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Berlusconi, Dell’ Utri e la Mafia: Una storia da scrivere?

Torino, Spatuzza atteso in aula
Dell’Utri: mafia vuol colpire il governo

Il pentito che accusa Berlusconi depone nel bunker
di Torino. Ma i legali della difesa si oppongono

Cari amici,

La pentola che sta cuocendo Berlusconi giorno per giorno è su un fuoco lento, che lentamente “cucina” la vicenda umana, imprenditoriale e politica del cavaliere.

Che rapporti ci sono stati tra la famiglia mafiosa di Brancaccio e Berlusconi?

Tante domande attendono le loro risposte, e per ciò che mi riguarda, il fatto che un pregiudicato “rischi” la propria reputazione di pentito andando a “sparare” nomi tanto grossi senza averne precisi riscontri è una possibilità molto remota.

La posizione politica di Berlusconi mi sembra che assomigli ad una nave in tempesta, la quale ogni giorno è costretta a combattere contro una situazione sempre più ingestibile.

Processi in corso, autorevolezza difesa ad oltranza contro ogni critica, giornalisti che non lasciano tregua ed approfondiscono le questioni giudiziarie in proprio su internet, un popolo che sempre di più esprime la propria insofferenza con manifestazioni spontanee, l’ ultima della serie preparata per il prossimo 5 dicembre.

Che succederà adesso?

Mi piace sperare che presto si tornerà a votare, e spero che si presentino dei personaggi autorevoli, che possano sperare di prendere in mano le sorti del nostro paese.

Che male c’ è a sperare?

Corriere della sera

TORINO – È iniziato poco prima delle 10 a Torino il processo d’appello per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell’Utri (che è presente in aula). Durante l’udienza deporrà il pentito di mafia Gaspare Spatuzza, che davanti ai pm ha definito il senatore del Pdl e il premier, Silvio Berlusconi, come interlocutori di Cosa Nostra. Prima, però, i giudici si sono riuniti in camera di consiglio per decidere sulle eccezioni sollevate dai legali dell’imputato.

I LEGALI – A sorpresa, prima che il collaboratore salisse sul banco dei testi, l’avvocato Alessandro Sammarco ha infatti chiesto di revocare l’ordinanza con cui avevano ammesso la testimonianza dell’ex boss e, in subordine, ne ha chiesto l’acquisizione dei verbali in modo che «la Corte conosca tutte le dichiarazioni di Spatuzza e possa rendersi conto delle menzogne e delle manipolazioni della verità che queste contengono». Il presidente, Claudio Dall’Acqua, ha subito risposto che la Corte avrebbe «gradito che questa riserva venisse espressa al momento dell’ammissione dell’ordinanza e non oggi». Il legale ha inoltre sollevato una eccezione di incostituzionalità della norma del codice di procedura penale sulla rinnovazione parziale del dibattimento nel secondo grado di giudizio. L’avvocato di Dell’Utri ha poi affermato che le accuse di Spatuzza si riveleranno essere «un petardo», non «una bomba atomica» (un evidente riferimento alla frase pronunciata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il fuori onda delle polemiche).

IL PG – In precedenza, prima dell’avvio dell’udienza, aveva parlato il Pg della Corte d’Appello di Palermo, Antonino Gatto, secondo il quale «si sta enfatizzando troppo qualcosa che ha un certo rilievo ma non così eccessivo». «Tutto questo toglie serenità» aveva aggiunto il magistrato. Il pg si è poi opposto alle istanze dei difensori e ha negato il consenso all’acquisizione dei verbali del pentito, a meno che la difesa non acconsenta all’ingresso nel processo delle rivelazioni degli altri collaboratori di giustizia sentiti a riscontro di Spatuzza e di un’altra serie di atti d’indagine.

DELL’UTRI – Durante una pausa del processo, Dell’Utri ha affermato che «la mafia ha interesse a buttare giù un governo che lotta contro» i clan. «Sono dati oggettivi – ha aggiunto – c’è stato il massimo dei latitanti catturati, il massimo dei beni sequestrati, il massimo delle pene severe contro i condannati per mafia. Spatuzza è un pentito della mafia, non dell’antimafia. Ma io sono sereno. L’unica cosa che è incredibile e assurda è che mi sento come a teatro dove c’è un protagonista ‘povero Marcello’ ma non sono io, è un altro. Di fronte a queste accuse una persona normale o impazzisce o si spara. Io non sono normale, e non mi sparo». «I Graviano? Non li ho mai conosciuti, io non conosco nessuno» ha ribadito Dell’Utri. «Provenzano? Sta scherzando. Io conoscevo Vittorio Mangano, punto e basta». Il senatore del Pdl ha negato di avere ricevuto messaggi mafiosi: «Ma quali messaggi? Le dichiarazioni di Ciancimino mi fanno ridere…». E poi: «La mafia ha votato per noi? Che ne so, può essere; d’altronde in passato aveva votato anche per Orlando. Purtroppo non gli hanno ancora tolto il diritto di voto. Fino a quando qualcuno non gli impedisce di votare, ciò che fanno non è controllabile».

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