Di seguito pubblico un articolo che tratta di “Mobbing in condominio”, pubblicato sull’ ultimo numero del giornale locale “Il diario del Nord Milano”.
A mio giudizio, la causa di questi “eccessi” nei comportamenti di alcuni condòmini nei confronti dei propri amministratori, è la mancanza di comunicazione oggettiva tra l’ amministratore e la Comunità Residenziale amministrata.
Di fatto esiste una situazione bloccata in cui l’unica finestra di cambiamento è rappresentata dal limite del 50% dei consensi.
Con altre parole si può scrivere che tutte le diverse funzioni aziendali attribuite dalla legge all’ amministratore “a cascata” e senza controllo, sono giudicate in modo cumulativo e senza appello soltanto una volta all’ anno.
Ed inoltre il giudizio arriva da un assemblea troppo spesso indifferente, disinformata, vessata da amministrazioni predatorie, e disorganizzata.
In questa situazione il singolo condòmino rimane lasciato solo e senza alcuna protezione.
Pertanto diventa possibile il verificarsi di comportamenti antisociali di ribellione verso un potere amministrativo spesso oppressivo.
Un potere invadente, e con evidenti commistioni tra interesse pubblico e interesse privato.
Pertanto la Community AziendaCondomìnio è nata per dare nuove prospettive a questa situazione così compromessa da così tanti anni.
Intendiamo trovare le procedure migliori per promuovere una gestione condominiale economica, trasparente, efficace e solidale.
Il diario del Nord Milano – Mobbing in condominio …di Sara Calvitto
La riunione di condominio è per molti uno spauracchio.
Mettere d’ accordo un gruppo nutrito quanto eterogeneo di persone non è semplice.
Molti si fanno, come si suol dire, il “sangue amaro“.
Tanto i condòmini quanto gli amministratori.
Quando la situazione sfugge di mano, ecco arrivare il “mobbing condominiale”.
Un fenomeno che, nella misura del 20%, colpisce tanto gli inquilini, stressati dalle continua discussioni che si protraggono anche negli androni e nei pianerottoli, quanto gli amministratori, che possono ritrovarsi oggetto delle ire degli inquilini.
Una situazione presente anche nel nord Milano.
“Mi stanno costringendo a dimettermi dall’ incarico, a rinunciare al mio lavoro”, si sfoga un amministratore costretto quasi a non uscire più di casa per le vessazioni dei condòmini a lui e ai suoi collaboratori.
“Si parla di mobbing quando sussistono atteggiamenti aggressivi di un gruppo di condòmini nei confronti di un altro inquilino oppure dell’ amministratore”, spiega Giovanna Boniardi, presidente mandatario di Anammi, l’ associazione nazionale amministratori Milano.
“Quest’ ultimo (l’amministratore), può essere vessato perché inviso da una minoranza che vorrebbe sostituirlo senza riuscirci, e lo costringe a dimettersi con violenze psicologiche”.
Violenze che vanno da semplici frasi dette a mezza voce (“stai attento a come ti muovi”), a insulti, lettere minatorie, dispetti …
Ad esempio (serrature bloccate con la colla, appostamenti davanti all’ abitazione, diffamazione per la strada), violenze fisiche.
Dal nord Milano, Anammi riceve segnalazioni di casi di mobbing condominiale da parte di amministratori sull’orlo della disperazione.
“Colpa dei ritmi di vita frenetici che provocano stress, da sfogare poi su di loro o sul vicino di casa”, spiega il colognese Giampaolo Beretta, docente di Amministrazione.
Aneddoti
E racconta un aneddoto sulle pressioni cui sono sottoposte queste figure:
“Ho ascoltato due signore in posta.
Una riferiva di aver chiamato l’ amministratore alle 4 del mattino per lamentarsi del cattivo funzionamento dei caloriferi”.
A chi ci si può rivolgere in caso di mobbing?
“A un legale, consiglia Boniardi, poichè una denuncia se non si hanno delle prove più che consistenti, rischia di cadere nel vuoto”.


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