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Il regno di Bankenstein

Bankenstein era eccitato mentre ancora una volta si ripeteva il discorso che avrebbe tenuto alla gente che si sarebbe presentata all’ indomani.

Aveva sempre cercato il prestigio e il potere, ed ora il suo sogno stava per realizzarsi.

Bankenstein era un artigiano orafo che lavorava con l’ oro e con l’ argento, producendo gioielli e ornamenti, ma non gli bastava lavorare per vivere.

Aveva bisogno di emozioni, di una sfida, ed ora il piano era pronto.

Per generazioni la gente aveva usato il sistema del baratto.

Una persona manteneva la sua famiglia provvedendo a tutti i suoi bisogni, oppure si specializzava in un particolare tipo di commercio e scambiava con altri le eccedenze per procurarsi i beni che non produceva direttamente.

I giorni di mercato erano sempre rumorosi e allegri.

La gente gridava le proprie merci e le persone avevano occasione di fare nuove conoscenze.

Ma ormai c’ era troppa gente, troppa confusione.

Non c’ era più tempo per scambiare due chiacchiere….bisognava escogitare un nuovo sistema.

In generale la gente era felice e godeva dei frutti del proprio lavoro.

In ogni comunità si era formato un semplice sistema di governo per assicurare a tutti l’ esercizio dei propri diritti e delle libertà, e perchè nessuno venisse obbligato a fare cose contro la sua volontà, costretto da parte di altre persone o da altri gruppi di uomini.

Questo era l’ unico scopo del governo, e ogni governatore era promosso ed eletto dalla comunità locale.

Tuttavia, i giorni di mercato ponevano dei problemi da risolvere: Quanto valeva un coltello? Uno o due sacchi di grano?

Una mucca valeva più di un carro? e così via.

Nessuno aveva pensato ad un sistema migliore.

Così era apparso Bankenstein che aveva fatto un annuncio: “Ho trovato una soluzione ai nostri problemi di baratto e invito tutta la cittadinanza ad una riunione per domani mattina”.

Il giorno seguente si era creata una grande adunanza nella piazza centrale del paese, e Bankenstein comincò a spiegare tutto sul nuovo sistema che aveva inventato e che si chiamava “moneta”.

…suonava bene, “Da dove cominciamo?” chiese la gente.

“L’ oro che io uso per fare i gioielli e gli ornamenti è un metallo eccellente. Non si arrugginisce nè si sciupa con il tempo.

Batterò della moneta in oro, e chiameremo queste monete “dollari”.

Bankenstein spiegò quindi il sistema dei valori e illustrò coma la moneta sarebbe stata un sistema di scambio migliore del baratto.

Uno dei governanti notò:

“La gente potrebbe comiinciare a scavare l’ oro e a farsi le proprie monete”.

“Questo non sarebbe corretto” disse subito Bankenstein.

“Solamente le monete approvate dal Governo potranno avere corso legale, e queste avranno un particolare marchio di riconoscimento”.

La cosa sembrò ragionevole e venne proposto di distribuire le monete in parti uguali a tutta la popolazione.

Ma il fabbricante di candele disse: “Io ne merito di più perchè tutti usano le mie candele”. “No”, disse il contadino.
“Senza cibo non c’ è vita, e quindi siamo noi che ne dobbiamo avere di più”, e continuò il battibecco.

Bankenstein li lasciò discutere per un po’ e alla fine disse:

“Poichè nessuno riesce a mettersi d’ accordo, suggerisco che ne riceviate l’ ammontare che mi chiederete.
Non c’ è limite se non la vostra capacità di restituirle.
Più ne avrete e più me ne dovrete restituire nell’ arco di un anno”.

“E che cosa avrai in cambio?” chiese la gente. “Poichè offro un servizio, ovvero la distribuzione della moneta, ho diritto ad essere pagato per il mio lavoro.

Diciamo che per 100 monete, me ne dovrete dare 105 per ogni anno di indebitamento. Le 5 in più saranno il mio ricarico che chiamerò “interesse”.

Sembrava non ci fosse altra soluzione, e il 5% sembrò una cifra ragionevole.

Bankenstein non perse tempo: stampò monete giorno e notte e per la fine della settimana era pronto.

La gente faceva la coda al suo negozio, e, dopo che le monete furono controllate dai governanti, si cominciò col nuovo sistema.

Qualcuno ne prese a prestito poche, giusto per provare come funzionava.

