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Sintesi dell’ ultimo rapporto ISTAT

L’Istat: “Gli omicidi sono in calo ma in Italia cresce la paura”
In otto anni il numero di delitti è diminuito: dal 13,1 al 10,3 per milione di abitanti; La criminalità continua a preoccupare più della metà degli italiani (il 58,7%); Le altre fonti di angoscia sono la disoccupazione (70,1%) e la povertà (29,4%)

Cari amici,

dopo mesi in cui i giornali hanno continuato a diffondere “paura contagiosa”, oggi appare statisticamente chiaro che in otto anni il numero dei delitti è diminuito!

Penso che ci sia qualcosa da rivedere nel nostro comune senso della realtà.
Ciò che vediamo è vero o appare?
Noi come ci rappresentiamo di fronte agli altri?

La statistica ci racconta una serie di dati analizzati che dovrebbero servirci per descrivere la realtà sociale del nostro paese.

Ma ormai la verità è solo un opinione.

Noto che quando si racconta un fatto, in realtà si vuole rappresentare un’ aspetto interessato di una questione, al fine di ottenere vantaggi politici, che poi si traducono in rendite economiche.

Questo non è giusto! Ma c’ è una buona notizia: Noi possiamo riprenderci il diritto di avere la “nostra” visione della realtà.

Il “nostro” diritto di critica non è in pericolo, e possiamo quindi ricominciare a pensare con la nostra testa e a sentirci liberi e solidali.

Non lasciamoci abbattere dalle brutte notizie!
Possiamo e dobbiamo migliorare e risolvere da noi i nostri problemi.

Buona vita!

La Repubblica

ROMA – Meno omicidi, più paura. Dal 2000 a oggi si è assistita a una progressiva riduzione del numero dei delitti, da un dato di 13,1 a 10,3 per milione di abitanti. A sostenerlo è l’Istat, nel rapporto “100 satatistiche per il Paese”, presentato stamattina alla conferenza stampa nella sede di via Cesare Balbo.

Nel documento si legge che gran parte degli omicidi sono commessi nel Mezzogiorno, in particolar modo in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna e, in misura minore, in Basilicata. Anche qui emerge l’andamento decrescente che si osserva a livello nazionale. Si può quindi immaginare che la riduzione degli assassini sia strettamente legata alla diminuzione degli omicidi di criminalità organizzata rilevata nelle regioni del Sud e nelle isole.

Nel panorama europeo, l’Italia è uno dei Paesi più sicuri per numero di morti violente: si colloca al di sotto della media, con 14 delitti per milione di abitanti e in ottava posizione dopo Austria, Lussemburgo, Svezia, Germania, Malta, Slovenia e Repubblica Ceca. Le ex repubbliche russe del Baltico, Lituania, Estonia e Lettonia, detengono il record negativo, con indici rispettivamente pari a 118,3, 83,9 e 55,2 per milione di abitanti.

Nonostante i dati siano incoraggianti, la criminalità preoccupa il 58,7%, più della metà degli italiani. Le altre fonti di angoscia sono la disoccupazione, indicata dal 70,1% della popolazione e la povertà, che negli ultimi anni ha accresciuto la sua rilevanza come problema nella percezione dei cittadini: dal 17,0% nel 2000 al 29,4%, con un incremento di 12,4 punti percentuali.

Ambiente. Nel 2005 il 41,7% delle famiglie italiane ha segnalato problemi relativi all’inquinamento dell’aria nella zona di residenza e il 22,1% ha lamentato la presenza di odori sgradevoli.

Nel Nord le problematiche dell’inquinamento atmosferico sono sentite da una percentuale molto alta di famiglie (superiore al 40%) in quasi tutte le regioni, in Lombardia si raggiunge addirittura il 57 per cento; solo in Valle d’Aosta il valore scende al di sotto del 25%. Al Centro la regione che presenta valori dell’indicatore più elevati – circa 50 per cento – è il Lazio, dove il fenomeno è particolarmente sentito nelle aree metropolitane, ma anche Toscana, Umbria e Marche presentano quote consistenti (una media tra il 28% e il 38% delle famiglie segnala problemi di inquinamento atmosferico). Nel Mezzogiorno la situazione peggiore è in Campania, dove la metà delle famiglie segnala il problema, mentre i valori più bassi si rilevano in Basilicata e Molise (inferiori al 17%) e, poco più elevati, in Sardegna e in Calabria (intorno al 20%).

Va meglio per quanto riguarda la percezione di odori sgradevoli, la situazione è piuttosto uniforme su tutto il territorio. Nel 2005 la regione in cui si rileva la percentuale più alta è la Campania, con un valore che supera il 32%; seguono la Lombardia (26,8%) e il Lazio (23,7%). Le regioni con i valori più bassi per questo indicatore sono invece la Basilicata (9,3%), la Valle d’Aosta (11%) e il Molise (11,3%).

Lavoro. L’occupazione è in crescita (0,3% nel 2007) ma ancora lontana dagli obiettivi fissati a Lisbona nel 2000 che prevedono il raggiungimento entro il 2010 di un tasso complessivo pari al 70% per gli uomini e al 60% per le donne. Nel 2007 in Italia risulta occupata il 58,7% della popolazione nella fascia di età 15-64 anni. Tuttavia sono notevoli le differenze di genere, a scapito della componente femminile: le donne con un impiego sono solo il 46,6%, gli uomini il 70,7%.

A essere penalizzati ci sono anche i giovani. Nel 2007 il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) è pari al 20,3%. Anche in questo caso le differenze di genere sono rilevanti: il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane (23%) supera quello maschile di oltre cinque punti.

Energia. L’Italia consuma mediamente tra i 5 e i 6 mila kwh di energia elettrica per abitante, meno della media europea, mentre la produzione netta supera di poco i 50 gwh per 10.000 abitanti. Il nostro paese, come è scritto sul rapporto, ” è fortemente dipendente dall’estero e, nel 2006, importa 45.000 Gwh, il 13% della domanda nazionale”.

Rifiuti. Anche se nel corso degli ultimi cinque anni l’Italia ha ridotto il ricorso allo smaltimento in discarica a favore di altre modalità di gestione, con un valore di 325 kg di rifiuti per abitante, si colloca nel 2006 ancora significativamente al di sopra della media europea. Nello stesso anno solo un quarto dei rifiuti solidi urbani prodotti risulta avviato a raccolta differenziata e la quantità di frazione umida, trattata in impianti di compostaggio per la produzione di compost di qualità (una misura della capacità di recupero della materia proveniente dalla raccolta differenziata), si attesta intorno al 22%.

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