primaria necessita’. Un rapporto diffuso dalla National Retail Federation evidenza che quest’anno i consumatori hanno speso il 7.2% in piu’ rispetto allo scorso anno ma che oltre il 70% di essi ha concentrato la spesa su oggetti fortemente scontati (fino al 60% del prezzo originale). Non e’ ancora chiaro pertanto se il trend reggera’ nei prossimi giorni, in vista delle festivita’ del Natale e di fine anno.

“Sfortunatamente due terzi dell’economia Usa dipendono dalla spesa dei consumatori” ha affermato Mike Stanfield, chief executive di VSR Financial Services. “Quando questi sofforno e’ estremamente difficile per l’economia guadagnare trazione”. Le societa’ retail hanno cosi’ registrato deboli performance nell’arco della seduta; lo spider settoriale RTH ha lasciato sul terreno circa il 6%; Target, JC Penney e Macy’s hanno tutte ceduto oltre il 10%.

Alcune tensioni sui mercati sono state sollevate anche dall’intervento del presidente della Federal Reserve Ben Bernanke secondo sui l’economia a stelle e strisce continua a rimanere in affanno e potrebbero essere necessari ulteriori ritocchi al costo del denaro per promuovere la crescita. Ricordiamo che al momento il target sui fed funds e’ all’1%, un livello visto solo un’altra volta negli ultimi 50 anni.

Preoccupanti gli ultimi dati macroeconomici. Nell’ultimo mese l’indice ISM manifattueriero ha registrato una contrazione superiore alle attese (un simile calo e’ stato registrato anche in Cina – al minimo storico, ed in Inghilterra) e la spesa per le costruzioni e’ diminuita in misura superiore al consensus. Si tratta dunque di aggiornamenti allarmanti che confermano la fase di forte rallentamento dell’economia Usa.

Clima di attesa nel settore dell’auto. In settimana i vertici di General Motors, Ford e Chrysler interverranno nuovamente al Congresso Usa per convincere i governatori ad effettuare il tanto desiderato prestito ponte che eviterebbe ai colossi di Detroit di fallire. Martedi’ saranno seguiti da vicino i numeri sulle vendite dell’ultimo mese per valutare come il calo del petrolio dai picchi della scorsa estate sta controbilanciando il limitato accesso ai prestiti per l’acquisto di auto. GM ha ceduto il 12.50% nell’ultima sessione, -5.20% per Ford.

Nel comparto Internet, notizie contrastate sul gigante media online Yahoo!. Il Sunday Times britannico ha pubblicato un articolo secondo cui Microsoft sarebbe disposta a sborsare $20 miliardi per rilevare il motore di ricerca dell’azienda, ma il noto blog hi-tech americano “All Things Digital” ha smentito categoricamente la notizia. Il titolo, schizzato +7% nel preborsa, ha invertito rotta per poi chiudere con un ribasso di oltre il 6%.

Tra le news di mergers & acquisitions, riflettori puntati su Mentor, schizzato +89% in seguito all’offerta di acquisto di Johnson & Johnson disposto a pagare $31 per azione ($1.07 miliardi) per rilevare il gruppo.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico tonfo del greggio, scivolato di quasi il 10% dopo la decisione dell’OPEC di lasciare invariata la produzione giornaliera. I futures con consegna gennaio hanno archiviato la seduta in calo di $5.15 a $49.28 al barile. Sul valutario, continua a perdere terreno l’euro nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di lunedi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.2611. In netto ribasso l’oro: i futures con consegna febbraio sul metallo prezioso hanno perso $42.20 a $776.80 l’oncia. In progresso i Titoli di Stato Usa. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 2.7190% dal 2.9570% di venerdi’.

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