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Tribunale per i peccati "gravi" della Chiesa

Pedofilia e riti satanici
crescono i reati dei preti

Cari amici,

Ho trovato interessante questo articolo tratto da “Repubblica”, il quale porta l’ attenzione sul tribunale ecclesiastico responsabile delle assoluzioni per i peccati considerati “gravi”.

Ho sempre considerato interessante questo diritto di “assolvere” i peccati che le chiese di tutto il mondo cercano da sempre di accaparrarsi.

In questa prospettiva si capisce bene l’ ambivalenza che da sempre caratterizza l’ animo umano, in continuo moto altalenante tra “convenienza economica” e “condivisione e compassione spirituale”.

Ed in questo senso il tribunale della Chiesa non è da meno, in quanto è nello stesso tempo “misericordioso” e “giudice” delle anime dei fedeli.

Dal punto di vista di noi poveri “peccatori” che da sempre andiamo in ricerca della redenzione, il messaggio che ci arriva da tutte le istituzioni di potere, sia ecclesiastiche, sia “laiche”, è sempre lo stesso:

“Cerca di andare sulla retta via se non vuoi finire in carcere, o peggio, all’ inferno”

Mi chiedo dove sia la “buona novella”, se alla fin fine io dovrei fare il “bravo” non perchè sia “giusto”, ma perchè “altrimenti” il giudizio si abbatterebbe sulla mia anima.

Malgrado tutto, spero che in “futuro” in paradiso ci sarà posto anche per me e per i miei peccati!

Per ora, come si dice, “…io, speriamo che me la cavo”!

La Repubblica

CITTÀ DEL VATICANO – Rubare ostie consacrate per usarle in riti satanici; violare il segreto della confessione; commettere peccati sessuali da parte di un ecclesiastico o di una religiosa, a partire dalla pedofilia; abortire o rendersi corresponsabile dell’interruzione volontaria della gravidanza; aggredire o offendere la persona del Papa. Sono i 5 “grandi” peccati per essere assolti dai quali non è sufficiente confessarsi, ma occorre una speciale dispensa papale emanata da un dicastero pontificio ad hoc, la Penitenzieria Apostolica, retta attualmente dal cardinale James Stafford. Peccati, dunque, gravissimi per la Chiesa, in forte crescita, specialmente – spiegano in Vaticano – attraverso l’aborto, la violazione del celibato sacerdotale e la profanazione delle ostie, un delitto, quest’ultimo, in aumento in particolare tra le sette dell’America Latina e in Europa.

Peccati non a caso chiamati “Delitti riservati alla Santa Sede”, il cui “ministero” di competenza – il più antico dicastero vaticano fondato nel 1200 da papa Onorio III – ogni giorno è chiamato a far fronte ad un superlavoro per rispondere alle richieste di “assoluzione e perdono” inviate da preti e vescovi di tutto il mondo.

Un lavoro delicato e riservato, svolto da un organismo interno al dicastero chiamato Congresso presieduto dal cardinale Stafford, affiancato dal vescovo Reggente Gianframco Girotti e da dieci membri, abituati da sempre ad operare con discrezione e senza pubblicità per far fronte alle migliaia di richieste avanzate dai sacerdoti che chiedono l’assoluzione papale per i 5 grandi peccati riservati alla S. Sede. “Numeri non ne possiamo fare, ma posso assicurare – ammette monsignor Girotti – che è un lavoro costante e molto rilevante”. Ogni pratica viene evasa nel giro di una giornata. “Anche se ci possono essere casi – aggiunge il Reggente – che richiedono più sedute e doverosi approfondimenti per meglio verificare se il pentimento è autentico, spontaneo e sincero”. Facile immaginare che tra questi casi un posto importante è occupato dalle richieste di perdono avanzate per quei sacerdoti che si sono macchiati del delitto di pedofilia, come è avvenuto recentemente negli Usa, e più in generale per la violazione del celibato sacerdotale.

Da domani se ne parlerà nel simposio pubblico di due giorni organizzato per la prima volta dalla Penitenzieria nella sede di piazza della Cancelleria 1, a Roma. Presenti il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, i vescovi Gianfranco Ravasi e Rino Fisichella, il professore Agostino Borromeo, docente alla facoltà di Scienze politiche all’università La Sapienza di Roma, teologi e moralisti. “È la prima volta che questo nostro dicastero dà vita ad un incontro pubblico”, preannuncia monsignor Girotti. “Lo facciamo – sottolinea l’alto prelato – non per metterci in vetrina, ma per dimostrare che non siamo un dicastero burocratico, ma di grazia e di misericordia, che su delega del Santo Padre, dà vita e senso ad uno dei sacramenti più importanti, la confessione”.

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