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Berlusconi protesta: "Vogliono condannarmi!"

«Vogliono darmi 6 anni e farmi dimettere»
Lo sfogo di Berlusconi con i suoi: come potrei continuare a governare con una condanna?

Cari amici,

Ogni giorno che passa le notizie sui giornali peggiorano!

Di seguito riassumo la situazione che si prospetta ai nostri danni:

La situazione economica e finanziaria mondiale manifesta crisi strutturali che indeboliscono e mettono sempre di più in difficoltà il cosiddetto “modello economico americano”.

L’ Unione Europea, politicamente non esiste ed è succube di un modello economico che manifesta ogni giorno di più dei difetti a mio giudizio evidenti, i quali si abbattono sulle vite di milioni di persone, che si ritrovano sempre di più schiacciate dall’ aumento generalizzato dei prezzi, dall’ incremento dei tassi di interesse sui debiti e dal ristagno del valore reale degli stipendi.

La situazione politica italiana è compromessa da un sistema di votazioni che ufficializza lo strapotere dei partiti, i quali si autoreferenziano e si riproducono per cooptazione di quadri e dirigenti.

La situazione economica italiana soffre a causa di un sistema di potere bloccato e di molteplici interessi “di bottega” contrapposti, i quali impediscono qualsiasi riforma che possa essere vantaggiosa per sviluppare il tessuto economico del nostro paese.

Io per natura sono ottimista, ma ci sono volte che trovo difficoltà a valutare dei lati positivi: Questa è una di quelle volte.

La Community AziendaCondomìnio ha bisogno di gente “sveglia” che sappia vedere il proprio interesse “oltre” il sistema opprimente che governa le nostre comunità residenziali, a partire dagli Enti Condomìnio ma senza dimenticare tutte le altre nostre comunità residenziali di riferimento (Dai paesi fino agli stati nazionali):
Abbiamo bisogno di costruire un futuro “possibile” per i nostri figli.
Dobbiamo lavorare “insieme” per il futuro, per poter sperare un giorno di arrivarci!

Corriere della sera

ROMA — Forse è l’unica parola che non ha ancora pronunciato in pubblico, che non è entrata nello sfogo di ieri, o in quello della settimana scorsa a Bruxelles. Ma è una parola che illustra un incubo, che spiega lo stato d’animo del premier meglio di qualsiasi discorso sul diritto di governare o sulla sovranità popolare minacciata dalle toghe. La parola è «dimissioni », e il Cavaliere non ha dubbi: «Questi magistrati vogliono darmi 6 anni e un istante dopo sarei obbligato a dimettermi ».

Non l’ha ancora detto in pubblico, ha girato intorno al concetto, ma chi chiacchiera in modo riservato con Berlusconi è proprio questo ragionamento che ascolta: «Come potrei continuare a fare il capo del governo con una condanna, con i risvolti interni e internazionali che avrebbe? Non potrei. E conterebbe poco il fatto che l’accusa dei magistrati milanesi è ridicola, che persino all’estero — compreso il liberalissimo Financial Times — si sono accorti che i magistrati italiani tengono da troppo tempo sotto ricatto la democrazia del nostro Paese ».

Ieri mattina, calcolo o meno, è anche questa paura che ha fatto da molla alle parole di Berlusconi davanti alla platea di Confesercenti. Alla definizione di una parte dei giudici come «metastasi della democrazia». Al gesto mimato delle manette: «Certi giudici vorrebbero vedermi così…». Appena finito di parlare il Cavaliere ha preso sotto braccio il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, e ha continuato lo sfogo, anche per rispondere ai fischi: «Voi non avete ancora capito nulla, non avete capito che io difendo anche voi, i vostri interessi a vivere in un Paese non soffocato da un potere che non ha più nulla di legittimo, che tiene sotto scacco il Paese dal ’94: prima con me, poi con Mastella e Prodi, ora di nuovo con il sottoscritto ». C’era Veltroni in prima fila: poteva essere un deterrente, non lo è stato. Berlusconi è entrato pienamente, o rientrato se vogliamo, in quella fase che gli è caratteristica, congeniale, naturale: dire quello che pensa. Da alcune settimane ormai è in totale disaccordo anche con il suo primo consigliere, quel Gianni Letta che lui stesso tributa di onori ad ogni possibile occasione.

In queste ore Letta dice agli alleati che «Silvio sbaglia», che «ci vorrebbe meno aggressività », che «non è questo il metodo giusto». E in queste ore Berlusconi continua a fare di testa sua, a respingere i tentativi di mediazione condotti con un occhio alle ragioni del Colle, ai possibili obiettivi da raggiungere con un approccio più soft. Si è rimesso in moto il meccanismo che due legislature fa divideva la corte del premier in falchi e colombe. La differenza con il passato è il Cavaliere, che non ha più voglia di ascoltare grandi discorsi. Ieri lo ha spiegato anche dal palco di Confesercenti, per rispondere ai fischi. Ha reagito alle critiche con un «mi avete invitato voi…». Poi ha concluso avvertendo, assimilando il proprio disastro a quello del Paese: «Dicono che faccio leggi nel mio interesse. Ma io in politica sono sceso per difendere gli interessi degli italiani. Il mio interesse semmai sarebbe quello di lasciare il Paese e godermi i soldi meritatamente guadagnati».

E se questa è la cornice la presenza di Veltroni diventa invisibile: «Se questa opposizione non capisce, il dialogo si spezza. Lo hanno voluto spezzare loro, ma adesso non lo vogliamo più noi, sono ancora giustizialisti». L’Italia, conclude Berlusconi, è ormai «una democrazia in libertà vigilata, tenuta sotto il tacco da giudici politicizzati, ma i cittadini hanno il diritto a esser governati da chi scelgono democraticamente: non posso accettare che un ordine dello Stato voglia cambiare chi è al governo, con accuse fallaci».

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