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Epifania del Signore, una antica storia

Cari amici,

anche quest’ anno è giunta puntuale l’ Epifania del Signore, una ricorrenza che ricorda la presentazione ufficiale al mondo di nostro Signore Gesù Cristo.

Questa storia è posta alle radici della nostra cultura occidentale, e, nel bene e nel male, ne rappresenta una solida colonna.

In una cultura che ormai è sbattuta dal vento delle mode culturali e insidiata dal materialismo che brucia ogni tipo di rapporto umano, a mio giudizio è importante gettare lo sguardo laddove possiamo riconoscerci.

Il mito della famiglia di Betlemme è come tornare a casa dopo un lungo esilio, come un porto sicuro da cui poter ripartire.

Credo che abbiamo bisogno tutti di poterci rappresentare in un utopia comune, quale può essere la costruzione del Regno di Dio sulla terra.

Anche se Dio (per ipotesi assurda) non esistesse, sarebbe comunque un buon progetto, valido per i sognatori, i pazzi e i bambini, ossia per tutti i rivoluzionari che non hanno mai smesso di amare la vita e la libertà.

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 2,1-12.
Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:
«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella
e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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