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Tremonti sorpreso! Taglio IRAP, impossibile rinunciare

Tremonti, telefonata con Berlusconi: chiarire o sono pronto a lasciare
Il ministro dopo le critiche: no alla linea della spesa pubblica

Cari amici,

Appare che Tremonti non sapeva nulla dell’ iniziativa di Berlusconi di voler tagliare l’ imposta IRAP.

Pertanto si è arrabbiato parecchio per questa iniziativa autonoma e non condivisa con il ministro dell’ Economia.

Mi sembra che Giulio abbia tutte le ragioni per essere contrariato, poichè il suo compito è quello di quadrare i conti pubblici italiani, i quali, come si sa, sono in deficit.

Noi non siamo gli americani, i quali proseguono ad indebitarsi sempre di più, causando abissi di conti da pagare con il resto del mondo che intendono rimborsare agevolando l’ inflazione del dollaro.

In Italia comanda l’ Unione Europea che ci guarda, ci giudica e ci controlla, e pertanto il governo non può rinunciare a circa 40 miliardi di euro senza trovare una adeguata entrata suppletiva.

Perchè il discorso, in soldoni, è proprio questo: Chi ce li mette i soldi, se mancano le entrate derivanti dall’ Irap?

A Berlusconi queste piccole difficoltà operative evidentemente non interessano.

A lui basta soltanto dire le cose che l’ interlocutore di turno ha voglia di sentire; pertanto, siccome gli imprenditori gradiscono che si parli di diminuzione delle tasse, per questo motivo Silvio li accontenta.

Tanto mica li deve risolvere lui i problemi dei nostri figli.

La famiglia Berlusconi è già sistemata “molto” adeguatamente per diverse generazioni, e pertanto può fregarsene alla grande di come staremo nel prossimo futuro.

Corriere della sera

ROMA — È stato un collo­quio tesissimo. Durante il qua­le Giulio Tremonti ha chiesto a Silvio Berlusconi una scelta di campo netta e definitiva. O la linea europea, quella del rigore e della ragionevolezza sui con­ti pubblici, o quella della spe­sa. Ben interpretata, secondo il ministro dell’Economia, dai concetti espressi da Gianfran­co Fini ieri sul Corriere della Sera. È stato quasi superfluo aggiungere che lui, Giulio Tre­monti, non rimarrebbe un mi­nuto di più al suo posto nel go­verno se il premier dovesse scegliere la via facile della spe­sa pubblica. Doveva essere una telefona­ta distensiva, quella fatta ieri a tarda sera al ministro dell’Eco­nomia dal presidente del Con­siglio, che dalla Russia tornerà solo questa mattina. Il tentati­vo di rassicurarlo dopo l’an­nuncio improvviso, affidato a Gianni Letta, di una «graduale riduzione dell’Irap fino alla sua soppressione». Che dire sia sta­to accolto con sorpresa dal tito­lare dell’Economia è forse un eufemismo.

Dopo il ritorno in campo di Fini sulla politica economica e il documento dei dieci punti che chiede un cambio di pas­so, smentito da tutti ma segno evidente del clima che si respi­ra nella maggioranza, la sortita sull’Irap è stata la classica goc­cia di troppo nel bicchiere. Va bene che la riduzione «gradua­le e progressiva» dell’Irap è prevista dal programma eletto­rale del Popolo della Libertà. Ed è pure vero che lo stesso Tremonti, non più di una setti­mana fa a Milano, parlava del­­l’Irap come di «una delle critici­tà del sistema». A differenza della Francia, che ha finito con il mettere tre nuove tasse, dice­va il ministro dell’Economia, «se noi eliminiamo l’Irap la eli­miniamo e basta». Il problema sta in quel «se», pronunciato dal titolare del Tesoro. Perché una discussione sui tempi, la quantità e le modalità tecniche dell’operazione non c’è mai sta­ta all’interno del governo o del­la coalizione di maggioranza. E abbattere l’Irap non è un’operazione semplice. Ogni anno quella tassa, per quanto odiata, porta nelle casse dello Stato una quarantina di miliar­di di euro. Perché il taglio sia sensibile, ed avvertibile dalle imprese che ieri si sono subito lanciate in grandi apprezza­menti al premier, servono ri­sorse che oggi è impossibile trovare nel bilancio. A disposizione ci sarebbe­ro pure il gettito dello scudo fiscale, che potrebbe anche arrivare a oltre 5 miliardi di euro, ed una parte dei fondi per i Tremonti Bond alle ban­che, che avanzano.

Ma nono­stante quel che dice qualche ministro, con le «una tantum» non è proprio possibile finan­ziare una riduzione strutturale delle tasse, come sarebbe in ogni caso il taglio dell’Irap. Si potrebbe fare in deficit, ma la tenuta del bilancio per Tre­monti è la condizione indi­spensabile per il rilancio del­l’economia, ma anche per con­tinuare a collocare tutti i mesi gli enormi quantitativi di ti­toli di Stato che servono per finanziare il debito pubbli­co. Non a caso, ieri, le agen­zie di rating hanno soppe­sato la proposta del pre­mier con grande perples­sità, parlando di «un cambio di rotta sorpren­dente ». «Finora l’Italia non ha preso misure di­screzionali di taglio delle tasse — sottolineano gli analisti dell’agenzia di ra­ting Fitch — tenendo un comportamento responsabile dato l’elevato debito pubbli­co ». Per il taglio dell’Irap servi­rebbero altrettanti tagli di spe­sa pubblica. Una scelta va fatta. Oggi Berlusconi e Tremonti, at­teso in serata a Lecce per la due giorni a porte chiuse del­l’Aspen, si parleranno. Gianni Letta, che ieri sera ha vestito di nuovo i panni del mediatore, dopo una giornata di forte ten­sione, fa intendere un certo ot­timismo. Il colloquio avverrà subito prima del Consiglio dei ministri durante il quale, sem­mai il faccia a faccia tra il pre­mier e il ministro avesse esito positivo, tutto dovrà esser mes­so ben in chiaro sul tavolo.

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