Scoprirono che la moneta era una cosa meravigliosa e ben presto ogni prodotto ebbe il suo prezzo in monete d’ oro o dollari.

Il valore attribuito ad ogni oggetto venne appunto chiamato “prezzo”.

Il prezzo dipendeva soprattutto dalla quantità di lavoro necessaria per produrre il bene. Se ci voleva molto lavoro, il prezzo era alto.

Se, invece, il lavoro necessario era poco, il prezzo era economico.

In una città viveva Andrea, che era l’ unico orologiaio.

I suoi prezzi erano cari perchè i clienti erano disposti a pagare per avere uno dei suoi orologi.

Ben presto un’ altro uomo si mise a fare l’ orologiaio e offrì i suoi orologi ad un prezzo inferiore per riuscire a venderli. Così anche Andrea fu costretto ad abbassare i prezzi e ben presto i due prezzi scesero.

I due orologiai furono costretti ad offrire una qualità migliore ed un prezzo inferiore per poter mantenere la clientela. In questo consisteva la pura e semplice libera concorrenza.

La stessa cosa accadde con i muratori, i trasportatori, i contabili, i contadini ed in ogni altro ramo produttivo.

I clienti sceglievano quello che a loro pareva più conveniente, poichè avevano libertà di scelta.

Non c’ erano ancora dei sistemi, come le licenze o i dazi doganali, per impedire ad altre persone di entrare nel commercio.

Lo standard di vita aumentò e rapidamente tutti si chiesero come avrebbero fatto senza il sistema monetario.

Alla fine di ogni anno, Bankenstein uscì dal suo negozio e visitò tutta la gente che gli doveva dei soldi.

Qualcuno aveva più di quello che aveva preso in prestito, ma questo significava che altri ne avevano di meno, poichè era stata emessa una quantità definita di moneta.

Quelli che avevano di più di quello che avevano preso a prestito, restituirono per ogni 100 monete 105 monete, ma dovettero continuare a prenderne in prestito per andare avanti.

Gli altri scoprirono per la prima volta che avevano un debito.

Prima di dargli altre monete, Bankenstein pignorò alcune loro proprietà e ognuno cercò di darsi da fare per trovare quelle cinque monete in più che sembravano sempre così difficili da conquistare.

Nessuno realizzò che, presa nel suo insieme, la comunità non avrebbe mai potuto soddisfare il debito finchè tutte le monete non fossero state pagate, ma anche allora sarebbero mancate quelle cinque monete in più che non erano state coniate.

Solamente Bankenstein si rendeva conto che era impossibile pagare l’ interesse – quella moneta in più che non esisteva qualcuno ce la doveva rimettere.

E’ vero che anche Bankenstein avrebbe dovuto spendere qualche moneta per le sue spese, ma non avrebbe mai potuto spendere il 5% di tutta l’ economia solo per se.

C’ erano migliaia di persone, e Bankenstein era solo uno.

Inoltre, era sempre un orafo che faceva già una discreta vita.

Nel retrobottega, Bankenstein aveva una cassaforte, e alcuni pensarono che sarebbe stato prudente lasciargli in consegna qualche moneta per costodirla.

Lui gli caricava sopra una modesta cifra per il deposito; in base alla quantita di moneta e al tempo di deposito. In cambio, al cliente rilasciava una ricevuta.

Quando un cliente andava a far spese, non portava normalmente con sè una gran quantità di monete: piuttosto pagava il negoziante rilasciandogli una delle ricevute delle monete in deposito da Bankenstein.

I negozianti riconoscevano la validità e la genuinità delle ricevute, e le accettavano con l’ idea di restituirle poi a Bnckenstein per riavere indietro le monete.

Le ricevute passavano di mano in mano al posto delle monete d’ oro.

La gente riponeva una grande fiducia nelle ricevute, e le accettava come fossero monete d’ oro. Ben presto, Bankenstein si accorse che difficilmente la gente veniva nel suo negozio per scambiare le ricevute con le monete.

Allora si disse:

“Ho con me tutte queste monete d’ oro in deposito e devo comunque lavorare duramente per guadagnarmi la vita. Non ha senso. Ci sono un sacco di persone che sarebbero disposte a pagarmi un interesse per poterle usare. Quest’ oro rimane quì fermo, inutilizzato.

E’ vero che non è mio, ma è nella mia disponibilità. Questa è la sola cosa che importa. Non ho più bisogno di coniare monete. Posso usarne un po’ di quelle che sono in deposito”.

