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Ancora il nucleare? No grazie!

Il ritorno al nucleare è legge

Cari amici,

Per quanto possa servire, sono contrario a questa legge poichè a mio giudizio è antieconomica e sconveniente per il nostro paese.

Sono convinto che il futuro energetico si debba cercare nelle fonti rinnovabili, di cui il nostro paese abbonda.

La produzione di energìa deve essere democratizzata, diffusa sul territorio, progettata per ogni unità immobiliare.

Ritengo che sia un errore concentrare la produzione di energìa in grandi siti produttivi, poichè la tecnica si è molto evoluta e va verso le formazioni di reti di produzione di energìa.

Per ciò che riguarda la gestione dell’ energìa nucleare, mi sembra evidente che il costo di smaltimento delle scorie sia un eccessivo onere da sostenere, e che non debba essere considerato come costo occulto a carico della collettività, ma bensì debba essere posto a carico delle aziende private produttrici.

Inoltre sono convinto che il rischio potenziale di disastro sia eccessivo in caso si verifichi, e che non esistano sistemi di sicurezza infallibili (…ossia penso che la sfiga sia sempre in agguato e colpisca proprio dove non ti aspetti).

Per finire, le ipotetiche centrali nucleari saranno attive solo tra diversi anni, e c’ è il rischio (che è anche una speranza) di doverle chiudere ancora prima di renderle attive, poichè intanto il mondo si sta evolvendo verso le fonti di energìa rinnovabili.

Siamo davvero bravi a farci del male!

La Stampa

La concomitanza con il G8 rischiava forse di far passare sotto silenzio l’approvazione in Senato del disegno di legge sullo sviluppo (ora diventato legge) che ha un sottotitolo programmatico: «le grandi riforme per rilanciare l’economia del Paese». Dopo un iter laborioso durato quasi dieci mesi vengono dunque introdotte nuove norme in materia di energia, di rilancio del sistema imprenditoriale e di tutela del consumatore. «E’ una legge storica, una serie di norme strategiche – così la descrive il ministro Claudio Scajola – con cui passiamo dalle misure di emergenza per contrastare la crisi, alle riforme strutturali per aiutare il Paese e il sistema produttivo ad uscire dalle difficoltà avviando processi di competitività, modernizzazione ed efficienza che configureranno l’Italia del futuro».

La principale novità del pacchetto è la reintroduzione in Italia del nucleare. Secondo il ministro la sensibilità del Paese verso questo argomento è cambiata e «abbiamo avuto disponibilità a livello locale, da vari enti, ad accogliere centrali nucleari. C’è una maturazione rispetto a posizioni precedenti». Scajola ha aggiunto che saranno individuati «i siti ideali per sicurezza e collocazione e su questa mappatura sarà il mercato a decidere con il consenso dei territori, che avranno dei vantaggi. Sarà un affare per l’Italia e uno ancora più grosso per i territori». Occorreranno infatti sei mesi per disciplinare le modalità di localizzazione e le tipologie di impianti, di stoccaggio dei rifiuti e delle scorie, oltre alle «misure compensative» da riconoscere alle popolazioni interessate.

Anche i vertici di Enel ed Edison parlano di «giornata storica», mentre Federutility assicura che anche le ex municipalizzate saranno della partita. Per il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia quello del nucleare è «un’opzione importante». Critici invece Pd e Italia dei Valori, ambientalisti e consumatori. E soprattutto le più importanti regioni guidate dal centrosinistra: Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia.

Per il governo, invece, questa nuova strategia in ambito energetico eviterà una dipendenza dell’Italia dall’estero (pari all’85% dei nostri consumi) e un costo superiore del 30% rispetto agli altri Paesi europei pagato per l’approvvigionamento energetico. Segnali positivi arrivano anche dalle aziende di servizi pubblici locali.

Sempre nel settore energetico, nascerà la Borsa del gas: entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, le offerte di acquisto e di vendita del gas naturale saranno gestite dal gestore del mercato elettrico. Tutto ciò dovrebbe tradursi per il cittadino in una bolletta meno cara. Altra novità di rilievo è rappresentata dalla class action. «L’azione di classe» viene così introdotta nell’ordinamento italiano e permetterà una maggiore tutela dei consumatori, specie per quanto riguarda i settori dell’energia e delle telecomunicazioni. In tema di politica industriale, viene introdotto il «contratto di rete d’impresa» che supera il concetto fisico di distretto e consentirà alle aziende di minori dimensioni di aggregarsi in forme nuove senza perdere la propria identità, grazie ad agevolazioni fiscali, finanziarie e amministrative. Sempre in ambito imprenditoriale, la legge Sviluppo introduce una riforma del sistema degli incentivi alle imprese, che vedranno uno snellimento delle procedure e una riduzione dei tempi per ottenerli. Verranno riformate anche le Camere di commercio e gli enti di internazionalizzazione con l’ottica di rendere sempre più efficiente la rete di supporto alle imprese.

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