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Italia “Stato bordello”

Cari amici,

All’ estero ci guardano, scrivono del nostro paese giudizi sconfortanti, e noi intanto proseguiamo a litigare e a piangerci addosso.

Ho appena finito di leggere l’ ennesimo articolo tradotto da Foreign Policy, e mi vergogno perchè sono costretto dall’ evidenza dei fatti a condividerlo.

Nel mio mestiere di amministratore, mi trovo coinvolto continuamente in vicende di umanità litigiosa e triste, di cui io, nel bene e nel male, mi ritrovo ad essere compartecipe.

La gente si arrabatta a prendere tutto quello che può senza preoccuparsi di ciò che è giusto prendere.

In questo contesto, la politica rimane soltanto un ambito di potere e di sopraffazione, pieno di individui avidi di consenso e poveri di idee.

Abbiamo bisogno di solidarietà e di umanità condivisa! Abbiamo bisogno di sogni e di ideali!

Ne ho le tasche piene di discorsi intrisi di interessi che vengono spacciati per esigenze di mercato.

Se continuiamo così finiremo come gli Stati Uniti!

Ora è il momento di lottare insieme per migliorare la nostra società.

Se rinunciamo alla lotta, i nostri figli ci giudicheranno egoisti e incapaci.

Viva l’ Italia!!!

Wall Street Italia

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”. Inizia cosi’, citando un passaggio della Divina Commedia dantesca (Purgatorio), un articolo dell’autorevole rivista americana Foreign Policy dedicato all’Italia, definita nel titolo “Lo stato bordello”.

Oggi il Belpaese “e’ colpito da tempeste interne ancora di piu’ che dalle ovvie tempeste economiche internazionali”, scrive il magazine sottolineando che “le residenze di Berlusconi si sono trasformate in un bordello, e non solo metaforicamente” e aggiungendo che “la nave dello stato italiano e’ vicina a ritrovarsi senza timone”.

Il bimestrale traccia quindi le linee delle politica italiana degli ultimi mesi ricordando lo strappo interno al Pdl ed evidenziando “la mancanza di una chiara leadership dalla fine del luglio scorso” aggiungendo che “negli ultimi 15 giorni la mancanza di una direzione e’ diventata parossistica. Per la gran parte del mese di agosto Berlusconi ha minacciato elezioni (anticipate) con lo scopo di tenere a bada Gianfranco Fini, l’ex alleato ribelle che ha preso le distanze dal primo ministro a luglio formando il suo partito”.

La rivista edita Slate Group, divisione del Washington Post, continua facendo notare che con “sondaggi che dimostravano che l’unico vincitore sarebbe stato Umberto Bossi e la sua Lega Nord e che non ci sarebbero state buone possibilita’ per Berlusconi di avere la maggioranza in Senato” lo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri “ha fatto marcia indietro. Negli ultimi giorni ha ancora una volta dichiarato in pubblico che ‘ci sono ancora tre anni (di legislatura) per portare avanti grandi riforme’. L’obiettivo principale e’ quello di fare passare i cinque punti riguardanti economia, Sud, federalismo fiscale, giustizia e sicurezza. Il tema piu’ controverso e’ quello della giustizia che, per Berlusconi significa immunita’ dai procedimenti giudiziari (‘per potere continuare a governare’ dice lui)”.

Il bimestrale si sofferma anche sulla politica internazionale italiana. “Berlusconi si vanta costantemente del fatto che il suo personale percorso di politica estera e’ l’invidia dell’Europa ma la realta’ e’ differente ed e’ controproducente tanto quanto la sua politica interna. L’articolo non manca di fare qualche esempio. “La settimana scorsa (Berlusconi) ha usato la sua presenza all’evento organizzato dal Cremlino Global Policy Forum di Yaroslavl, in Russia, per attaccare (senza nominarlo) Fini dicendo che c’e’ chi ha creato un’ ‘aziendina politica’. Poi si e’ lamentato che ‘giudici comunisti’ impediscono a lui e ai suoi uomini di governare. Infine ha rilasciato la non indifferente dichiarazione secondo cui i padroni di casa del convegno, il primo ministro Vladimir Putin e il presidente Dmitry Medvedev, sono ‘doni del signore per la democrazia’. Ancora piu’ imbarazzante”, ricorda Foreign Policy, la vicenda del peschereccio italiano colpito da una motovedetta libica.

Non mancano riferimenti alle risorse “finanziarie e mediatiche” con cui Berlusconi opera. “Ha convinto i parlamentari a passare dalla sua parte, come recentemente emerso dal caso P3”. “E’ un peccato”, continua l’articolo “che Berlusconi sia cosi’ preoccupato della sua propria sopravvivenza perche’ il suo paese ha gravi problemi. Il relativo declino dell’Italia e’ iniziato almeno 20 anni fa, quando e’ diventato chiaro che l’economia non era in grado di affrontare le nuove sfide della globalizzazione”.

La rivista ricorda gli ultimi rapporti disponibili che tracciano una fotografia dell’Italia poco entusiasmante, a cominciare dalle stime dell’Ocse, in cui il pase e’ l’unico del G7 a registrare una crescita negativa nel terzo trimestre e un “misero” +0.1% nel quarto. Un riferimento anche alla classifica sulla competitivita’ del World Economic Forum, dove la Penisola “e’ 48esima appena davanti a Lituania e dietro il Montenegro”. Stoccata anche al mercato del lavoro dove “il tasso di disoccupazione tra i giovani era al 29.2% a maggio, +4.9% su base annuale”. Tra i nodi cruciali citati anche il fatto che “da quattro mesi il ministro per lo sviluppo economico si e’ dimesso e non e’ ancora stato sostituito”. Insomma, per Foreign Policy “l’Italia e’ una ‘nave senza nocchiero'”.

Il periodico si chiede ironicamente: “L’Italia e’ ancora una volta schiava, come denunciava Dante 700 anni fa? E’ un bordello piuttosto che la regina delle sue province?”. Senza dimenticare di citare un passo del Rigoletto di Verdi (“Cortigiani, vil razza dannata!”) e dello studioso di Princeton Maurizio Viroli (che in “La liberta’ dei servi” ha scritto “l’Italia ha avuto successo “nell’esperimento politico di trasformare, senza violenza, una repubblica democratica in una corte con al suo centro il proprietario di un feudo circondato da una pletora di cortigiani ammirati e invidiati da una moltitudine di persone con uno spirito servile”). L’articolo conclude sostenendo che “il vero problema non e’ che alcune donne sono entrate in Parlamento attraverso una stanza da letto. E’ che uomini e donne, giornalisti e professionisti, hanno rinunciato ai propri ideali e ai loro principi piuttosto che ai loro corpi. Dante e’ stato citato per una buona ragione”.

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