All’ inizio cominciò prestandone solo poche per volta e con estrema cautela.

Ma, col passare del tempo, divenne sempre più disinvolto, e prestava molta più moneta.

Un giorno gli venne richiesto un grosso prestito in monete d’ oro.

Bankenstein suggerì al cliente:

“Invece di trasportare una così grande quantità d’ oro, aprirò un deposito a suo nome, e le rilascerò ricevute sufficienti per le monete depositate”.

Il cliente accettò e uscì dal negozio con una manciata di ricevute.

Aveva appena ottenuto un prestito, ma l’ oro rimaneva nella cassaforte.

Appena il cliente se ne fu andato, Bankenstein sorrise.

Poteva finalmente avere la botte piena e la moglie ubriaca. Poteva prestare oro….e rimanerne ancora in possesso.

Amici, stranieri e addirittura nemici avevano bisogno di fondi per portare avanti i loro affari e, finchè potevano offrire garanzie, avrebbero potuto prendere a prestito le somme necessarie.

Bankenstein era diventato capace di emettere prestiti per multipli del valore che effettivamente era stato depositato nella sua cassaforte….e pensare che non ne era nemmeno proprietario!

Tutto andava bene finchè i veri proprietari non avessero richiesto indietro il loro oro, e finchè fosse rimasta viva la fiducia della gente.

Bankenstein cominciò a tenere un libro dei debiti e dei crediti per ogni cliente.

Il mestiere di prestar soldi si stava rivelando molto lucroso.

Il suo livello sociale, all’ interno della comunità, aumentava di pari passo con la sua ricchezza.

Stava diventando un uomo importante che meritava rispetto.

In materia di finanze, la sua parola era come un verdetto sacro.

Gli orafi delle altre città cominciarono ad incuriosirsi sulle sue attività, e un giorno chiedettero di incontrarlo.

Lui spiegò quello che stava facendo, ma fece attenzione a sottolineare la segretezza della cosa. Se il loro piano fosse stato reso noto a tutti, la truffa sarebbe presto finita.

Si misero d’ accordo così per mantenere la più stretta segretezza sulla loro alleanza (fecero un associazione segreta).

Ognuno tornò quindi nella sua città e divenne un altro Bankenstein.

La gente ora accettava le ricevute come fossero oro colato.

Molte ricevute venivano depositate in cassaforte, come se fossero oro.

Quando un mercante voleva pagare qualcuno per la sua merce, questi scriveva semplicemente un biglietto con istruzioni per Bankenstein dove indicava a chi andavano trasferiti i fondi da prelevare sul suo conto.

Bankenstein ci metteva pochissimo a effettuare le scritture contabili da un conto ad un altro. Questo sistema divenne popolare, e questi biglietti di istruzioni vennero chiamati “assegni”.

A notte fonda, gli orafi fecero un altro incontro segreto con Bankenstein, in cui questi spiegò loro un nuovo piano.

Il giorno dopo, gli orafi organizzarono una riunione con tutti i governanti, e Bankenstein disse:

“Le ricevute di deposito che abbiamo emesso sono diventate molto popolari. Non c’ è dubbio che molti tra voi le stanno usando e che le trovano molto convenienti”.

I governanti annuirono, mentre si chiedevano dove volesse arrivare.

“Bene”, disse Bankenstein, “alcune di queste ricevute sono state copiate da dei contraffattori. Questa pratica deve finire”.

I governatori si allarmarono:
“Che possiamo fare?”.

Bankenstein replicò:

“Il mio suggerimento è di affidare innanzitutto al governo il compito di stampare le nuove ricevute su carta speciale con stampati disegni complessi, e che ogni ricevuta sia firmata dal governatore capo.

Noi orafi saremmo felici di pagare le spese di emissione, perchè risparmieremmo un sacco di tempo necessario per compilare le nostre ricevute”.

I governatori pensarono che fosse una buona idea, poichè ritenevano che fosse loro compito proteggere la gente dalla contraffazione.

Così furono d’ accordo per stampare le ricevute.

“In secondo luogo” proseguì Bankenstein, “alcune persone hanno cominciato a fare delle miniere e si coniano le loro monete d’ oro.

Suggerisco che si faccia una legge che obblighi chiunque trovi una pepita d’ oro a consegnarcela.

Naturalmente la pagheremo con le ricevute e con le monete d’ oro”.

