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La libertà politicamente è relativa

Cari amici,

Essendo amministratore di condominio mi confronto tutti i giorni con la politica residenziale.

Mi sono convinto che non c’ è molta differenza tra la politica nazionale e la politica condominiale.

Ambedue si fondano sul diritto all’ informazione corretta, ed ambedue spesso sono condizionate dalla mancanza di informazioni coerenti e attendibili.

Vi sono amministratori disonesti che approfittano del potere politico concesso loro, per guidare e condizionare i condòmini verso scelte amministrative sbagliate, ma che recato lauti guadagni illegittimi ai fornitori e agli amministratori che li proteggono.

Allo stesso modo, in campo nazionale la libertà politica è un concetto relativo, che spesso neanche la costituzione riesce a difendere.

Ormai il “cavaliere” impersona la politica nazionale in modo analogo alla funzione svolta dall’ amministratore di condominio nei confronti dell’ assemblea dei condòmini.

C’ è bisogno di libertà, di democrazia, di procedure di governo efficienti.

Invece pare che tutto venga organizzato apposta per favorire gli intrallazzi privati, usurpando l’ interesse generale sull’ altare di un mercato anonimo e traditore.

Quando potremo liberarci da tutta questa oppressione?

….spero presto!

Il fatto quotidiano

L’uomo si sa, è dotato di fervida fantasia, e nella sua testa si agita una Bicamerale neurale: il cervello del premier è sempre impegnato a cancellare qualche articolo della Costituzione (a quanto pare emenda anche nel sonno). Ieri è arrivata l’ultima perla: “La libertà di stampa non è un diritto assoluto”, Silvio Berlusconi dixit. E così – zac! – è partita una sforbiciata anche all’articolo 21, inutilmente garantista e troppo vincolante per i governanti desiderosi di stampa benevola.
Il diritto de-costituzionale. Evidentemente hanno ragione Pippo Civati ed Ernesto Ruffini – due giovani leoni della nuova generazione del Pd – secondo cui “è ormai necessario scrivere una manuale di diritto de-costituzionale con tutti gli articoli della Carta ormai rivisitati dal Cavaliere”. L’unico problema, aggiunge ironico Civati “E’ che questo libro di testo andrebbe aggiornato quasi tutti giorni”.

La legge più uguale per me. Sul primo capitolo, invece, non ci sono dubbi. Andrebbe dedicato all’articolo 3, che il premier ha già riscritto con opportune modifiche parlando dei propri processi: “La legge è uguale per tutti, ma è più uguale per me” (testuale) con una involontaria parafrasi orwelliana. Si dovrebbe poi passare all’articolo 41 già ampiamente riformulato, più o meno così: “Bisogna liberalizzare davvero l’impresa, rimuovendo i limiti imposti dalla Costituzione sovietica del 1946”. In quel testo,“si parla molto di lavoro e quasi mai di impresa – aggiunge il premier – che è citata solo nell’articolo 41. Non è mai citata la parola mercato. Purtroppo una legge ordinaria non basta, bisogna riscrivere la Carta”.

Una Corte bolscevica. Senza parlare del ruolo e della composizione della Corte Costituzionale, anche questo rivisitato: “Oggi, come è noto, la Corte è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra che quando decidono che una legge non gli va bene la fanno impugnare e la abrogano”. Ieri, però, la cattedra di diritto De-costituzionale ha dato il meglio di sè. Per rispondere allo sciopero dei giornalisti, indispettito dal silenzio dei media, Berlusconi ha rovesciato la prospettiva. Non è la legge che vieta di pubblicare le notizie ad essere un bavaglio per la libertà, dice il premier. Ma “la stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, distorce la realtà e calpesta in modo sistematico – parole del Cavaliere – il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini, ad aver imposto il bavaglio alla verità”. Ovvio. Il tutto consegnato a un memorabile discorso destinato ai promotori della Libertà, i legionari berlusconiani che dovranno difendere la democrazia nei giorni della caduta degli Dei. Il presidente affida loro “il compito non facile ma importante di liberare la verità da questo bavaglio”. Per Berlusconi sono “certi giornalisti” che “calpestano il diritto ad un uso sereno del telefono”, “invocando la loro libertà come se fosse un diritto che prescinde dagli altri”. Berlusconi li bacchetta. E qui arriva la perla di dottrina: “In democrazia non esistono diritti assoluti, perchè ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela. Un principio elementare della democrazia ma che la stampa italiana, nella sua maggioranza, ignora”.

Ironia & durezza. E le parole con cui il Guardasigilli Angelino Alfano annunciava al Quirinale “modifiche significative”? Abrogate pure quelle. La prima risposta è arrivata dai finiani di FareFuturo guidati da Filippo Rossi: “la libertà di stampa – si legge sul sito – non è mai abbastanza” ed è un “diritto assoluto”. Dura anche la capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro: “Il premier attacca la stampa tacciandola di fare disinformazione”. Sarcastico Nichi Vendola: “Berlusconi prova a rovesciare la realtà: la sua idea è che bisogna irrigimentare la stampa per raccontare propagandisticamente l’Italia come il paese della cuccagna”. I diritti Costituzionali saranno pure relativi: le vocazioni anticostituzionali del premier restano, venate di aspirazioni assolutistiche, con buona pace di chi vorrebbe dialogare con lui sulle riforme all’insegna del “male minore”.

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