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Il capitalismo fondato sul debito difende gli interessi dei ricchi

Cari amici,

C’ è un proverbio che dice sempre la mia mamma: “Il peggior sordo è chi non vuol sentire!”

Questo detto è utile per comprendere l’ atteggiamento delle banche centrali e dei governi, che non vogliono sentir parlare di cambiare modello economico, perchè non conviene A LORO!

Mi sembra evidente che le società occidentali ormai sono sommerse dai debiti, eppure proseguiamo ad indebitarci.

Mi sembra evidente che la quantità di moneta circolante, non riesce ad arrivare all’ economia reale, che pertanto non riesce a superare la crisi che stiamo vivendo.

Mi sembra altresì chiaro che le banche si sostengono mantenendo artificialmente elevate le quotazioni dei titoli finanziari e degli immobili.

Ciò nonostante i valori di borsa salgono, poichè sono gonfiati dalla moneta creata artificialmente dalle banche centrali, e i prezzi degli immobili non diminuiscono, nonostante il potere di acquisto dei compratori medi si allontanino sempre di più dai prezzi medi richiesti dal mercato.

Tutti proseguiamo a partecipare al gioco del mercato, ma le regole della competizione valgono solo per i residenti!

Le banche, e i grandi istituti finanziari, invece, non sono soggetti alle leggi spietate del mercato, poichè restano protette dall’ attività delle banche centrali, le quali hanno tutta l’ intenzione di far pagare alle comunità sociali il prezzo della loro inefficienza.

Per ciò che possa servire, scrivo che questo NON E’ GIUSTO!

Non possiamo restare senza far nulla, mentre la nostra economia va a rotoli poichè non ha più alcun equilibrio con la massa dei debiti che ci sovrasta, e che sempre più limita la nostra possibilità di sviluppo.

Mi piacerebbe che qualcuno dei nostri politicanti iniziasse a trattare di questi argomenti, ma forse sto sognando: Questo non accadrà mai!

Povera America! Povera Europa! Povera Italia!

Il sole 24 ore

Condivide legami simbiotici con il suo gemello siamese: ciò che alimenta l’uno nutre l’altro, ciò che colpisce l’uno danneggia l’altro. Come ventricoli, devono lavorare in sincrono o fibrillare e perire. Ignoto ai più, è un habitué di Wall Street. È il sistema bancario ombra: un settore che al suo apice si stima intermediasse negli Usa 22mila miliardi di dollari, due volte quelli regolamentati. Nella crisi 2007-08 ne ha bruciati 6mila eppure sovrasta ancora il suo omologo. Ma dopo decenni finalmente il suo mistero potrebbe avere i giorni contati.

Il Financial Stability Board, l’organismo di controllo della finanza internazionale guidato da Mario Draghi, vuole che il 2011 sia l’anno in cui i riflettori porteranno finalmente alla luce le “selvaggie” banche ombra, figlie naturali della deregulation finanziaria scattata negli anni 80. Il G20 di Seul, a novembre, ha deciso “il rafforzamento di regole e supervisione sullo shadow banking” e ha chiesto al Fsb di vararle entro la metà di quest’anno.
Ma cos’è il sistema bancario ombra? Secondo l’Fsb è un sistema di intermediazione del credito attivo sin dagli anni 50 che coinvolge entità e attività esterne ai sistemi regolari. La Federal Reserve Bank di New York l’anno scorso ha spiegato che sistema ufficiale e ombra hanno gli stessi attori: creditori, debitori e intermediari. Le banche ombra sono fondi e operatori che investono negli strumenti emessi da veicoli societari, differenti per garanzie, duration, rischio e rendimento. Il sistema ombra, come il suo gemello, intermedia il credito, ne trasforma le scadenze e aumenta la liquidità, ma non in operazioni regolate: con suddivisioni, trasformazioni, impacchettamenti e rivendite successive, in una catena di passaggi granulari. Che, negli Usa, sono di solito sette: si acquisiscono prestiti, li si impacchetta, poi si usano i pacchetti come garanzia per emettere titoli strutturati (Asset Backed Securities), che vengono a loro volta impacchettati.
Sui pacchetti di Abs si emettono Collateralized debt obligation (Cdo) che vengono venduti. I ricavi rifinanzieranno altri prestiti.
Vi siete persi? Siete in buona compagnia. Lo stesso Fondo monetario internazionale – non un nome qualsiasi – ha appreso solo a luglio 2010 che le stime sullo shadow banking Usa andavano riviste al rialzo. Un suo economista, Manmohan Singh, e un consulente, James Aitken, avevano scoperto una tecnica (la rehypothecation) usata in silenzio dalle banche ombra: l’utilizzo per più volte dello stesso denaro come collaterale per emettere titoli da vendere. Per l’ingegneria finanziaria è la moltiplicazione degli zecchini nel campo dei miracoli.

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