L’ idea sembrava buona, e, senza troppo pensarci, stamparono un gran numero di ricevute nuove di pacca.

Ogni ricevuta aveva stampato un valore: 1, 2, 5, 10 dollari..etc..

Il basso costo di stampa veniva pagato dagli orafi.

Le note (ricevute) erano molto più facili da trasportare e presto vennero comunemente accettate dalla popolazione.

Nonostante la loro popolarità, queste nuove banconote e monete erano usate solamente nel 10% delle transazioni.

I documenti mostravano che le scritture contabili rappresentavano il 90% di tutti gli affari.

Era già pronta la seconda parte del piano.

Fino ad allora, la gente pagava Bankenstein per conservare le proprie ricchezze. Per attirare maggiori depositi, Bankenstein offrì un interesse del 3%.

Molti già pensavano che in effetti Bankenstein pagasse loro il 3% mentre riprestava i loro soldi al 5%, guadagnando un 2%.

Ma la gente non faceva obiezioni, poichè ricevere il 3% sui depositi era sempre meglio che pagare per l’ uso della cassaforte.

Il volume dei risparmi crebbe, e, con la moneta in più nelle casseforti, Bankenstein riusciva a prestare il doppio, il triplo e fino a nove volte il valore delle monete e delle banconote che possedeva.

Doveva stare attento a non superare le nove volte, poichè una persona su dieci, effettivamente, chiedeva indietro le monete o le banconote per usarle.

Se al momento del ritiro non c’ era abbastanza moneta come richiesto, la gente diveniva sospettosa, specialmente perchè i loro estratti conto mostravano la quantità depositata.

Nonostante ciò, sui 900 dollari che Bankenstein creava con le false scritture contabili, riusciva a percepire fino a 45 dollari di interessi, ovvero il 5% di 900 dollari.

Quando il prestito veniva ripagato, assieme all’ interesse, ovvero 945 dollari, i 900 dollari venivano cancellati dalla colonna dei debiti, e Bankenstein si teneva i 45 dollari di interesse.

Lui pagava il 3% a chi gli aveva depositato i 100 dollari effettivamente in cassaforte, ovvero 3 dollari, e, in cambio, inventandonese 900, ne guadagnava 45, con un netto di 42 dollari.

Insomma, per ogni 100 dollari depositati, Bankenstein era capace di guadagnarne 42, mentre la gente pensava ne guadagnasse soltanto 2.

Anche gli altri orafi-Bankenstein facevano la stessa cosa.

Creavano monete dal nulla, con un tratto di penna sulle scritture contabili, e ci si facevano pagare sopra gli interessi.

In realtà non coniavano davvero altra moneta, poichè era il governo che stampava le note e le monete e poi le dava agli orafi per distribuirle.

L’ unica spesa di Bankenstein era la minima spesa tipografica.

Ma gli orafi creavano crediti dal nulla, e su questi si facevano pagare gli interessi.

La maggior parte delle persone pensava che la fornitura di moneta fosse una operazione del governo. Essi pensavano anche che Bankenstein prestasse loro la moneta effettivamente depositata da qualcun altro.

Ma la cosa strana era che nessun deposito diminuiva, nonostante venissero fatti dei prestiti.

Se tutti fossero corsi allo sportello a ritirare i propri soldi, la frode sarebbe saltata agli occhi.

Quando veniva richiamato un prestito, in banconote o monete, non c’ erano problemi.

Bankenstein semplicemente spiegava ai governanti che l’ aumento della popolazione e della produzione richiedeva più banconote, e così le otteneva pagando le minime spese di stampa.

Un giorno, un uomo sapiente andò da Bankenstein e disse:

L’ interesse che Lei chiede è sbagliato. Per ogni 100 dollari che emette, ne chiede indietro 105. I 5 in più non potranno mai essere pagati, perchè non esistono.

I contadini producono cibo, le industrie producono beni manifatturieri, e così via, ma solamente Lei produce monete.
Supponiamo che ci siano solo due imprenditori in questo paese, e che tutti gli altri siano impiegati.

Ognuno dei due prende a prestito 100 dollari, ne paga 90 di stipendi e spese varie e gli rimangono 10 dollari di profitto (il loro stipendio).
Questo significa che il potere di acquisto totale è 90 + 10 dollari per due, ovvero 200 dollari.

Ma per ripagarvi, occorre vendere tutta la produzione per 210 dollari.

