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L’ Economia, la fede, la storia

Arturo Paoli dice….

      A questo punto cerchiamo di vedere un po’ qual’ è il legame tra fede e storia, cioè come nella storia entra la fede e come nella fede entra la storia.
      Quando Gesù si presenta ai discepoli di Giovanni Battista dice: “Guardate che i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono sanati, i sordi odono, i morti resuscitano, ai poveri è annunziata la buona notizia”.
      Quindi, per Gesù, aver fede vuol dire amare il prossimo, fare del bene al prossimo.
      Non so se voi ci avete mai pensato, ma per molte persone l’ aver fede consiste nell’ andare in chiesa, nel credere in Dio, nel pregare; consiste anche nell’ amare il prossimo, certamente, cercando di volergli bene, facendogli un’ elemosina, dandogli un pezzo di pane, dicendogli una buona parola; sì, un certo amore per il prossimo c’ è.
      Però Gesù ci ha insegnato delle cose molto più profonde e molto più impegnative, dicendoci, in buona sostanza: “Guardate che aver fede vuol dire lavorare per il Regno di Dio, vuol dire non solamente darsi da fare, ma dare la vita per il Regno di Dio”.
      Dare la vita, capite!
      E il Regno di Dio non è solamente quallo che ci aspettiamo di trovare nell’ altra vita.
      Il Regno di Dio è un regno di giustizia, un regno di fraternità, un regno di uguaglianza, in cui tutti gli uomini, proprio tutti, devono essere uguali, ma a partire da quaggiù.
      Non devono essere tutti ricchi ricchi ricchi – un po’ gli farebbe male! – non essere tutte persone che hanno tre o quattro macchine, che hanno la seconda ed anche la terza casa.
      Il nostro, dovrebbe essere un mondo in cui non ci sia nessuno che soffra la fame, nessuno senza lavoro, nessuno senza una casa, nessuno privo della possibilità di studiare, un mondo in cui tutti abbiano la possibilità di soddisfare almeno le esigenze primarie, a cui hanno diritto tutti i figli di Dio.
      Quindi, vedete, aver fede vuol dire principalmente impegnarsi e lottare perchè tutti gli uomini abbiano riconosciuto il diritto alla soddisfazione di queste necessità essenziali.

 

Antonio Azzaretto:
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