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Ru 486, …abortire con una pillola?

La Ru 486 arriva in Italia
Via libera a maggioranza dall’Agenzia del farmaco
alla commercializzazione della pillola abortiva
la Santa Sede: «scomunica per chi la usa e per chi la prescrive»

RU486

Cari amici,

la notizia di oggi è che la famigerata Ru 486 potrà essere commercializzata anche in Italia.

I giornali sono pieni di polemiche su questo argomento.

Per ciò che mi riguarda sono contrario all’ aborto.

Se fossi una ragazza, credo che, in caso di necessità, deciderei di dare mio figlio in adozione alla nascita, ma non gli negherei il diritto di vivere.

Credo che ogni bambino abbia diritto al sua vita!

Sono consapevole che quando la politica arriva al limite del diritto, il problema assume risvolti complicati.

Ciò in quanto non si discute più di opinioni, ma di limiti alla libertà assoluta personale.

La Chiesa cattolica a questo riguardo è molto chiara: Se abortisci sei fuori! punto.

Gli stati laici cosiddetti “democratici” non hanno la libertà di imporre scelte così drastiche, perchè devono tenere conto di tutte le cosiddette “opinioni” sociali che nel bene e nel male hanno cittadinanza.

La parola d’ ordine è “mediare” e prendere decisioni che non scontentino troppo nessuno.

Pertanto in Italia le persone sono anarchiche nei loro comportamenti sociali ma rispettose della legge, la repubblica è fondata sul lavoro “precario”, e i bambini hanno diritto di vivere soltanto dopo 6 mesi di gravidanza.

La mediazione rende la vita pubblica una minestra riscaldata che ciascuno può assaggiare perchè tanto non ha odore, non ha sapore e non ha gusto.

La Ru 486 non mi piace perchè …..non so!

…è meglio che faccio il caffè!

Corriere della sera

ROMA – La Ru486 arriva in Italia. Dopo una riunione durata più di quattro ore, è arrivato giovedì in tarda serata il via libera a maggioranza (quattro contro uno) dall’Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva. Il Consiglio di amministrazione dell’Aifa ha infatti approvato l’immissione in commercio nel nostro Paese del farmaco già commercializzato in diverse altre Nazioni. Nel Cda dell’Aifa hanno votato a favore della pillola il presidente Sergio Pecorelli e i consiglieri Giovanni Bissoni, Claudio De Vincenti e Gloria Saccani Jotti. Ad esprimersi negativamente è stato invece Romano Colozzi, assessore alle Risorse e Finanze della Regione Lombardia. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Nelle disposizioni, ha spiegato l’assessore Bissoni, c’è un «richiamo al massimo rispetto della legge 194 e all’utilizzo in ambito ospedaliero. Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco – ha aggiunto – entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana». Entro questo termine, infatti, le complicanze per l’uso del farmaco sono sovrapponibili a quelle dell’aborto chirurgico, ha concluso l’assessore.

LA CONDANNA DEL VATICANO – Ancora prima che l’Aifa si pronunciasse, il Vaticano era tornato all’attacco contro la pillola abortiva. L’Osservatore Romano aveva affrontato in mattinata il nodo della Ru486 riportando le preoccupazioni espresse dalla sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. «La decisione dell’Aifa a favore della commercializzazione – secondo il sottosegretario, non è scontata, alla luce delle 29 morti tra donne in vari Paesi del mondo causate dalla Ru486. Sulla sicurezza della pillola, dunque, “persistono molte ombre”», ha scritto il quotidiano vaticano. È stato poi monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Academia pro Vita, a spiegare che l’uso della pillola in questione comporta la scomunica per le donne che vi fanno ricorso così come per i medici che l’hanno prescritta perché la sua assunzione è analoga a tutti gli effetti dell’aborto chirurgico. «Dal punto di vista canonico è come un aborto chirurgico» sottolinea il vescovo. «L’assunzione della Ru486 equivale ad un aborto volontario con effetto sicuro, perché se non funziona il farmaco c’è l’obbligo di proseguire con l’aborto chirurgico. Non manca nulla. Cosa diversa è la pillola del giorno dopo, che, pur rivolta ad impedire la gravidanza, non interviene con certezza dopo che c’è stato il concepimento. Per la Ru486, quindi, c’è la scomunica per il medico, per la donna e per tutti coloro che spingono al suo utilizzo». «Rimango allibito dall’atteggiamento dell’Aifa (agenzia italiana per i farmaci)» ha anche detto Sgreccia e « spero – ha aggiunto – che ci sia un intervento da parte del governo e dei ministri competenti» perché la pillola abortiva RU486 «non è un farmaco, ma un veleno letale».

«L’AGGRAVANTE DEL RISCHIO PER LA MADRE» – La pillola«ha effetto abortivo, quindi valgono – prosegue Sgreccia – tutte le considerazioni che valgono quando si parla di aborto volontario. C’è, inoltre, un’aggravante che dovrebbe far riflettere anche chi appoggia la legalizzazione dell’aborto chirurgico, ed è il rischio per la madre. Più di venti donne sono morte per effetto della somministrazione di questa sostanza. Questo farmaco assume, quindi, la valenza del veleno. È una sostanza non a fine di salute, ma a fine di morte. Si va contro la regola fondamentale della vita della madre. Bisognerebbe, per questo motivo, sospendere tutto. Inoltre – prosegue il vescovo – si cerca di scaricare sulla donna sola la responsabilità della decisione. Si torna a una forma di privatizzazione dell’interruzione di gravidanza. All’inizio si è legalizzato l’aborto proprio per toglierlo dalla clandestinità, ora il medico se ne lava le mani e il peso di coscienza ricade sulla donna».

«SULL’AIFA PRESSIONI POLITICHE ED ECONOMICHE» – Sgreccia poi non ha dubbi sulle cause che spingono l’Aifa alla liberalizzazione del farmaco: si tratta, secondo il presule, di «pressioni politiche ed economiche».

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