Se uno dei due vende per 105, l’ altro non potrà che vendere per 95, e una parte della merce rimarrà invenduta, poichè non v’ è moneta per acquistarla.
Il secondo imprenditore rimane così in debito ocn voi per 10 dollari, e potrà ripagarvi solo prendendone a prestito ancora.

Questo sistema è impossibile!”.

L’ uomo continuò:

“Dovreste emettere 105 dollari, 100 per me e 5 per voi da spendere. In questo modo ci sarebbero 105 dollari in circolazione, e il debito potrebbe essere ripagato”.

Bankenstein ascoltò attentamente, e alla fine disse:

“L’ economia finanziaria è una materia complessa, caro ragazzo. Ci vogliono anni di studio. Lascia che mi occupi io di queste materie e tu pensa agli affari tuoi.

Tu devi diventare più efficiente, devi aumentare la produzione, tagliare le spese e diventare un uomo d’ affari migliore.

Sarò sempre disposto ad aiutarti su questa strada”. L’ uomo se ne andò, ma non era convinto.

C’ era qualcosa che non tornava nelle operazioni di Bankenstein, e si era reso conto che le sue domande erano state aggirate.

Certo, molta gente rispetta la parola di Bankenstein:

“E’ un esperto, gli altri devono aver torto.

Guardate come si è sviluppato il paese, come la nostra produzione è aumentata…dobbiamo considerarci ricchi”.

Per coprire l’ interesse della moneta che avevano preso a prestito, i commercianti erano costretti ad aumentare i prezzi.

I dipendenti si lamentavano che le paghe erano insufficienti, e i datori di lavoro rifiutavano di aumentare gli stipendi, dicendo che sarebbero andati in rovina.

I contadini non riuscivano ad ottenere un giusto prezzo per i loro prodotti.

Le massaie si lamentavano che il cibo era troppo caro.

Alla fine alcuni fecero sciopero, una cosa sino ad allora sconosciuta.

Altri venivano colpiti dalla povertà e nemmeno i parenti riuscivano più ad aiutarli.

La maggior parte si era scordata del vero valore delle cose che aveva intorno….il suolo fertile, le grandi foreste, i minerali e il bestiame.
Tutti pensavano solo ai soldi, che sembravano sempre troppo scarsi.

Ma la gente non metteva mai in dubbio il sistema, e pensava che fosse il governo a gestirlo.

Alcune persone si misero assieme, accomunando i soldi che avevano in eccesso e crearono delle società di finanziamenti e prestiti.

In questo modo, poterono richiedere il 6% di interessi, che era di più del 3% richiesto da Bankenstein.

Ma loro potevano solo prestare il denaro che avevano, e non disponevano del magico potere di Bankenstein di crearlo dal niente, semplicemente falsificando le scritture contabili.

Queste società finanziarie infastidivano in qualche modo Bankenstein e i suoi compari, così questi ultimi misero su delle società simili per conto loro.

Per la maggior parte acquistarono le società concorrenti, o ne assunsero il controllo, in modo che tutto il mercato del credito fosse in mano loro (monopolio).

La situazione economica peggiorò.

I dipendenti erano convinti che i loro capi facessero troppi profitti.

I proprietari dicevano che i lavoratori erano troppo pigri e che non lavoravano onestamente.

Ognuno dava la colpa all’ altro.

Il governo non riusciva a trovare una risposta, mentre il problema immediato diventava di prendersi cura di chi era colpito dalla povertà.

I governanti cominciarono a creare degli schemi di assistenza sociale, e promulgarono leggi che obbligavano la gente a contribuire.

Questo fece arrabbiare parecchia gente che pensava che la carità dovesse essere un atto volontario.

“Queste leggi non sono altro che una rapina legalizzata. Prendere qualcosa a qualcuno contro la sua volontà, al di là della scopo per cui lo si faccia, non è differente dal rubare”.

Ma ognuno si sentiva indifeso ed era terrorizzato dalla possibilità di finire in galera se non avesse pagato.

Gli schemi di assistenza sociale sembravano dare un qualche sollievo, ma ben presto il problema si ripresentò e fu necessario raccogliere altri soldi.

Il costo di questo assistenzialismo aumentava di pari passo con la dimensione dell’ amministrazione burocratica.

Molti governanti erano persone sinceramente orientate a fare del loro meglio.

Questi non amavano chiedere ancora più soldi al loro popolo e, alla fine, risolsero di prenderlo a prestito da Bankenstein e dai suoi compari.

