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Può un cristiano essere ricco?

Cari amici,

La domanda è interessante, ed è stata dibattuta ad un convegno, un seminario sul tema «Etica e finanza», promosso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dall’Osservatore Romano.

A mio giudizio è evidente che un ricco non può essere un “cristiano”!

La ricchezza eccessiva è immorale, ingiusticata, ingiusta, scandalosa.

La villa di Antigua è un esempio lampante di ciò che impedisce a tanta gente di vivere decentemente.

Certo, a volte si è costretti a parlare in modo politicamente corretto, e non si può sostenere con chiarezza che i soggetti che possiedono disponibilità liquide, eccedenti “diciamo”, i duecentomila euro dovrebbero preoccuparsi, se temono il giudizio di Dio.

Però mi guardo intorno, conosco un pochettino di economia e sono consapevole di quanto la ricchezza mondiale sia suddivisa in modo iniquo.

Perciò non prendiamoci in giro: I cristiani ricchi esistono soltanto quando sono i ricchi a fare la classificazione tra i santi e i peccatori.

Il sole 24 ore

«Può un cristiano essere ricco?». La domanda parrebbe oziosa e dallo sgradevole sapore populista. Ma, pare, ha un suo fondamento. Talmente profondo che si può affermare che il capitalismo è nato nel mondo cristiano, e non in quello protestante. Oltretevere non si scherza su questo punto, nonostante le Scritture sembra sterzino sin dall’inizio su altre pozioni. Il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, insegna filologia patristica, ed è più a suo agio tra i padri della Chiesa che i trader. «Basta ricordare il vangelo di Marco dove si dice che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli». Pare una condanna, su questo pare non ci siano grossi dubbi. «Era una forma di comunismo ante litteram?» scherza il direttore-professore: «Non va assolutizzata nè la ricchezza nè la povertà, quello che conta è la scelta del Salvatore», e butta sul piatto Clemente di Alessandria, teologo e filosofo del secondo secolo che nelle sue opere si interrogava su quale ricco si sarebbe salvato. Parte da lì il percorso che porta il pensiero cristiano fino alla enciclica Caritas in Veritate, passando per le fondamentali Rerum Novarum (1891) e Centesimus Annus (1991), tanto per citare le più famose. “Etica e Finaza”, un tema che ricorre in tempi in cui la crisi morde ancora molto, in finanza e nell’economia reale. L’Osservatore Romano per la prima volta nella sua storia è uscito dalle mura aureliane e insieme alla Fondazione Monte dei Paschi Siena ha messo in piedi un incontro unico nel suo genere. «La tesi che tutto ha una svolta con Weber e l’etica protestante è superata: i Monti di Pietà, che stanno alla base delle banche, sono creati dai francescani» aggiunge Vian, parlando ai vertici della Fondazione Mps – Gabriello Mancini, presidente, e Marco Parlangeli, direttore generale – il nucleo storico della più antica banca del mondo (1472). «Il ricco, per entrare nel regno dei cieli deve diventare ancora più ricco, perchè se la ricchezza non viene creata il rischio è poi di distribuire la povertà», ribatte Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior e banchiere di lungo corso. E rilancia: «La Rerum Novarum apparve come anticapitalista, petrchè trattava di temi del lavoro, ma fu pubblicata prima dell’emanazione dello Sherman Act, la legge anti-monopoi che sta alla base dello straordinario sviluppo dell’economia americana». E Pietro Modiano, oggi alla guida della finanziaria Carlo Tassara ma in passato alla testa della maggiori banche del paese, rimarca: «Le giuste regole producono sviluppo, il libero mercato da solo genera la tendenza al monopolio». Certo, in un contesto di cattolici a ventiquattro carati Modiano rappresenta il punto di vista laico, e cita Adam Smith: «Non é dalla generosità del macellaio, del birraio o del fornaio che noi possiamo sperare di ottenere il nostro pranzo, ma dalla valutazione che essi fanno dei propri interessi». Difficile trovare una chiave di lettura e dare un declinazione etica ad un derivato: «Mia nonna contrattava nei mercati, era molto attenta alla spesa. Faceva economia, un concetto fondamentale che permette di distinguere quello che ha valore da ciò che non ne ha» chiosa Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Cariplo, fondazione che è governata non da un cda ma da una Commissione Centrale di Beneficienza. Serve quindi una sintesi tra diritto naturale e ricerca del profitto, crescita economica e realizzazione: «Solo se la finanza saprà reinventarsi una trasparenza morale potrà riconquistare la fiducia del mercato a cui ha causato danni enormi, perchè lo sviluppo economico non è possibile in società in cui crollano i valori» ha concluso Parlangeli, e Mancini ha ricordato come le Fondazioni svolgono quel ruolo di “coesione sociale” considerato fattore indispensabile per una ripresa.

IL CONVEGNO

Il seminario
Si è tenuta ieri a Roma il seminario sul tema «Etica e finanza», promosso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dall’Osservatore Romano.
All’incontro hanno partecipato Gabriello Mancini (presidente della Fondazione Mps), Marco Parlangeli (direttore generale dello stesso ente), Ettore Gotti Tedeschi (presidente dell’Istituto per le opere di religione), Giuseppe Guzzetti (presidente dell’Acri), Pietro Modiano (presidente della Carlo Tassara) e Gian Maria Vian (direttore dell’Osservatore Romano).

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