X

I ricchi e i poveri hanno punti di vista diversi

“L’economia tedesca è tornata a essere molto competitiva. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma in Germania c’è stata una vera rivoluzione. Sembrava un paese rigido, incapace di modificare il suo mercato del lavoro. Poi il governo si è fatto coraggio e l’Ig Metall, il principale sindacato, ha deciso di accettare la logica della flessibilità: lavorare più a lungo e guadagnare meno”

Queste parole le ha pronunciate nel 2006 Jim O’Neil, managing director e capo economista della Goldman Sachs, durante il tradizionale meeting di Davos. Mentre le diceva, in quei precisi istanti, O’Neil stava guadagnando migliaia di euro (quelli come lui percepiscono stipendi che si aggirano intorno ai 10 milioni di euro l’anno). Qui in Italia non è arrivata notizia di queste parole. Così come nessuna testata blasonata parla di altre dichiarazioni, ancora più inquietanti e significative, di un certo Milton Friedman. Su Corriere, Repubblica, Fatto Quotidiano, Sole24 ore e via discorrendo è molto difficile trovare riferimenti precisi a questo noto economista americano, fautore dell’iperliberismo che sta proletarizzando e schiavizzando la classe media e portando avanti una terza guerra mondiale di cui parla anche Elido Fazi nel suo ultimo libro (“La terza guerra mondiale”, appunto).

Friedman, fermo sostenitore del libero mercato come dogma assoluto e dell’abbattimento di ogni controllo sulla cosiddetta “finanza casinò”, poco prima che esplodesse la tanto nominata “crisi globale”, non a caso arguì:“Solo una crisi, reale o percepita, può cambiare davvero le cose”. Questa riflessione è ripresa anche nel libro Shock Economy (2007) di Naomi Klein e conferma che non stiamo facendo del facile complottisimo o dell’improvvisata dietrologia speculativa. C’è un disegno preciso che ci stanno tracciando intorno come un recinto invisibile, mentre ci dicono che siamo liberissimi di scaricare il nuovo IOs per il nostro I-Pad.

Voi che studiate nelle facoltà di economia, avete mai sentito parlare di Friedman? Ne avete mai discusso con i vostri professori tra una formuletta imparata a memoria ed un esercizietto di bilancio? E nelle scuole medie superiori? Vabè, parliamo di fantascienza. Anzi di fanta-istruzione. Ma il vero dramma è che informazioni così vitali per comprendere perché dobbiamo rinunciare al nostro futuro e vivere in un presente sempre più misero, se non sai cercarle, non ti vengono date. Devi essere già predisposto ad un certo tipo di letture. Altrimenti, la stampa di massa, così come l’istruzione di massa, non si preoccupano di parlare di determinati argomenti. Non accennano nulla sulla “Shock Economy”, la strategia del trauma perpetuo che vi riempie di botte psicologiche giornalmente per poi imporvi soluzioni che, al confronto delle mazzate stordenti che prendete, rappresentano un autentico sollievo.

LA SHOCK ECONOMY

Immaginate di veder irrompere in casa vostra un commando di terroristi. Entrano nella vostra camera da letto mentre dormite, vi riempiono di botte, vi mettono un bavaglio e poi vi infilano un sacco in testa. Vi prendono di forza e vi gettano in un furgone, continuando a pestarvi, curandosi però di non esagerare e di mantenervi vigili. Scendete dal furgone, venite posizionati in un hangar e continuate a prenderle. Ora vi urlano contro anche delle minacce di morte, vi dicono che vi sgozzeranno come maiali e che posteranno il video su youtube. Naturalmente siete terrorizzati, quasi sicuramente ve la siete già fatta sotto e state piangendo come pupi. Siete quindi in stato di shock. Ma perché? Perché non sapete cosa vi sta succedendo. Se foste i figli annoiati di un riccone ed organizzaste un finto rapimento con i vostri amici. Se sapeste che si tratta solo di una messa in scena per spaventare i vostri genitori e costringerli a pagare un riscatto, altrettanto naturalmente, non vi trovereste affatto in stato di shock. Al massimo sareste tesi, nervosi ma non in stato di shock. Come mai? Per il semplice fato che sapreste il motivo di quello che vi sta capitando. Per questo l’informazione, il sapere cosa succede, rappresenta l’unico modo per non subire gli effetti del terrorismo psicologico e la conseguente accettazione del men peggio o del peggio assoluto.