I governanti non avevano idea di come ripagare i debiti contratti.

I genitori non poterono più ripagare i maestri dei loro bambini, nè i dottori.

Gli operatori dei trasporti cominciavano a fallire.

Alla fine il governo venne costretto ad assumersi tutti questi servizi ad uno ad uno. Insegnanti, dottori e altri divennero dipendenti pubblici.

Pochi erano soddisfatti del loro lavoro: essi avevano ora uno stipendio assicurato, ma perdevano la loro identità.

Erano diventati i piccoli ingranaggi di una macchina gigantesca.

Non c’ era più spazio per l’ iniziativa personale, per un riconoscimento dei meriti: lo stipendio era prefissato, e le promozioni arrivavano solo se andavano in pensione o se morivano i loro superiori.

Nella più completa disperazione, i governanti chiesero consiglio a Bankenstein.

Infatti lo consideravano come un saggio, e questi sembrava sapere sempre come risolvere i problemi monetari.

Bankenstein li ascoltò mentre essi illustravano i loro problemi, e alla fine disse:

“Molta gente non è capace di risolvere da se i loro problemi, e hanno bisogno di qualcuno che lo faccia per loro. E’ ovvio che siete d’ accordo sul fatto che la maggior parte della gente ha il diritto di essere felice e di essere fornita con i beni essenziali per vivere.

Uno dei nostri detti è che tutti sono uguali, o no? Bene, l’ unico modo per bilanciare la situazione è di prendere la ricchezza dai ricchi e darla ai poveri.

Introducete un sistema di tassazione.

Più uno guadagna, più deve pagare.

Raccogliete le tasse da tutti secondo la loro capacità e datele a tutti secondo i loro bisogni. Le scuole e gli ospedali saranno gratuiti per coloro che non potranno permetterseli”.

Bankenstein fece un bel discorso infarcito di alti ideali e concluse:

“A proposito, ricordatevi che mi dovete dei soldi. E’ da un po’ che mi avete chiesto dei prestiti.

L’ unica cosa che posso fare per aiutarvi è di chiedervi di ripagare solo l’ interesse. Il capitale rimarrà lì fermo”.

I governanti se ne andarono senza riflettere a fondo sulle considerazioni di Bankenstein, ed introdussero la tassa progressiva sul reddito.

Più uno guadagnava, e più pagava.

Questo sistema non piaceva a nessuno, ma o pagavano o finivano in prigione.

I commercianti furono costretti ad aumentare ulteriormente i loro prezzi.

I dipendenti chiesero stipendi più alti, costringendo gli imprenditori più deboli a chiudere, o a rimpiazzare i lavoratori con delle macchine.
Questo causò ancora più disoccupazione, che costringeva il governo ad aumentare lo stato sociale e gli interventi assistenziali.

Vennero introdotti dazi doganali e altri sistemi protezionistici, allo scopo di tenere a galla qualche industria per mantenere un minimo di occupazione.
Alcuni cominciarono a chiedersi se lo scopo della produzione fosse quello di produrre merci, o semplicemente di offrire assunzioni.

Mentre le cose peggioravano, cercarono di attuare il controllo degli stipendi, dei prezzi e di quant’ altro.

Il governo cercò di aumentare le tasse in tutti i modi possibili.

Qualcuno notò che su un filone di pane, dal grano del contadino fino al fornaio, c’ erano più di cinquanta tasse.

Arrivarono gli “esperti”, e qualcuno andò al governo.

Ma, nonostante le annuali riunioni, non riuscivano ad ottenere niente, a parte gli articoli di stampa che dicevano che le tasse andavano “ristrutturate”, ma alla fine aumentavano sempre.

Bankenstein cominciò a richiedere indietro gli interessi “dovuti”, e una fetta sempre maggiore del prodotto interno lordo andava sprecato nel ripagamento della sua truffa contabile (In Italia siamo circa al 106% di debito pubblico rispetto al PIL; cioè produciamo 100, ma siamo indebitati con la BCE per 106).

Si formarono quindi dei partiti politici, e la gente cominciò a chiedersi chi poteva meglio risolvere i suoi problemi.

I partiti parlavano di tutto; delle personalità, degli ideali, delle ideologie, di tutto, fuorchè del vero problema.

I Comuni cominciarono ad avere delle difficoltà.

In una delle città, l’ interesse sul debito era superiore alle tasse raccolte in un anno. Attraverso il paese, l’ interesse non pagato aumentava.

