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Globalizzazione senza regole nè onore

Cari amici,

su Internazione di questa settimana, ho letto con interesse l’ opinione di Loretta Napoleoni che scrive:

“La globalizzazione è diventata un far west dove non esistono regole nè onore.

La Fiat vuole portare a Pomigliano d’ Arco la produzione della Panda, che si era impegnata a fabbricare in Polonia per ottenere i finanziamenti dell’ Unione Europea.

Il presidente Obama e il Congresso statunitense addossano alla Bp tutta la responsabilità del disastro ecologico del golfo del Messico, e pretendono dalla multinazionale britannica venti miliardi di dollari per ripulire l’ area: Ma si guardano bene dall’ ammettere che l’ azienda incaricata delle perforazioni era americana, come americana è la tecnologia di trivellazione ad alta profondità, e che i permessi alla Bp li hanno concessi le autorità statunitensi, locali e nazionali, a cui queste operazioni fruttano consistenti entrate fiscali.

Dall’ altra parte del globo la Germania si dice pronta a buttare a mare quella che considera zavorra, cioè i paesi Piigs (tra cui l’ Italia), e lancia l’ idea di un euro a due velocità”.

Queste notizie mi erano già note; ciò che invece mi ha incuriosito è il verbo: “E’ diventata un far west”.

Infatti, ero convinto che la Globalizzazione era sempre stata un far west; una volta si portava avanti con i cannoni e la tratta degli schiavi, e l’ umanità diventava sempre di più un villaggio globale invadendo violentemente i territori vicini e commerciando tra stati.

C’ era un importante differenza: erano i singoli stati che dettavano le regole:

Vi era ad esempio l’ impero romano che governava sul “mare nostrum”, e la Cina che era effettivamente il punto di riferimento del continente cinese.

Oggi, la Cina è ancora un impero!

E questo è un punto centrale per capire perchè la nostra economia va male, e invece quella cinese va bene.

Qualcuno suggerisce che quì da noi c’ è la libertà, mentre invece in Cina no.

Io su questo punto comincio ad avere dei dubbi, perchè da noi la libertà è fortemente condizionata dalla nostra adesione ai valori totalizzanti del mercato competitivo.

Le parole da noi non hanno più senso, i dati sono disaggregati, e anche quando li confrontiamo non provocano le reazioni che nella cosiddetta “sinistra” dovrebbero necessariamente diventare azione politica.

Ad esempio: Silvio Berlusconi quest’ anno incasserà 125,8 milioni di utili dalla Fininvest; Questo signore (ossia il maggiore azionista della più importante azienda televisiva italiana privata), è anche presidente del consiglio, nonchè da un mese pure ministro delle telecomunicazioni.

Come può un uomo guadagnare così tanto ed avere così tanto potere?

Il Pil nazionale si può immaginare una torta, che è suddivisa con regole supposte eque tra i cittadini, secondo regole politiche condivise.

Queste “regole” può deciderle il mercato? E’ evidente che non è possibile!

Infatti per i ricchi è molto facile comprarsi il potere per diventare ancora più ricchi, e se le regole democratiche non tengono conto di questa questione evidente, allora mi sembra che ci sia molta ipocrisia nel nostro modo di intendere le regole di funzionamento della società.

Nel mondo, ormai, il mercato non ha più rivali!

In particolare, l’ importanza del mercato finanziario ormai prevale su ogni altra questione politica, e noi non possiamo più permetterci di non guardare a questi problemi, perchè altrimenti vivremo sempre peggio.

Dobbiamo trovare il modo di influire politicamente sulla formazione del valore di mercato, altrimenti ne resteremo schiavi!

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