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Lodo Alfano: Berlusconi riuscirà a farla franca?

Lodo Alfano, al via l’udienza
Presenti tutti i giudici

La Consulta non ammette l’intervento della Procura di Milano
“Amarezza per il no, ora possibile dichiarazione di legittimità”

Cari amici,

Oggi è iniziata la discussione per decidere l’ ammissibilità del cosiddetto “lodo Alfano”, alla presenza di moltissime TV straniere.

Ormai il nostro Presidente del Consiglio è diventato una “star” che fa “vendere” i giornali di tutto il mondo.

Berlusconi è davvero un personaggio televisivo “di talento”.

Se sia anche uno “statista” la storia lo scriverà.

Gli auspici non mi sembrano tanto buoni, ma io sono un po’ di parte e perciò mi astengo dal giudizio.

I fatti, comunque, riportano che sussistono diversi procedimenti penali e civili a carico di Berlusconi, e che, in generale, i processi non gli sono favorevoli.

Per queste ragioni, a mio giudizio, non siamo nelle condizioni politiche che garantiscano la serenità necessaria per approvare il “lodo alfano.

Questa storia assomiglia troppo ad un tentativo di fuga dalle proprie responsabilità.

…a meno che Berlusconi non rinunci pubblicamente, preventivamente e platealmente al lodo alfano prima della promulgazione della legge.

In questo caso gli batterei le mani, e accetterei perfino un’ altra intervista da Bruno Vespa.

..dai Silvio, rinuncia alla fuga per il bene del paese!

La repubblica

ROMA – E’ iniziata questa mattina alle 9.30 l’udienza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, nella sala gialla di palazzo della Consulta, affollata di giornalisti italiani e stranieri – tredici quotidiani, tra cui il New York Times e dieci agenzie di stampa. La Consulta è al plenum, con tutti e 15 i giudici, e il lodo è al primo punto nell’ordine del giorno. Le prime polemiche per il no all’intervento della Procura di Milano: l’avvocato Alessandro Pace, che ha presentato le memorie a nome dei pm milanesi, si è dichiarato amareggiato e preoccupato per un giudizio favorevole su quella che invece “è una legge chiaramente ad personam”.

L’udienza si è aperta con un minuto di silenzio per i morti dell’alluvione a Messina. Il presidente della Corte, Francesco Amirante, ha subito passato la parola al giudice relatore, Franco Gallo, per riassumere i motivi dei tre ricorsi contro la legge che sospende i processi contro le quattro più alte cariche dello stato. Nel frattempo televisione e fotografi sono stati fatti uscire dalla sala. Dopo una sospensione di 45 minuti, i giudici hanno deciso di non ammettere l’intervento della Procura di Milano, che non sarebbe titolata a intervenire in giudizio come parte. “Vedo negativamente l’inammissibilità”, ha dichiarato l’avvocato dei pm milanesi, Alessandro Pace, “apre spiragli alla non accettazione dei ricorsi contro il lodo Alfano”.

I ricorsi. Contro il lodo Alfano sono stati presentati tre ricorsi: due dai giudici di Milano, nell’ambito dei processi in cui il premier Silvio Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato inglese David Mills (che nel frattempo è stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi) e per irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi Mediaset. Il terzo è del gip di Roma chiamato a decidere se rinviare o meno a giudizio Berlusconi, indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’estero durante la scorsa legislatura.

Gli avvocati. Ai banchi della difesa sono seduti gli avvocati – e parlamentari – Gaetano Pecorella e Niccolò Ghedini, insieme a Piero Longo. Pecorella arrivando si è detto fiducioso: “Ci aspettiamo che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche”. E ha aggiunto: “Stiamo parlando di una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004, quando bocciò il Lodo Schifani, ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò”. Sui tempi, invece, non si è voluto pronunciare: “Meglio non fare previsioni: è vero che se un giudice chiede un rinvio il presidente di solito lo concede, ma credo che la decisione arriverà a giorni”.

L’arringa dei difensori. “La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione, come del resto la Corte ha già ribadito” è la motivazione con cui l’avvocato Ghedini ha aperto la sua arringa. L’avvocato cita come esempio “le norme sui reati ministeriali, dove la legge ordinaria distingue il comune cittadino dal ministro”. E tira in ballo anche le norme particolari riservate a chi ha commesso reati rivestendo incarichi nella pubblica amministrazione o nelle Forze armate.

Ghedini ha difeso poi l’adozione del lodo con legge ordinaria, e ha rigettato la differenziazione per reato. “Questa legge” ha concluso “va letta secondo il principio di legittimo impedimento”. Allo stesso principio si appella anche Piero Longo: “Non è possibile rivestire la duplice veste di alta carica dello Stato e di imputato per esercitare appieno il proprio diritto di difesa e senza il sacrificio di una delle due”.

L’intervento di Gaetano Pecorella fa leva invece sulla differenziazione tra parlamentari e presidente del Consiglio: “Con le modifiche apportate alla legge elettorale non può essere considerato uguale agli altri parlamentari. Non è un primus inter pares ma un primus super pares“. Pecorella ha fatto notare come siano cambiate le prerogative del premier rispetto al passato: “Rimangono certamente salde le prerogative del presidente della Repubblica, ma il presidente del Consiglio è l’unico che riceve la sua legittimazione dalla volontà popolare”.

Le possibilità. E’ molto ampio lo spettro delle possibili sentenze della Consulta. Plausibile il riferimento all’articolo 138 della Costituzione: il lodo, in quanto legge ordinaria dello stato, potrebbe essere giudicato incostituzionale perché va a legiferare su una materia (le prerogative di figure istituzionali) che richiederebbe una norma di rango costituzionale. In questo caso sarebbe praticamente impossibili ripresentare un “lodo bis”, dato che una tale sentenza ne metterebbe in discussione proprio la natura di legge ordinaria.

Ma la Corte potrebbe chiamare in causa la violazione di altri articoli della Costituzione. Si va dai più generici, come l’articolo 3 (principio di uguaglianza), ad altri più specifici: il 111, sulla ragionevole durata del processo, l’obbligatorietà dell’azione penale sancita dal 112, e ancora gli articoli che regolano le immunità per i parlamentari, il presidente della Repubblica e i ministri. E ancora: la Consulta potrebbe invece rilevare nel lodo Alfano una irragionevole disparità di trattamento tra il presidente del consiglio e i ministri.

Nel caso in cui la Corte, invece, giudichi inammissibili o infondati i ricorsi presentati, il lodo resterebbe così com’è. Ma l’Italia dei Valori ha già preparato il referendum abrogativo.

I commenti. “Tempistica sospetta” secondo il ministro della Infrastrutture Altero Matteoli, che non ritiene una semplice coincidenza la sentenza sul lodo Mondadori a ridosso della riunione della Consulta. Ma dichiara anche di “aspettare con serenità la decisione, il la legge è stata scritta alla luce di provvedimenti che la Corte aveva preso in passato”. Dello stesso parere anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che afferma di confidare “nella correttezza della Consulta”.

“La legge non è un’immunità, ma una sospensione dei processi”, commenta il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, che difende il lodo: “Si tratta di una misura legittima, ma anche dovuta, per consentire alle cariche istituzionali di esercitare il proprio mandato al meglio e nell’interesse del paese”.

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