L’ anno dopo, venivano calcolati gli interessi sull’ interesse, incrementando ulteriormente il debito.

Lentamente, ma inesorabilmente, la ricchezza del paese diventava possesso o era sotto il controllo di Bankenstein e della sua cosca; parallelamente molta gente ne diveniva schiava.

Ma il controllo sulla gente non era ancora completo, e i malviventi non sarebbero stati al sicuro finchè non lo fosse stato.

La maggior parte delle persone che osavano opporsi, poteva essere silenziata attraverso la pressione finanziaria oppure venendo ridicolizzata.

Per ottenere questo scopo, la cosca di Bankenstein comprò la maggior parte dei giornali, delle radio e delle televisioni, selezionando accuratamente le persone che vi avrebbero lavorato.

Molte persone avevano un sincero desiderio di migliorare il mondo, ma non realizzavano di essere strumentalizzate.

Si occupavano sempre degli effetti dei problemi della gente, trascurandone le cause.

C’ erano vari giornali: Uno per la destra, uno per la sinistra, uno per i salariati ed uno per i padroni…e così via.

Non aveva molto significato a quale gruppo uno appartenesse: l’ importante era di non parlare dei problemi “veri”, glissando attraverso discussioni e dibattiti “di facciata” tra opposte ideologie.

Il piano di Bankenstein era quasi completo. Tutta la nazione era indebitata con lui.

Attraverso l’ educazione e i media, Bankenstein controllava la mente delle persone.

Queste potevano pensare solo quello che decideva lui.

Quando un uomo ha più soldi di quanti ne possa spendere per soddisfare i suoi piaceri, che cosa ancora lo può eccitare?

Per quelli che hanno la mentalità della classe dirigente la risposta è: il potere….il puro potere dell’ uomo sull’ uomo.

Anche gli idealisti venivano assunti nei media e nel governo, ma i veri camerieri che Banknstein cercava, erano quelli con la mentalità della classe dirigente.

La maggior parte degli orafi avevano scelto questa strada. Essi conoscevano l’ eccitazione della grande ricchezza, ma non ne erano più soddisfatti.

Avevano bisogno di una sfida più eccitante, e il gioco finale era il potere sulle masse.

Essi credevano di essere superiori a tutti gli altri: “E’ nostro dovere e nostro diritto governare.

Le masse non sanno cosa è bene per loro.

Hanno bisogno di essere inquadrate e organizzate. Governare è il nostro diritto di nascita”.

Attraverso tutto il paese, Bankenstein e i suoi picciotti possedevano molti uffici di prestito.

Certo, erano di proprietà privata ed erano separati l’ un l’ altro.

In teoria erano in concorrenza tra di loro, ma in realtà lavoravano gomito a gomito.

Dopo aver convinto alcuni governanti, misero su una istituzione che chiamarono “Banda centrale”.

Non usarono neppure i loro soldi per crearla: crearono del credito utilizzando i depositi della stessa popolazione.

Questa istituzione aveva la sembianza di una operazione del governo tesa a regolare la fornitura della moneta, ma, stranamente, nessun funzionario pubblico venne mai ammesso nel consiglio di amministrazione.

Il governo non prendeva più a prestito direttamente da Bankenstein, ma cominciò ad usare un sistema di cambiali che scontava presso la Banda Centrale.
I Buoni del Tesoro offerti ai cittadini non erano altro che la promessa di future tasse da riscuotere dai cittadini stessi.

Questo era confacente al piano di Bankenstein:

Far si che la sua rapina sembrasse una operazione governativa.

Ma, dietro le scene, il burattinaio era sempre lo stesso.

Indirettamente, Bankenstein aveva un tale controllo sull’ operato del governo che quest’ ultimo non aveva più scelta.
Bankenstein amava dire in privato:

“Datemi il controllo della moneta di una nazione, e non mi fregherà più niente di chi fa le leggi”.

Non aveva alcuna importanza quali fossero i governanti di volta in volta eletti. Bankenstein aveva il controllo della moneta, la linfa vitale della nazione.
Il governo otteneva i soldi, ma ogni volta veniva caricato l’ interesse su ogni prestito.

Sempre più risorse venivano bruciate in progetti assistenzialisti e, ben presto, il governo non fu più nemmeno in grado di pagare l’ interesse, figuriamoci il capitale!!

Ancora si trovavano delle persone che si ponevano la domanda:

“La moneta è una creazione dell’ uomo.

