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700 miliardi $ per salvarsi dal tracollo

Piano Paulson, rush finale per l’intesa da 700 miliardi di dollari
il leader democratico al Senato, Larry Reid ha rafforzato le speranze spiegando che al tavolo del negoziato si stanno facendo progressi importanti.

Cari amici,

Oggi negli Stati Uniti la politica tratterà strenuamente per trovare un’ accordo politico che serva a sbloccare il provvedimento di salvataggio finanziario in questione entro domani.

Ormai questi 700 miliardi di $ sono diventati necessari, perchè il presidente degli Stati Uniti ha presentato il piano come “l’ unico rimedio” per salvare il paese dal collasso.

Per questo motivo tutti gli operatori del mercato se lo aspettano, e sperano che questo rimedio possa far “ripartire” la fiducia.

Mi chiedo se sia sensato puntare tutte le speranze verso un provvedimento che non si sa se funzionerà, dato che è la prima volta dal 1929 che si verifica una situazione di crisi di liquidità finanziaria come questa.

Di fatto i rapporti finanziari tra gli istituti di credito sono congelati; ossia, le banche non si fidano più l’ una dell’ altra e non si prestano più soldi.

Questo atteggiamento finirà quando il provvedimento USA sarà approvato? Nessuno lo sa!

Probabilmente entro stasera ci sarà un comunicato ufficiale da presentare prima dell’ apertura dei mercati di borsa, che chiarirà la situazione e cercherà di infondere coraggio e fiducia agli operatori.

Il mondo finanziario oggi resterà in attesa di ciò che il governo americano deciderà!

Il sole 24 ore

Il Congresso degli Stati Uniti lavora per siglare al più presto l’intesa bipartisan sul piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari del sistema finanziario americano (con ricadute pesanti sul resto del mondo), che attraversa la sua crisi più profonda dai tempi della Grande Depressione. L’annuncio, ha dichiarato il leader dei senatori repubblicani, Mitch McConnell, potrebbe arrivare domenica sera «per poi andare al voto lunedì».

Dopo lo stop imposto da un gruppo di “peones” repubblicani e l’appello televisivo del presidente George W. Bush i negoziati sono andati avanti sia venerdì sera che sabato. E mentre il Paese discute del primo match in tivù tra i due candidati alla Casa Bianca, Barack Obama e John McCain, il leader democratico al Senato, Larry Reid ha rafforzato le speranze spiegando che al tavolo del negoziato si stanno facendo progressi importanti. In linea di principio l’accordo esiste, questo si sa, ma certo dopo la rottura traumatica di giovedì sera erano ormai in molti a dubitare che il semaforo verde possa arrivare in tempi utili. Restano sul piatto, ha detto Reid, poco più di una dozzina di punti-chiave da risolvere.

Il senso è che i repubblicani non accettano un provvedimento che sia umiliante per il mercato, i democratici in questo senso hanno cercato di offrire tra le contropartite il fatto che il governo non dovrebbe acquistare in blocco gli asset immobiliari e fiananziari malati considerati da molti uno spreco di denaro pubblico. L’opzione consisterebbe nel chiedere di una forma assicurativa su tutto quanto è legato ai mutui pagando una “polizza” al Tesoro. Alle imprese coinvolte verrebbe così riconosciuta una riduzione delle tasse.

Il tempo stringe soprattutto perché si rischia un crollo dei mercati alla ripresa delle contrattazioni, lunedì mattina. Le premesse ci sono tutte. Il fine settimana è stato caratterizzato da una nuova ondata di vendite in tutte le Borse, che di fatto hanno visto definitivamente svanire il maxi-rimbalzo di appena sette giorni prima. Venerdì le blue chip a Wall Street hanno lasciato sul terreno il 3,3%, l’indice Dow Jones addirittura il 4,4 per cento. Dal martoriato fronte bancario sono arrivate le notizie del fallimento di Washington Mutual, la più importante cassa di risparmio Usa (acquisita da Jp Morgan) e la paura è montata anche in Europa attorno al big bancassicurativo belga-olandese Fortis.

La crisi di liquidità è gravissima, i prestiti interbancari sono di fatto congelati, la Federal Reserve si è svenata e le banche centrali di tutto il mondo, eccezione fatta per quelle cinesi, sono intervenute a sostegno. Insomma, per evitare una catastrofe di proporzioni epocali, e la perdita della leadership, come hanno implorato Bush e il segretario del Tesoro Usa Hank Paulson (ex numero uno di Goldman Sachs), serve che repubblicani, democratici e amministrazione Bush trovino la quadra senza perdersi in ulteriori baruffe. (a cura di Alberto Annicchiarico)

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