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Quanto vale il dollaro americano?

Euro, Barroso avverte
“Non sarà rimesso in discussione”

Replica a chi sostiene, come il Financial Times di oggi, che la moneta unica sia in crisi
“E’ uno dei principali successi dell’Ue e ha portato stabilità e occupazione”

Cari amici,

Alcuni autorevoli giornalisti si chiedono se l’ Euro sia entrato in crisi, ed io invece voglio chiedermi se non sia il dollaro americano che ormai stia entrando in una fase molto critica.

Dal mio punto di vista, stiamo assistendo ad un attacco premeditato all’ Euro che ha il fine di tenere alto artificialmente il valore del dollaro.

Non si può negare la realtà di un grande paese (gli USA) che ormai si trova tecnicamente in bancarotta, e ciò nonostante si permette di continuare a stampare moneta creando inflazione.

La realtà della situazione non si può nascondere per sempre, e credo che ormai il valore del dollaro sia costituito soprattutto da una rendita di posizione politica, che lo rende l’ unica divisa mondiale accettata per la compravendita di petrolio.

Mi chiedo per quanto tempo ancora i paesi arabi, la Cina, l’ India potranno riempirsi le casse di biglietti verdi senza sapere come reinvestirli.

Mi chiedo quando i diversi paesi interessati a diversificare le valute che sono custodite nelle banche centrali inizieranno a far montare l’ inflazione, unico rimedio possibile per azzerare i debiti USA.

Stiamo tutti in cima ad una giostra, e restiamo in attesa che cominci a girare.

La repubblica

BRUXELLES – “L’euro continuerà a costituire uno strumento di sviluppo importante, chi pensa che possa essere rimesso in discussione sarà smentito”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Josè Barroso all’Europarlamento, che oggi ha votato il nuovo esecutivo. Come previsto, Barroso ha ottenuto il via libera con 488 sì, 137 no e 72 astenuti. La Commissione Barroso sarà in carica da domani fino al 2014; la prima riunione formale si terrà a Bruxelles mercoledì prossimo ma già oggi, a Strasburgo, i 27 commissari si riuniranno “informalmente”.

Le parole pronunciate stamane da Barroso si riferiscono probabilmente alla recente riscontrata debolezza della moneta unica europea, che risente fortemente delle difficoltà di bilancio di diversi Paesi dell’Unione. Difficoltà che hanno portato il Financial Times ad aprire l’edizione odierna con un articolo dal titolo ‘Traders in record bet against the euro’ (‘Gli operatori finanziari scommettono come non mai contro l’euro’). Il quotidiano finanziario esamina le difficoltà dei diversi Paesi, dalla Grecia alla Spagna, ma poi cita anche un ecomista di Goldman Sachs, Thomas Stolper, che osserva: “Dietro questa grande attenzione alla Grecia ovviamente c’è il problema di lunga data mai risolto di come rafforzare la disciplina fiscale in un’unione monetaria di stati sovrani”.

Ma le cose non stanno così, assicura Barroso, e le difficoltà momentanee non devono far pensare che l’unione monetaria sia arrivata al capolinea. “Il periodo è difficile ed è inutile negarlo”, ha ammesso Barroso, ma la zona euro è “in grado” di gestire la situazione. “L’euro è stato uno dei principali successi della storia dell’Ue e la zona euro ha rappresentato una area di stabilità e di creazione di occupazione”, ha sottolineato Barroso, affermando che Eurolandia ha risentito della crisi così come paesi, come l’Islanda, che non ne fanno parte. “La crisi non è stata creata nell’eurozona ma è venuta da fuori. L’euro ha protetto i paesi che vi aderiscono e la situazione sarebbe stata molto più grave senza la moneta comune”, ha insistito Barroso, osservando che “la situazione dei mercati finanziari a volte viene descritta in modo da ingigantire i problemi, ma queste analisi di solito vengono da paesi che non sono nella zona euro”.

Detto questo, è comunque necessario, ha riconosciuto il presidente della Commissione Europea, “rafforzare il coordinamento economico dell’eurozona”. E per questo, Barroso ha chiesto il sostegno “delle forze politiche responsabili” nell’Europarlamento perché “io sono pronto ad essere più audace, come mi si chiede, ma da sola la Commissione non ce la fa”.

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