Non può essere aggiustata per servire l’ uomo, invece di comandarlo?”

Ma queste persone diminuivano sempre di più, e le loro voci si perdevano nel folle trambusto per l’ interesse inesistente.

Le amministrazioni cambiavano, i partiti cambiavano di nome, ma le politiche restavano uguali.

Al di là di qualsiasi governo che fosse al “potere”, l’ obiettivo di Bankenstein si avvicinava sempre di più, ogni anno che passava.

Le politiche della gente non contavano niente.

Il popolo veniva tassato al limite, non poteva pagare di più. Era giunto il momento dell’ ultima mossa di Bankenstein.

Il 10% della moneta, era infatti ancora sotto forma di banconote e monete.

Queste dovevano essere abolite in modo da non destare sospetti.

Finchè la gente usava il contante, essa era libera di acquistare quello che voleva, mantenendo ancora un qualche controllo sulla propria vita.

Andare in giro con somme in contanti non era abbastanza sicuro, data la povertà e la disperazione diffusa, causate dalla cosca di Bankenstein: si poteva essere anche rapinati da qualcun altro!

Gli assegni non venivano accettati al di fuori della comunità locale, e quindi si doveva pensare ad un sistema più efficiente per sostituire il contante.
Ancora una volta, Bankenstein aveva pronta la risposta.

La sua cosca creò una carta di plastica personalizzata, che mostrava il nome, la foto e un numero di identificazione del portatore.

Ogni volta che questa carta veniva presentata, il negoziante telefonava al computer centrale per controllarne il credito.

Se era a posto, la persona poteva fare acquisti fino ad un certo importo.

All’ inizio le persone vennero autorizzate a spendere una piccola somma, e se questa veniva ripagata entro il mese, non veniva addebitato alcun interesse.
Questo poteva andar bene per il dipendente, ma l’ uomo d’ affari come poteva fare?

Egli doveva acquistare macchinari, materie prime, pagare i dipendenti, etc..etc…

Vendendo poi i prodotti, ripagava il credito utilizzato.

Se un mese non ce la faceva, gli veniva caricato un interesse di 1,5% al mese. In un anno, l’ interesse composto superava il 18%.

Agli uomini d’ affari e agli imprenditori non rimaneva che la possibilità di aggiungere questo costo al prezzo finale dei loro prodotti.
Anche se questa moneta con il relativo interesse (circa il 18%) era stata creata dal niente.

In tutto il paese, agli imprenditori venne addossato il compito impossibile di ripagare i 100 dollari presi a prestito con 118 dollari, di cui 18 non erano mai esistiti.

Ma sia Bankenstein, sia i suoi picciotti, acquistavano sempre più prestigio nella società.

Venivano considerati come pilastri di rispettabilità, dei veri e propri uomini d’ onore.

Le loro affermazioni sulle questioni finanziarie ed economiche venivano seguite con fede religiosa. Sotto il fardello di tasse sempre maggiori, molte piccole imprese collassarono.

Per effettuare delle attività venivano richieste licenze specifiche; chi non le aveva non poteva reinserirsi.

Bankenstein controllava tutte le grandi società che avevano centinaia di filiali e sussidiarie.

Queste sembravano in concorrenza tra loro, ma lui le controllava tutte.

Gli eventuali concorrenti venivano sistematicamente eliminati.

Gli elettricisti, gli idraulici, i tappezzieri, tutti subirono lo stesso fato.

Vennero fagocitati dalle società giganti di Bankenstein che ricevevano i sussidi governativi.

Bankenstein aveva fortemente voluto le carte di credito per eliminare i contanti; una volta che questi fossero spariti, solo chi possedeva la carta di credito poteva sopravvivere.

Egli pianificò che chiunque avesse perso la carta di credito, sarebbe stato impossibilitato a vendere o ad acquistare qualsiasi cosa, fino a quando non fosse stato in grado di dimostrare la propria identità.

Per questo propose una legge che imponeva a tutti di fare un tatuaggio di identificazione sulla mano (nel passato, il tatuaggio sul braccio non aveva raccolto molto favore), un tatuaggio rilevabile da uno speciale lettore collegato al computer.

Ogni computer sarebbe stato collegato al computer centrale di modo che, di ognuno, si potesse sapere dov’ era e che cosa stesse facendo in qualsiasi momento.

Liberamente tratto e adattato da una traduzione di Marco Saba.

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