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Non voglio cambiare le regole del gioco

Regole del gioco

Cari amici,

bentornati dalle vacanze!

Spero che vi siate divertiti, malgrado le brutte notizie economiche che sono accadute durante il mese di agosto.

Sono curioso di sapere come il mercato inizierà a macinare il mese di settembre.

Mi aspetto un aumento di consapevolezza da parte dei residenti e dei condòmini, e questo porterà conseguentemente ad un incremento di valore relazionale della nostra Community.

Mi sono preparato per questo rendendo l’ home page del sito più chiara e funzionale, in modo che possa rendere meglio l’ idea di chi siamo e che cosa vogliamo ottenere.

Recentemente ho letto una frase illuminante, che riesce a rendere l’ idea del progetto AziendaCondominio con poche parole:

“Non voglio cambiare le regole del gioco. Io voglio cambiare il gioco!”

La Community AziendaCondomìnio è un’ associazione, un partito politico, una scuola di buona amministrazione condominiale, un sistema di servizi di controllo della gestione condominiale.

Tutti gli iscritti al forum fanno parte della Community, e contribuiscono a far crescere la nostra organizzazione di gestione condominiale.

Quello che saremo lo sapremo durante il nostro cammino, quando ci confronteremo con le altre realtà che vogliono cambiare e migliorare la gestione condominiale in Italia.

Chi non lavora contro di noi, lavora per noi!

Ogni progetto è benvenuto.

Vi ringrazio per il vostro aiuto e la vostra collaborazione.

Antonio Azzaretto

Il governo della casa

Costruite con l’ immaginazione una capanna nel deserto, prima di costruire una casa dentro le mura di una città.

Così come voi rincasate al crepuscolo, altrettanto fa il nomade che è in voi, sempre esule e solo.

La casa è il vostro corpo più vasto.

Essa si espande nel sole e dorme nella quiete della notte, e non è senza sogni.

Non sogna forse la vostra casa?

E sognando non abbandona la città per il bosco o la sommità della collina?

Vorrei riunire nella mia mano le vostre case, e come il seminatore disperderle fra prati e foreste.

Vorrei che le vostre strade fossero valli e verdi sentieri i vostri viali, affinchè poteste cercarvi l’ un l’ altro tra le vigne e ritrovarvi con l’ abito odoroso di terra.

Ma questo non può ancora accadere.

La paura dei vostri antenati vi ha radunati insieme, troppo vicini.

E questa paura durerà ancora in voi.

E ancora le mura delle vostre città separeranno dai campi i vostri focolari.

Ditemi, che avete in queste case?

E che mai custodite dietro l’ uscio sbarrato?

Pace? Il calmo impeto che rivela la forza?

Ricordi? L’ arco di pallida luce che unisce le cime della mente?

Avete la bellezza che conduce il cuore degli oggetti creati nel legno e nella pietra alla montagna sacra?

Ditemi, avete questo nelle vostre case?

O avete solo benessere e l’ avidità del benessere che furtiva entra in casa come ospite per diventarne padrona e infine sovrana?

Sì, essa vi domina e con il rampino e la frusta riduce a fantocci le vostre aspirazioni più alte.

Benchè abbia mani di seta, il suo cuore è di ferro.

Vi addormenta cullandovi per stare vicina al vostro letto e prendersi gioco della dignità della carne.

Schernisce i vostri sensi integri e li dispone nella bambagia come fragili vasi.

In verità, l’ avidità del benessere uccide la passione dell’ anima e sogghigna alle sue esequie.

Ma voi, figli dell’ aria, insonni nel sonno, non sarete ingannati nè domati.

La vostra casa non sarà l’ ancora, ma l’ albero della nave.

Non sarà il velo lucente che ricopre la ferita, ma la palpebra a difesa dell’ occhio.

Non ripiegherete le ali per attraversare le porte, non chinerete la testa per non urtare la volta, non tratterrete il respiro per paura che le mura si incrinino e crollino.

Non dimorerete in sepolcri edificati dai morti per i vivi.

E sebbene magnifica e splendida, la vostra casa non custodirà il vostro segreto nè darà riparo alle vostre brame.

Poichè ciò che in voi è sconfinato risiede nella dimora del cielo, la cui porta è bruma mattutina e le finestre sono canti di quiete notturna.

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