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Siamo ricchi di cose e poveri di cultura

Cari amici,

in questi tempi di turbolenza finanziaria e politica diventa più facile discutere di economia relazionale.

Mi sembra evidente che il mondo è diviso tra ricchi e poveri.

Mi sembra altresì evidente che moltitudini di poveri si confrontano contro pochissimi ricchi (Le statistiche su questo argomento sono molte e variegate).



Infine è giusto anche rilevare che, a parità di ogni altra condizione sociale e culturale, i ricchi hanno molte possibilità di arricchirsi ulteriormente, rispetto ai poveri.


Questa situazione così ingiusta può essere modificata soltanto dall’ intervento dello stato, il quale agisce attraverso la politica al fine di evitare che gli scontri sociali divengano eccessivamente violenti.


Con altre parole si può scrivere che lo stato agisce attraverso la mediazione tra gruppi sociali, e condensa i risultati della mediazione con leggi che valgono per tutti.

Con la politica si evitano i conflitti sociali; la politica non ha strumenti per migliorare la convivenza sociale e la cultura dei popoli; la politica non migliora la società, ed anzi, se non stiamo attenti, può peggiorarla.

La società cresce solo per mezzo della cultura che si forma con la storia dei popoli; la cultura e la storia si strutturano nella società utilizzando la politica.

La ragione che oggi causa la politica debole, si deve cercare nella nostra cultura che è diventata debole!


E’ inutile invocare una buona politica; è necessario promuovere una buona cultura che permetta agli uomini di proporre una buona politica.


In questi tempi così nuovi e affascinanti siamo tutti chiamati ad agire politicamente al fine di promuovere una buona cultura nella nostra società.


I nostri cittadini sono spaventati soprattutto dal vuoto culturale e dalla mancanza di prospettiva storica, che insieme causano l’ appiattimento della vita in un eterno presente.


Se non inventiamo un sogno che orienti la società verso un futuro sociale possibile, non avremo alcuna possibilità di eleggere dei politici culturalmente preparati che si preoccupino di promuovere il bene comune dello stato.

Ma i nostri sogni politici devono adattarsi alla realtà della vita degli uomini; altrimenti diventano delle pericolose ideologie che possono procurare enormi sofferenze (Noi abbiamo già sofferto il fascismo, il comunismo, il nazismo, ed oggi stiamo male per colpa del liberalismo; …è arrivato il momento di liberarci dagli “…ismi”).

Siamo diventati troppo ricchi di cose, e troppo poveri di cultura!

E’ di vitale importanza risvegliarci dal sonno che ci ha condotto a questo punto, per riprendere in mano le nostre vite intrecciate nella nostra società.

Non possiamo continuare a vivere in solitudine, come se ciascuno fosse destinato soltanto a guadagnare e spendere.

In questa prospettiva gli uomini diventano morti che camminano.



Wall Street Italia


New York – L’investitore miliardario Warren Buffett lancia un segnale ai politici americani: alzare l’imposizione sui super-ricchi per aiutare il paese nella riduzione del grosso deficit di bilancio. Una mossa, che dice, non andrà a colpire gli investimenti.

“Io e i miei amici siamo stati coccolati fin troppo da un Congresso favorevole ai miliardari. È giunto il momento che il governo prenda seriamente la possibilità di un sacrificio più condiviso”, ha detto l’ottantenne guru di Omaha, in un editoriale pubblicato nel New York Times.

Buffett, uno degli uomini più ricchi al mondo, a capo di Berkshire Hathaway Inc, ha detto che la sua imposizione nel 2010 è stata di $6.938.744. “Sembrano un mucchio di soldi. Ma quello che ho pagato è appena il 17,4% del mio reddito imponibile – una percentuale ben più bassa di quella pagata da altri 20 colleghi nel mio ufficio. La loro imposizione media era del 36%, tra il 33% e il 41%”, ha detto.

Una mossa, che dice, non colpirà gli investimenti. “Ho lavorato per 60 anni e devo ancora conoscere qualcuno – nemmeno quando i capital gains erano al 29,9% nel 1976-77 – che si astiene dall’investire perché i guadagni saranno minori. Le persone investono per fare soldi, e potenziali tasse non li spaventano”.

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