TATTICA FIN’ORA VINCENTE

Simula una crisi, convinci tutti che non ci sono più soldi, che il Pil non cresce per colpa del debito pubblico, che il lavoro non c’è più perché, nel giro di qualche giorno, si è deciso che improvvisamente servivano rigore, austerity, lacrime, sangue, tagli, contro tagli e rinuncia ad un numero considerevole di diritti. “Lovorare di più e guadagnare di meno”. Perché? Ufficialmente per essere “più competitivi”, in realtà per favorire il completamento del disegno neoliberista: un mondo governato da ricchissimi ed ingordissimi manager finanziari. Non c’è altro, signori. Credevate che gli integralisti fossero solo religiosi? No no: esistono anche quelli che si occupano di economia e finanza (i cosiddetti “tecnici”) e non hanno sciabole e kalashnikov ma smoking ed auto di lusso. Vi uccidono ma lo fanno molto più lentamente ed in maniera molto più subodola rispetto ai jihadisti. Per ora sono riusciti a fare in modo che nessun politico di spicco osi parlare di reintrodurre la differenziazione tra banche tradizionali e banche che giocano d’azzardo (anche con i fondi pubblici). Non è poco, anzi: è molto di più di quanto abbia fatto la politica internazonale dal dopoguerra ad oggi.

Se ci pensate è tutto li il nodo, ma i giornali che leggono le masse non lo dicono con la necessaria insistenza. Il Corriere della Sera preferisce regalarvi due paginone sul festino mitologico organizzato da un trentaduenne ciociaro. La Repubblica vi racconta che secondo Monti: “E’ necessario tagliare subito gli sprechi per recuperare credibilità sui mercati”. Ma scusate: per gli “sprechi” di chi guadagna un miliardo di dollari in un giorno (come George Soros nel 1992 grazie ad un’operazione speculativa sulla sterlina) perché nessuno si scandalizza? Degli “sprechi” delle banche americane che hanno visto rimpinguarsi le casse svuotate dai loro giochetti d’avarizia e di stoltezza grazie ai fondi pubblici (e quindi ai cittadini ai quali ora chiedono sacrifici) perché non ne parliamo con tanta insistenza? Semplice: perché ci sarebbero molti meno scioccati e quindi molta meno carne da macello da sacrificare.

UN’UNICA DOMANDA DA FARE A MONTI

Chi vi scrive è solo un giovane giornalista indipendente ma, chissà, magari qualche collega più importante ed "ammanigliato" del sottoscritto riuscirà a porre al mitico Mario Monti una semplicissima domanda:"Caro Premier, ci spiega come mai, dalla sera alla mattina, le stesse agenzie di rating che hanno dato AAA+ a Leman Brothers fin quando non è fallita, le stesse che hanno valutato come affidabilissimi i tristemente noti subprime, hanno poi deciso che il debito Italiano non era più sicuro e che bisognava ripagarlo tutto e subito? Anche a costo di uccidere la nostra economia e ridurre in miseria fette crescenti di popolazione? E come mai, lei e tutti gli altri leader europei, vi siete piegati senza batter mezzo ciglio a queste indicazioni? Perché agite tutti allo stesso modo e dite tutti le stesse cose? E lei, la pensa come Jim O’Neill?". Lo so: la domanda doveva essere una ma il senso di tutti questi micro-quesiti è sempre lo stesso: questi signori pensano che siamo tutti totalmente cerebrolesi? Probabilmente si e, altrettanto probabilmente, noi diamo loro ogni giorno conferma che alla fine, tutto sommato, è così.
http://www.you-ng.it/news/economia/item … parla.html

grandeindio:

Questo sito web utilizza i cookies.